Sabato pomeriggio è andato in onda il manifesto del maschio italiano, sponsorizzato da mamma Rai coi soldi dei contribuenti, all’interno di un programma “Parliamone sabato” condotto da una donna, Paola Perego (ora chiuso per decisione dell’azienda). Una sorta di pubblicità (neanche tanto) occulta su come le donne dell’est Europa siano meglio delle italiane.

Il livello dei contenuti della puntata è talmente basso da fondarsi sul modello trito e maschilista per cui quando si parla di donne si ragiona di culi e tette, sesso e tradimento, portandosi a una levatura da seconda media. E’ un ragionare a scatola chiusa, per stereotipi da esseri primordiali che vedono nella donna un contenitore asservito alle loro esigenze e richieste; è fare chiacchiere da spogliatoio alla maniera di Pierino in un programma su una rete pubblica, pubblicizzando senza il minimo pudore intellettuale il modello che ogni giorno, senza sosta, le donne si sforzano di combattere.

E invece di abbracciare la stessa battaglia, la Rai chiama un Fabio Testi qualunque, scelto per sfoggiare l’aria da playboy imperituro, per consacrare il proclama per cui uomini e donne non potranno mai sostare su un piano equo.

Le donne dell’est Europa sono migliori perché: “dopo un figlio mantengono un fisico marmoreo, sono sempre sexy e non indossano pigiamoni, perdonano il tradimento, fanno comandare l’uomo e non frignano”. Testi riporta anche la storia di un amico la cui fidanzata russa per il suo compleanno gli ha regalato un ménage à trois in un bordello. Insomma le donne dell’est so’ moderne. E noi italiane, beh, noi siamo antiche come il Colosseo.

Il problema non è la provenienza geografica, ma il tele marketing in favore di un certo tipo di uomo. Analizziamo cos’è che vuole quel tipo di uomo andato in onda in Italia nel 2017.

Quell’uomo vuole una donna che sia insieme madre e puttana. Una figura insomma che risponda tutti i giorni alle esigenze dei suoi occhi mostrandosi sexy e in forma, che sia disposta a soddisfare ogni voglia sessuale anche dividendolo con altre, e che mostri contrizione nel caso in cui l’uomo faccia cilecca, perché naturalmente la colpa sarebbe da imputare a lei. Nel contempo la tigre del materasso deve aspirare a quell’immagine che mai sbiadisce di regina della casa e da eccellente madre indulgente e rassicurante qual è, resti al suo fianco anche quando l’uomo-bambino viene scoperto in flagrante tradimento.

Facile donne, no? In pratica, in un colpo solo, in una manciata di minuti, in Rai hanno tentato di distruggere l’anelito delle donne ad essere riconosciute come menti e persone paritetiche, a vantaggio di un uomo che esige niente di più che un essere senza volontà, nato per servirlo.

La verità è un’altra, chiara quanto la perseveranza nel voler schiacciare le donne: una parte di uomini, un confronto alla pari, non se lo possono permettere. E misurarsi a livello intellettuale e culturale con una persona che non supplica ma decide, è qualcosa che li destabilizza. Per certi uomini le donne rimangono recipienti vuoti in cui scaricare il seme. Il disprezzo per quelle donne che rifiutano loro il diritto auto-proclamato ad essere zar è palese e langue nelle pieghe di una società cosiddetta ‘moderna’.

Nel 2017 non solo è ributtante che sia stato veicolato questo genere di messaggio ma è il segnale che non si può mai abbassare la guardia, non solo per noi donne adulte ma per le nostre figlie. Perché se è vero che certi uomini sono duri a morire anche alla decima generazione, la nostra battaglia più grande come madri di femmine è quella di formarle in modo che quando si troveranno davanti alla nuova versione di vitellone, sappiano andare oltre il loro presunto ‘charme’ e li scansino come la peste.