Uno dei crateri dell’Etna, in eruzione da martedì 14 marzo, è esploso ferendo dieci persone, colpite da materiale piroclastico mentre si trovavano sul Belvedere del vulcano, a 2700 metri d’altitudine. Tra loro ci sono escursionisti, guide, un vulcanologo salito in quota per osservare gli sviluppi dell’eruzione e una giornalista della Bbc. Sei delle persone rimaste ferite sono attualmente ricoverate per contusioni e traumi, ma non sono in pericolo di vita.

Secondo le prime ricostruzioni, l’esplosione è stata provocata dall’incontro della colata lavica con un’abbondante sacca di neve presente sul versante meridionale del vulcano. Il magma, facendo sciogliere la neve, ha provocato l’evaporazione quasi istantanea dell’acqua, con conseguente esplosione di lapilli di lava e frammenti di roccia incandescente.

Queste esplosioni “freato-magmatiche” sono in realtà “in parte attese in queste situazioni”, ha spiegato il vulcanologo Marco Neri dell’Ingv di Catania. “La neve sciolta vaporizza ed esplode sotto la colata, e così i frammenti di lapilli di lava sono proiettati in tutte le direzioni: se qualcuno è troppo vicino, viene colpito. Come è accaduto oggi”.

Boris Behncke, il vulcanologo dell’Ingv coinvolto nell’incidente, ha commentato l’esperienza su Facebook: “Sto assai bene e mi sto calando una meritata birra”, ha scherzato. Rebecca Morelle, la giornalista della Bbc che si trovava sul vulcano per lavoro, ha scritto su Twitter che è “stata una esperienza che non vorrò mai ripetere”.

Si registrano due colate laviche oltre all’attività di tipo stromboliano – ovvero con espulsioni di lapilli e materiale lavico – sulla sommità del vulcano. Il forte vento d’alta quota potrebbe spostare la cenere lavica verso l’aeroporto di Catania, e per questo l’Unità di crisi dello scalo ha deciso, per precauzione, di ridurre fino alle 9 di venerdì il flusso degli aerei in arrivo, limitandolo a cinque movimenti orari contro la media di dieci. Il flusso degli aerei in partenza resta invece regolare.