Che necessità c’era di assumere un super consulente per arrivare a presentare, dopo 9 mesi dall’insediamento della giunta Raggi, un “Piano rom” inutile, inefficace, irrealistico e peraltro così simile allo sciagurato “Piano Nomadi” della giunta Alemanno?

E’ la domanda che suscita la lettura dell’ultima versione del “Piano per l’inclusione dei rom” che, salvo rinvii, verrà deliberato dalla Giunta della Capitale nelle prossime settimane. Le similitudini con il “Piano Nomadi” di Alemanno sono davvero tante a partire dall’approccio fondato sulla costruzione di un modello che, scrematura dopo scrematura, assottiglia il numero dei beneficiari nella convinzione che i non meritevoli si dissolvano. E’ il severo modello sociale della destra romana, fotocopiato dalla Giunta Raggi, che non sostiene in base al bisogno ma secondo criteri legati a presunti meriti. Lo stesso che galleggia nella melma dell’ipocrisia prendendosela con i rovistatori invece di combattere la povertà.

Procediamo nel dettaglio delle scremature previste.

Prima scrematura. A Roma i rom in emergenza abitativa sono 7.500 e l’intervento del Comune di Roma riguarderà solo quelli presenti negli insediamenti istituzionali, pari a 5.300 unità. I 2.200 rom che vivono in ricoveri di fortuna continueranno a farlo. Per loro non è previsto nulla se non lo sgombero da un punto all’altro della città.

Seconda scrematura. Dei 5.300 rom rimasti, verranno esclusi dal Piano gli apolidi di fatto e quanti non in regola con i documenti, pari a circa il 20% del totale. Ne resteranno 4.300 mentre il migliaio di esclusi, senza documenti, migreranno unendosi ai 2.200 di cui sopra.

Terza scrematura. Un Tavolo istituzionale opererà un’ulteriore selezione individuando: nuclei che avevano fatto richiesta per un alloggio, famiglie con residenza anagrafica, nuclei disponibili alla partecipazione a piani individualizzati di inclusione subordinandoli all’adempimento degli obblighi scolastici (norma già in passato giudicata discriminatoria perché disposta solo per i rom). Qui la sforbiciata è più ampia e, calcolatrice alla mano, si prevede che alla fine non rimarranno più di 1.500 unità.

Degli altri, poco importa; lo scarto non serve. Se bisogna scremare l’importante è sceglierne pochi ma buoni!

Ai 1.500 beneficiari verrà proposto di uscire dal circuito assistenziale attraverso la proposta del superamento del campo? Sì, uscendo dalla porta ma entrando dalla finestra. L’illuminato consulente – ovvero Monica Rossi, esperta di tematiche relative ai rom arruolata nello staff dell’assessora Baldassarre a 30mila euro l’anno – riprendendo le intuizioni del soggetto attuatore dell’allora “Piano Nomadi” della Giunta di Alemanno, ha previsto per loro centri di accoglienza o camping. In attesa che trovino lavoro e si sistemino in autonomia.

Il metodo della “scrematura”, quello dei “pochi ma buoni”, condurrà a due risultati certi: 6.000 baraccati, molti dei quali privi di documenti, si ritroveranno a vagare per la città e dal container passeranno alla baracca di cartone; saranno aperte strutture di accoglienza per 1.500 rom con un costo annuo stimato superiore ai 10 milioni di euro. “Utilizzeremo fondi europei”, assicurano dall’assessorato come se non fosse denaro pubblico uscito dalle nostre tasche.

E così dopo nove mesi di attesa, tra promesse e rassicurazioni, il problema delle baraccopoli romane invece di risolversi, si aggrava. Il Piano della Giunta Raggi è un film dal finale già visto: porterà ad una frammentazione delle comunità con la ripresa di un ciclo di occupazioni abusive, nuove baraccopoli, sgomberi. Torneranno a lievitare i costi del nuovo “sistema di accoglienza a 5 Stelle” che, nel passaggio al camping o al centro di accoglienza, attirerà gli speculatori del sociale. Non combatterà la povertà ma colpirà i poveri.

Risale al maggio 2015 una conferenza sull’inclusione dei rom che organizzammo in Campidoglio e nella quale il professore Vitale, venuto da Parigi, raccomandò: “Se il nuovo corso delle politiche comunali inizia con una rottura traumatica, come una scrematura degli aventi diritto a un’alternativa abitativa, tutto il resto è compromesso. Sappiamo bene per esperienza che nulla è più traumatico, nelle politiche in direzione delle minoranze, che introdurre dei criteri di selezione che scremano i futuri beneficiari rispetto agli attuali aventi diritto. Spacca il gruppo, suscita reazioni fortissime, compromette i legami creati tra Amministrazione, Terzo Settore e famiglie, in breve distrugge il capitale di fiducia cumulato”.

Mai parole furono così vere, ma anche così inascoltate da parte di una Giunta che, sulla “questione rom”, sta rivelando la sua vera anima.