Un taglio del budget per le intercettazioni pari almeno al 50 per cento. Il governo ha presentato un emendamento al ddl Penale per ridurre i fondi destinati alle intercettazioni. “Risparmi di spesa quantificabili in 10 milioni per 2017, 20 milioni per il 2018 e 50 milioni per 2019”, sono queste le cifre che la ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro ha annunciato in Aula al Senato il 9 marzo, presentando la richiesta di modifica al provvedimento. Il testo è tornato in commissione e sarà esaminato a Palazzo Madama entro martedì 14, quando il governo chiederà la fiducia. A esprimere perplessità al Corriere della Sera è stato l’ex Pd (ora Mpd) Felice Casson: “Anche se la razionalizzazione dei costi è condivisibile”, ha detto, “ora sarà più complesso per le Procure disporre le intercettazioni”.

Finocchiaro in Aula ha spiegato che l’emendamento proposto dal governo “interviene sulla attuale disciplina delle spese relative alle prestazioni obbligatorie rese dagli operatori di comunicazione e le prestazioni funzionali alle operazioni di intercettazione”. La “valutazione” della proposta di modifica, ha precisato Finocchiaro, “si affida alla commissione giustizia”. “Con l’emendamento si introducono norme per la riduzione delle spese sostenute in materia di prestazioni obbligatorie per le intercettazioni, ovviamente svolte su disposizione dell’autorità giudiziaria, con l’obiettivo di risparmio pari almeno al 50% rispetto alle tariffe del vigente listino”. Gli obiettivi per l’esecutivo è la “tipizzazione delle prestazioni funzionali alle operazioni di intercettazioni per ridefinire correttamente le corrispondenti tariffe attraverso appositi decreti ministeriali”. Finocchiaro ha quindi concluso: “Si interviene sulla disciplina in materia di liquidazione delle spese di giustizia per razionalizzare e ottimizzare la relativa gestione da parte degli uffici giudiziari. Infine si prevede la tipizzazione delle prestazioni funzionali alle operazioni di intercettazioni per ridefinire le corrispondenti tariffe a mezzo di un apposito decreto ministeriale che dovrà rideterminarle per ogni tipo di prestazione in misura non superiore al costo medio di ciascuna come rilevato per il biennio precedente all’esito del monitoraggio effettuato dal ministero della Giustizia“.