“Pace fatta” (proprio come il nome del minisindaco finito nel mirino degli attivisti) nel Municipio VIII. O forse no. C’è voluta una riunione fiume in Campidoglio fino a notte fonda, l’intervento di Virginia Raggi e la diplomazia del capogruppo Paolo Ferrara per sedare la rivolta in corso sul territorio nel Movimento 5 stelle. L’incontro di lunedì sembrava aver risolto la situazione, e infatti nell’assemblea successiva il M5s è tornato a votare compatto. Ma contattato da ilfattoquotidiano.it il presidente Pace rimette in tutto in discussione: “Sono felice che il gruppo abbia ritrovato unità e siamo pronti a lavorare per il bene della città. Ma io non devo rispettare nessuna condizione”.

Ed è proprio questo il punto su cui lo scontro potrebbe riaccendersi. Dopo l’inutile tentativo dei tre consiglieri-tutor Pacetti, Zotta e Penna e l’intervento di vari portavoce comunali, la sindaca in persona aveva convocato tutto il gruppo del Municipio VIII, insieme ai presidenti delle altre minigiunte a 5 stelle, per risolvere la questione una volta per tutte. E possibilmente evitare il caos di un commissariamento a meno di un anno dall’inizio del mandato. La rivolta (9 consiglieri dissidenti, contro 6 fedeli al presidente e rimasti in minoranza) era esplosa sulla riqualificazione degli ex Mercati generali, che non piace alla base e ormai anche alla maggioranza dei portavoce locali. Una vicenda molto simile ai malumori degli attivisti sul nuovo stadio della Roma. Ma più in generale era tutta la gestione del presidente Pace ad essere accusata di autoritarismo e mancanza di dialogo. Al punto che i “ribelli” si sono presentati al vertice decisivo con tre condizioni: le dimissioni dell’assessore al Bilancio, nonché vice di Pace, Massimo Serafini, da mesi accusato di conflitto d’interessi dai suoi colleghi di partito; la scelta collegiale dei nuovi membri della giunta; l’apertura di una discussione, almeno esplorativa, sugli ex Mercati generali.

Su queste basi si sarebbe consumato l’accordo. Martedì in assemblea il gruppo ha votato all’unanimità contro la mozione a favore del progetto, col successivo ritiro di quella contraria. Un “pareggio”, preludio di un possibile dialogo, fermo restando che l’ultima parola spetterebbe alla sindaca e al nuovo assessore Montuori. Paolo Ferrara, capogruppo M5s in Comune, aveva pure celebrato su Facebook la ritrovata unità nel Municipio VIII. Mentre nel pomeriggio circolavano voci di un imminente addio di Serafini. Peccato, però, che proprio il presidente Pace non sia dello stesso parere: “Ma quali condizioni: al momento non c’è motivo per una revoca di deleghe in giunta”. Così come di una trattativa sui Mercati generali: “Non ci sarà nessun tavolo, la discussione è chiusa: la Conferenza dei servizi si è conclusa un anno fa, il dossier non si può toccare a meno che non si voglia fare harakiri”. Il riferimento è al parere negativo dell’Avvocatura su un eventuale azzeramento, che costerebbe penali salatissime: i consiglieri ribelli ora vorrebbero chiederne un altro, più specifico, per capire se ci siano almeno dei margini per rivedere qualcosa all’interno del progetto già approvato. “Non mi risulta nulla di tutto ciò. Da quanto mi ha detto la sindaca, non c’è alcun dubbio che il progetto andrà avanti così com’è”. Di fronte a tale atteggiamento, i portavoce però sarebbero pronti a ripresentare la minaccia della mozione di sfiducia: “Quelle tre condizioni sono ineludibili. Se non le accetta, a quel punto il dissidente diventa lui”. Che risponde: “Ci provino pure, se hanno il coraggio”. E il M5s nel Municipio VIII continua a traballare.

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