La riforma della pubblica amministrazione avrebbe dovuto sancire l’addio al libretto di circolazione rilasciato dalla Motorizzazione e al certificato di proprietà dell’auto (un’invenzione tutta italiana) prodotto dall’Aci, sostituiti da un documento unico, ma anche “produrre un risparmio per i cittadini di 39 euro”. Questo annunciava solo un paio di settimane fa il viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini. La legge delega prevede “significativi risparmi per l’utenza”. Invece, ora che i cinque decreti attuativi della riforma Madia sono stati trasmessi in Parlamento, si scopre che la versione bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato del testo sul documento unico previsto dall’articolo 8 della legge delega sulla pa dice una cosa diversa: conti alla mano, e stando alle attuali tariffe, non ci sarà alcun risparmio. Anche perché salta definitivamente il progetto di un’agenzia unica, che avrebbe dovuto passare attraverso la chiusura del Pra scontentando l’Aci.

La promessa di Nencini: “Risparmio di 39 euro” – La scomparsa del vecchio certificato di proprietà, che dall’1 luglio 2018 verrà unificato con la carta di circolazione (l’unico documento con valenza internazionale e regolato da una direttiva europea), porterà sia all’eliminazione di due bolli del costo di 32 euro ciascuno (anche se su pratiche che ne costano almeno 300) sia alla riduzione della tariffa Pra (Pubblico Registro Automobilistico) per l’iscrizione o la trascrizione di ogni veicolo all’Aci. Tariffa che, secondo i piani, dovrebbe ritornare dai 27 euro attuali, ai 20 previsti prima della riforma Monti del 2013. Per un risparmio totale di 39 euro per ogni automobilista. Secondo questo schema per ogni pratica di immatricolazione o passaggio di proprietà bisognerà pagare 61 euro contro gli attuali 100. “Avevo preso questo impegno due anni fa e l’ho mantenuto”, annunciava Nencini a metà febbraio. Testo alla mano, però, l’impressione è che quello che lo Stato lascerà nelle tasche degli italiani con una mano, se lo riprenderà con l’altra.

“Non dovranno esserci impatti negativi sui saldi di bilancio” – L’articolo 2 del testo arrivato in Parlamento, infatti, definisce la procedura per il rilascio o l’aggiornamento della carta di circolazione, per la quale, si specifica, “è corrisposta una tariffa unica determinata con decreto del Ministero dei Trasporti”, da adottare entro il 30 aprile 2018, di concerto con i ministri dell’Economia e della Giustizia “in misura comunque non superiore alla somma dell’importo delle due tariffe previste a normativa vigente”. Che tradotto significa che la nuova tariffa avrà lo stesso costo della somma dei due bolli che si pagano oggi. Se non fosse chiaro, la relazione tecnica aggiunge che l’importo dell’imposta di bollo unificata “da applicare alla nuova formalità” dovrà essere determinato “in misura tale da assicurare che siano garantiti i medesimi effetti finanziari previsti dalla legislazione vigente, senza impatti negativi su saldi di bilancio”. In soldoni, sotto il profilo dei costi non cambia nulla. La somma sarà sempre quella, semplicemente da applicare per un solo documento.

Il Pra resiste: “Chiuderlo avrebbe tolto all’Aci la principale fonte di finanziamento” – Nessun risparmio anche perché il testo attuativo sancisce l’abbandono definitivo del progetto di un’agenzia unica al posto di Pra e Motorizzazione. Infatti il modello scelto, “ritenuto più sostenibile sia sotto il profilo tecnico-organizzativo, sia sotto quello finanziario”, è quello di arrivare sì all’emissione di un documento unico attraverso un’unica modalità di archiviazione, ma “ferme restando le competenze in capo all’Aci” per quanto riguarda il Pra e al Mit per quanto concerne la carta di circolazione. Competenze “che saranno svolte a risorse invariate”. Ed è lo stesso testo a spiegarne le ragioni: “Sia l’Agenzia, infatti, che il trasferimento delle funzioni al Ministero dei Trasporti, avrebbero determinato per l’Aci la perdita della principale fonte di finanziamento”.