Non è attraverso taglitrasferimenti che Mediaset conta di risparmiare 123 milioni, obiettivo che l’azienda ha annunciato a Londra lo scorso gennaio nel presentare il piano al 2020. I sindacati tirano un sospiro di sollievo dopo l’incontro con il direttore finanziario del Biscione, Marco Giordani, e i direttori del personale Niccolò Guerci e Luigi Motta. “Non ci sarà alcuna chiusura di sito e qualsiasi intervento sarà preventivamente discusso con le organizzazioni”, ha chiarito Pierpaolo Mischi, segretario nazionale della Uilcom al termine del faccia a faccia con la dirigenza. Durante il quale sono state presentate delle “linee riorganizzative, non un piano industriale” che – secondo quanto riferisce Cinzia Maiolini, segretaria nazionale della Slc Cgil – non prevedono esuberi né “spostamenti di attività”. Neanche per quel Tg5 di cui la rappresentanza sindacale dei giornalisti (cdr) da tempo teme il trasferimento a Milano.

Giornalisti e tecnici romani di Mediaset non correrebbero quindi il rischio di dover traslocare verso la Lombardia come i colleghi di Sky Tg24, alle prese con la decisione dell’azienda di smantellare la redazione romana spostando in Lombardia 300 dipendenti e contestualmente licenziarne 194, nonostante l’aumento dei profitti. Da un mese ormai la situazione è in stallo e non è stato convocato alcun tavolo istituzionale, come ha denunciato oggi la Slc Cigl del Lazio: “A una settimana dall’incontro con la sindaca Raggi e il vice-presidente della Regione Lazio Smeriglio, ancora non è stato convocato alcun tavolo presso la Presidenza del Consiglio promesso nelle due audizioni”, ha detto il segretario Dino Oggiano.

Nella vertenza – termine improprio, vista la contrattazione individuale di Sky Italia – i più penalizzati sono i tecnici e il comparto ‘broadcasting’, nel quale rientrano fonici, montatori, assistenti di studio, controllo camere e mixer video. Si tratta di 262 lavoratori – rispettivamente 80 e 182 – che subiranno la più importante sforbiciata. Dalle tabelle a disposizione dei sindacati, nella redazione romana risultano 54 esuberi e 162 trasferimenti con appena 46 persone ‘salvate’ da tagli e traslochi. “L’azienda continua a chiamarci individualmente spingendoci ad accettare le proposte, che tra l’altro non sono un’assicurazione sul futuro – spiega Guerrino De Pascalis, rappresentante della Uilcom – A qualcuno, infatti, è già stato prospettato che ci potrebbe essere una nuova ristrutturazione nel comparto tecnico, se le cose non dovessero andare per il verso giusto nei prossimi anni. Andare a Milano, quindi, non è una scelta salvavita”.

Quell’opzione peraltro, riferiscono i sindacati, è stata negata a priori a chi usufruisce della legge 104 e alle categorie protette: “Sono stati tutti inseriti tra gli esuberi – dice De Pascalis – Ce ne siamo accorti scorrendo le tabelle del settore Finance, dove tra le 10 persone ci sono diverse categorie protette e sono previsti ben 9 esuberi”. La decisione è stata denunciata anche lo scorso 10 febbraio in una nota rivolta all’azienda, ma i vertici non hanno mai risposto. “Tra le persone coinvolte ci sono anche colleghi che hanno percorsi clinici aperti”, aggiunge il rappresentante della Uilcom. Secondo Sky Italia, contattata dal Fatto.it, la ricostruzione relativa a chi usufruisce della legge 104 e alle categorie protette “non è vera”.

Mentre giovedì 16 i giornalisti – che dovranno fare i conti con 102 trasferimenti e 13 esuberi – torneranno a riunirsi dopo lo sciopero del 24 gennaio per chiedere un piano editoriale prima di fornire qualsiasi risposta all’azienda che, come svelato dal Fatto Quotidiano lo scorso sabato, a fronte della profonda ristrutturazione ha intenzione di assumere a Milano almeno una trentina di persone sfruttando il Jobs Act. La preoccupazione per il caso Sky è stata condivisa anche dal direttivo dell’associazione Stampa Romana che chiede un intervento della Fnsi: “L’azienda ha contattato le rappresentanze sindacali interne, sciorinando numeri su trasferimenti ed esuberi, senza uno straccio di piano industriale ed editoriale, né attivando le procedure di legge – si legge nel documento approvato all’unanimità – Il trasloco a Milano costituirebbe una prima volta assoluta preoccupante per il settore della grande emittenza televisiva, attraversato da segnali analoghi di allarme in arrivo da Mediaset”. Segnali smentiti dall’azienda, almeno per il momento.