Sospesa la normale programmazione di Sky TG24: l’assemblea dei giornalisti ha proclamato uno sciopero di 24 ore a partire dalle 12 di martedì 24 gennaio, come comunica la rappresentanza sindacale dei giornalisti, il comitato di redazione. La protesta è la conseguenza del piano di riorganizzazione delle redazioni annunciato da Sky Italia martedì scorso, che prevede quasi 200 esuberi e un drastico ridimensionamento della sede di Roma del telegiornale a favore di quella di Milano.

Il 18 gennaio, al termine di un’assemblea fiume, i giornalisti della redazione di Sky TG24 avevano deciso all’unanimità la proclamazione dello stato di agitazione e un pacchetto di quatto giorni di sciopero. “L’Assemblea ha espresso la propria contrarietà alla chiusura della sede di Roma in Via Salaria del telegiornale così come comunicata dall’azienda”, scriveva in un comunicato il cdr, ribadendo “la propria preoccupazione per le ricadute occupazionali e per l’impatto sulla vita di centinaia di colleghi e delle loro famiglie. Il piano, così come presentato, porterebbe allo sradicamento del nostro telegiornale che fin dalla prima edizione nel 2003 va in onda da Roma e che, nella Capitale, ha costruito la sua credibilità dimostrando di essere un protagonista del panorama informativo italiano”.

La Federazione nazionale della stampa italiana e le Associazioni regionali di Roma e Milano hanno diffuso una nota in cui esprimono “solidarietà” e confermano “l’impegno a mettere a disposizione tutte le risorse della Federazione della stampa per trovare una soluzione alla vicenda”. “Condividiamo, inoltre, l’iniziativa annunciata dal ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, di voler convocare un tavolo su questa vertenza”, scrivono in una nota il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti. “Auspichiamo che l’azienda metta fine al “muro contro muro” e accetti di discutere nel merito per salvaguardare la qualità dell’informazione e tutelare le professionalità e l’occupazione. I licenziamenti sono inaccettabili, tanto più in un’azienda che non più tardi di qualche mese fa, come è stato anche rilevato in alcune interrogazioni parlamentari, vantava pubblicamente i suoi successi in termini di ascolti e di fatturato”.