Andrea Abodi contro Carlo Tavecchio: sarà questa la sfida per l’elezione del presidente della Figc il prossimo 6 marzo. Oggi il presidente della Serie B ufficializzerà la sua candidatura contro l’attuale numero uno del pallone italiano, con tanto di dimissioni dalla sua Lega: comunque vada non tornerà fra i cadetti, che ha guidato dal 2010, anno della loro fondazione, e che ormai gli stanno stretti. Tre anni dopo Optì-Pobà e le banane, la FederCalcio si prepara ad una nuova battaglia di potere, dove conteranno più le alleanze (ed in particolare il voto degli allenatori di Renzo Ulivieri) dei contenuti. Da una parte Tavecchio, il dirigente vecchio stampo, che parla poco (meglio: quando lo fa è un disastro) e lavora tanto, e in una lunga carriera da democristiano ha imparato a non scontentare nessuno. Il favorito è ancora lui. Meno certo della rielezione, però, ora che dall’altra parte c’è Abodi, il nuovo che avanza, bella presenza, grande oratoria, tante amicizie. In mezzo il calcio italiano, che non ha mai avuto così tanto bisogno di riforme.

IL DIRIGENTE DI DESTRA CHE PIACE A TUTTI – 56 anni, Abodi viene dall’universo sfaccettato della destra romana: quando è entrato nel mondo dello sport, nel lontano 2002 da consigliere della Coni Servizi, lo ha fatto in quota Alleanza Nazionale, partito che ha frequentato assiduamente in passato. Il suo nome compare anche in Fronte della gioventù, il libro che racconta la storia della “destra che sognava la rivoluzione”. Ma nel corso degli anni ha imparato a coltivare contatti trasversali, che sarebbe molto riduttivo circoscrivere alla sola destra e che ora potrebbero essere determinanti nella corsa per la Figc. Nei palazzi della Capitale Abodi si muove a suo agio, col ciuffo argentato e la camicia rigorosamente bianca. Parla con Malagò, parla col Ministero e col governo. Per questo per il Coni, che pure ufficialmente ha sposato la candidatura di Tavecchio piazzando in Lega Dilettanti il senatore Cosimo Sibilia, una sua vittoria non sarebbe certo un problema. Nel 2013 aveva già provato a fare il salto in Serie A, salvo vedersi rimbalzato dall’opposizione di Claudio Lotito che era riuscito a confermare il suo “amico” Maurizio Beretta. Una sconfitta bruciante che però non ha neppure scalfito la sua immagine. Come neanche la giravolta del 2014, quando aveva deciso di appoggiare proprio Tavecchio alle elezioni contro Demetrio Albertini. Ora ci riprova, puntando direttamente al bersaglio grosso.

L’ASSE GRAVINA-ABETE – I blocchi sono abbastanza delineati, anche se meno granitici di quanto si possa pensare: il presidente uscente può contare sui suoi Dilettanti (quasi per intero col loro 34%) e buona parte della Serie A (12%). Dall’altra parte della barricata c’è ovviamente la Serie B (5%, dove però il solito attivissimo Lotito ha rosicchiato almeno 5-6 società ad Abodi); l’AssoCalciatori di Damiano Tommasi (20%) e sopratttuto la Lega Pro (17%) che ha cambiato orientamento con la fine dell’era Macalli e l’ascesa di Gabriele Gravina. Proprio Gravina era l’altro possibile nome per la presidenza, alla fine ha preferito fare un passo indietro per i migliori agganci (e il forte desiderio di candidatura) di Abodi. Insieme all’amico di sempre Giancarlo Abete, resta comunque uno degli assi portanti dell’opposizione: ha appena presentato un progetto di “rating” per le squadre che entrerà nel programma elettorale di Abodi. Un insieme di norme e parametri (proprietà certificata, consistenza patrimoniale, dotazione di strutture e impianti) che le squadre dovranno rispettare per potersi iscrivere ai campionati: chi non lo fa, è fuori senza appello. Così il numero dei club professionistici scenderà in maniera spontanea: un’alternativa alla mancata riforma dei campionati, la grande promessa non rispettata da Carlo Tavecchio.

DECISIVI GLI ALLENATORI DI ULIVIERI – Attualmente i due schieramenti partono da una base di circa il 45% delle preferenze a testa. Con gli arbitri poco influenti (valgono solo il 2%) alla fine l’ago della bilancia sarà rappresentato dall’associazione allenatori di Renzo Ulivieri, che muove un altro 10%. Storicamente hanno sempre votato insieme ai calciatori, e questo tranquillizza Abodi. Ma da tempo “Renzaccio” – come lo chiamano gli amici toscani – ha imboccato una strada diversa da quella di Tommasi, avvicinandosi molto a Tavecchio: nello staff del presidente sono convinti di avere i suoi voti, anche grazie al progetto dei Centri federali, che rappresentano una vera miniera di posti di lavoro per i tecnici. Così fosse, la partita sarebbe praticamente chiusa e la forbice potrebbe anche dilatarsi a favore del presidente uscente. L’Aiac domani rieleggerà il suo presidente per altri 4 anni (è in carica dal 2004), poi dovrà prendere una posizione, forse già in settimana. Ma esiste anche una terza via, la più imprevedibile: Ulivieri potrebbe persino scegliere di non schierarsi, lasciando mani libere ai suoi delegati. Così la corsa alla presidenza della Figc diventerebbe davvero una battaglia all’ultimo voto.

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