L’uomo di Malagò (e di Forza Italia) per l’impero di Carlo Tavecchio, col benestare del ministro per lo Sport Luca Lotti. Oggi Cosimo Sibilia – 57 anni, senatore forzista e figlio di Antonio, storico presidente dell’Avellino – diventerà il nuovo numero uno della Lega Nazionale Dilettanti. Che è la base sconfinata del movimento e anche il vertice di quella piramide rovesciata che politicamente è diventata il calcio italiano: di qui, dal 33% di voti che nel 2014 lanciò Tavecchio in Federcalcio, passano le prossime elezioni della Figc. Sibilia arriva a Piazzale Flaminio come sigillo della “Santa Alleanza” tra Malagò e Tavecchio, che dovrebbe sancire la rielezione ed il mantenimento dello status quo. Il tutto sotto lo sguardo del governo, che ha avallato l’operazione. Ma in futuro mira ad essere qualcosa in più di un semplice garante. Resta solo da capire quando.

Sibilia è un cognome che potrebbe contare molto nei prossimi anni nel calcio italiano. E che non è nuovo al calcio italiano. Suo padre Antonio, scomparso nel 2014, imprenditore dell’omonima azienda di famiglia di costruzioni, è stato più volte nell’arco di tre decenni presidente dell’Avellino, che portò anche in Serie A all’inizio degli Anni Ottanta, prima di essere arrestato nell’83 con l’accusa di associazione camorristica, vicenda da cui sarebbe poi uscito assolto. Tutto il contrario il figlio Cosimo. Militante di Forza Italia della prima ora, senatore dal 2008, su di lui non c’è mai stata l’ombra nemmeno di un sospetto. Al calcio ed allo sport è arrivato tardi, dopo aver giocato da ragazzino a discreti livelli. Ma lo ha fatto subito da protagonista, grazie ai suoi contatti illustri. Presidente del Coni Campania dal 2009, la sua strada si intreccia con quella di Giovanni Malagò negli ambienti del Comitato olimpico, ed in quelli della politica. In particolare di Forza Italia, ai cui vertici Sibilia è sempre più vicino, e dove Malagò è molto legato a Gianni Letta, amicizia comune che ha rinsaldato i rapporti. I due ormai sono praticamente inseparabili: Sibilia si vede un giorno sì e l’altro pure a Palazzo H, Malagò non manca di presenziare ad ogni suo evento. Compresa ovviamente l’acclamazione all’unanimità come nuovo numero uno dei dilettanti all’Hotel Hilton di Fiumicino.

Sponsorizzato tanto e sponsorizzato bene, insomma. Al punto da entrare nel mondo del pallone in punta di piedi, come supervisore del Comitato Dilettanti Campania, commissariato per una vicenda opaca e mai del tutto chiarita. E ritrovarsi in meno di un anno alla guida di un movimento sconfinato: un milione di iscritti, cinquantamila squadre, quattordicimila società, settecentomila partite, soprattutto un giro di affari da quasi un miliardo di euro. Un impero che Carlo Tavecchio ha puntellato e reso ricco negli anni, e che ora non vuole certo mollare. Da quando ha spiccato il volo verso la Figc, il dirigente di Ponte Lambro ha fatto in modo che la sua vecchia Lega rimanesse saldamente in suo controllo. Prima scegliendo come erede Felice Belloli, defenestrato per lo scandalo delle frasi sessiste, esploso casualmente dopo i primi contrasti col predecessore. Quindi sostituendolo con Antonio Cosentino. Proprio lui avrebbe dovuto essere promosso da commissario a presidente: aveva già raccolto il consenso di tutti i Comitati. Poi qualcosa è andato storto, e allora nei corridoi del Coni è nata l’idea Sibilia. Imposto da Tavecchio ai presidenti regionali, a cui pure era poco gradito, per garantirsi l’appoggio del numero uno del Coni nella rielezione in Federcalcio. Da oggi, però, a Piazzale Flaminio non c’è più un uomo di Tavecchio, ma un dirigente ben inserito, ambizioso, indipendente.

C’è chi scommette che dal giorno successivo all’elezione Sibilia comincerà a lavorare per sfilare la Lega dalle mani di Tavecchio, il cui potere fra i dilettanti continua ad essere assoluto: non a caso il n. 1 della Figc è rimasto alla guida di Lnd Servizi e Lnd Immobiliare, posizione da cui mantiene le chiavi delle ricchissime casse della Lega. Qualche piccolo contrasto, al netto delle reciproche smancerie, già si intravede: ad esempio sulla presidenza dei revisori dei conti, su cui i due hanno candidati diversi; o sulla prossima grana del vincolo per i calciatori dilettanti, che Tavecchio vorrebbe abolire. Quindi a marzo ci saranno le elezioni Figc, forse meno scontate del previsto se l’opposizione guidata da Giancarlo Abete schiererà uno tra Gabriele Gravina (favorito) e Andrea Abodi. Sibilia col suo 33% sarà uno degli aghi della bilancia. In attesa del suo momento (“L’ambizione non è un peccato”, dice: con il supporto di Malagò e della politica tutto è possibile), voterà e farà votare Tavecchio. Così è scritto, fino a prova contraria.

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