Una stretta senza precedenti sui clandestini in almeno sei Stati. Effetto, riportano i media americani, di un nuovo ordine del presidente Trump di fine gennaio, in attesa del nuovo bando agli immigrati musulmani bocciato già due volte dalla magistratura. Le notizie si rincorrono da un capo all’altro degli Usa, arrivano dagli Stati del sud confinanti col Messico ma anche a sera non è facile distinguere se si tratta di azioni già pianificate e ordinarie – cui si pone oggi un’attenzione maggiore – oppure di un’operazione speciale ordinata dalla Casa Bianca in risposta all’ennesimo schiaffo subito  per mano della corte federale d’appello.

Di sicuro c’è stata un’ondata di raid degli agenti federali dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) che nell’ultima settimana ha portato a un boom di arresti: diverse centinaia di immigrati irregolari sono stati prelevati nelle loro abitazioni e strappati alle loro famiglie ad Atlanta, Chicago, New York, Los Angeles. Sono città in gran parte governate da sindaci democratici contro cui Trump ha più volte puntato il dito, accusandole di proteggere rifugiati e immigrati che sono potenziali terroristi o criminali. E minacciando il taglio dei fondi federali.

L’offensiva – che riguarda soprattutto ispanici – è il risultato del decreto firmato dal presidente americano il 26 gennaio scorso, con l’obiettivo di inasprire la stretta sui clandestini che violano la legge. Ma – riportano diversi media americani – a finire in manette e ad essere “deportati” in queste ore non sono solo immigrati irregolari con la fedina penale sporca, ma anche molte persone senza precedenti o condannate per reati minori. Un aspetto, quest’ultimo, che differenzia queste operazioni da quelle messe in campo da Barack Obama.

Del resto Trump ha promesso di rispedire a casa, attraverso i rimpatri forzati, almeno 3 milioni di clandestini. E per raggiungere questo risultato ha dato ordine al Dipartimento per la sicurezza nazionale di ampliare la platea delle persone da perseguire. Una mossa che rischia però di essere incendiaria, alimentando in diverse comunità una tensione che potrebbe sfociare in aperte proteste. Con il Messico preoccupato per un’impennata di persone rimpatriate senza precedenti e difficile da gestire. Ma lo stesso presidente americano ha confermato che arriveranno presto altre misure tese a rafforzare la sicurezza nazionale, oltre all’inizio della costruzione del famigerato muro che – assicura Trump – alla fine costerà molto meno degli oltre 26 miliardi di dollari stimati.