L’ex presidente del consiglio Massimo D’Alema e il “faccendiere” Luigi Bisignani. Si allunga la lista dei testimoni del processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra. Dopo che i pm Vittorio Teresi, Roberto Tartaglia, Nino Di Matteo e Francesco Del Bene hanno completato le audizioni dei loro testi, adesso tocca alle difese fare le citazioni. E gli avvocati di Massimo Ciancimino hanno chiesto alla corte d’assise presieduta da Alfredo Montalto di ascoltare in aula l’interrogatorio di due testi d’eccezione: l’ex premier D’Alema e lo stesso Bisignani.

Il faccendiere, nell’ambito dell’indagine sulla P3, venne intercettato mentre comunicava al suo interlocutore la necessità di far mettere all’ordine del giorno dei lavori del Copasir le dichiarazioni rese dallo stesso Ciancimino sull’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. A presiedere il Comitato parlamentare per la sicurezza pubblica – che controlla i servizi segreti –  all’epoca era lo stesso D’Alema che verrà sentito proprio in questa qualità. La difesa di Ciancimino ha interesse a sapere per quale motivo Bisignani aveva interesse affinché l’organismo parlamentare trattasse la vicenda. Il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, infatti, è imputato per concorso esterno a Cosa nostra e per calunnia ai danni proprio dello stesso De Gennaro, indicato come il signor Carlo/Franco,  l’oscuro 007 tirato in ballo più volte tra i personaggi in azione sullo sfondo della Trattativa Stato – mafia.

Bisignani verrà quindi  sentito il 24 febbraio dalla corte d’assise di Palermo che celebra il processo, mentre non si sa ancora la data della deposizione di D’Alema. Il 17 febbraio, invece, sarà lo stesso Ciancimino a rendere dichiarazioni spontanee. Proprio oggi il figlio di don Vito ha fatto la sua prima apparizione in aula da detenuto, dopo l’arresto dei giorni scorsi. Circondato dagli uomini della Guardia penitenziaria, Ciancimino è finito in carcere dopo la condanna definitiva per l’esplosivo trovato nella sua abitazione.