“Nel momento in cui non hanno proposte, cercano di intervenire sulla pubblica amministrazione invocando i licenziamenti. È un ritornello che sentiamo da lungo tempo”. Così la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso ha commentato il decalogo sui licenziamenti dei dipendenti pubblici annunciato dal ministro Marianna Madia, che sarà inserito nel decreto attuativo della riforma della Pubblica amministrazione atteso per metà febbraio. Un decalogo che, del resto, appare superfluo visto che già la riforma Brunetta, data 2009, permette di allontanare fannulloni e furbetti del cartellino. “Mi sembra la solita scappatoia“, ha detto Camusso a margine di una manifestazione ad Ancona. Intanto anche l’Inps, che dovrebbe farsi carico anche delle visite fiscali agli statali, frena: “Siamo pronti a effettuare i controlli sulle assenze per malattia dei dipendenti pubblici, oltre che dei lavoratori privati, ma serviranno risorse adeguate“, ha chiarito Massimo Piccioni, coordinatore generale dell’area medico-legale dell’istituto.

Nel testo del decalogo, stando alle anticipazioni, saranno elencate situazioni-limite a fronte delle quali scatterà la sanzione massima, cioè il licenziamento. Viene poi rivista tutta la road-map dell’azione disciplinare. “La cosa che non si capisce – ha spiegato Camusso – è come intendono attuare l’accordo del 30 novembre per dare effettivamente il via al rinnovo dei contratti pubblici, cancellando quelle parti di legislazione, in particolare la legge Brunetta e la Buona Scuola, che hanno sottratto materia alla contrattazione, ma soprattutto hanno sottratto la capacità di rendere la pubblica amministrazione aderente alla realtà”.

Un attacco, quello della leader della Cgil, accolto ufficialmente con “stupore” dal ministero della Pa. Palazzo Vidoni fa sapere di essere impegnato nella stesura del Testo unico “in continuo contatto con i sindacati” già da settimane, per dare attuazione all’accordo sul rinnovo contrattuale e riaprire il confronto su temi che vanno dai precari alla valutazione del merito. Quanto ai licenziamenti, la posizione del ministero è che non sono mai stati il core business della riforma del pubblico impiego, che riguarderebbe l’intero settore.

Ma la Madia deve fare i conti anche con i paletti dell’istituto presieduto da Tito Boeri rispetto all’ipotesi di creare un polo unico per le visite fiscali domiciliari in capo all’Inps. “Un dato non può sfuggire – ha detto Piccioni all’Adnkronos – il Mef dovrà trasferire risorse adeguate per potenziare i controlli, per assicurare la continuità ai medici già iscritti nelle liste speciali dell’istituto ed eventualmente ampliare la platea trasferendo le professionalità dei medici delle Asl“. I quali “vengono pagati a visita e di recente abbiamo dovuto ridurre la loro attività per tagli imposti da esigenze di bilancio”.