Trump sta continuando ciò che ha iniziato durante la campagna elettorale: attinge dalla paura generata dalla xenofobia che rende la gente entusiasta di muri e divieti, e la distrae da tutte le promesse che non saranno mantenute”. A scriverlo è Suad Abdul Khabeer, assistente professoressa alla Purdue University, in un articolo su Al Jazeera, emittente panarabacommentando il decreto con cui il presidente degli Usa ha bloccato ingresso negli Stati Uniti a rifugiati e cittadini di 7 Paesi a maggioranza islamica.

Il tycoon, spiega l’accademica, “ha ottenuto il supporto alla sua improbabile candidatura fomentando la marea, già ribollente, del razzismo anti-musulmano negli Stati Uniti“. Con la recente introduzione del Muslim Ban,  Trump sta “dicendo semplicemente ai suoi sostenitori  ‘ti ho detto che avrei fatto qualcosa per questo spauracchio – l’islam e i musulmani – e guarda, lo sto facendo’. E questo qualcosa – conclude la Khabeer – “è doppiamente importante” per “quelle persone che credono” che bisogna fare l’america “great again“, non solo “difendendosi dal diavolo del estremismo islamico”, ma anche per preservare la “democrazia e la libertà”.

La nuova legge potrebbe essere il preambolo per una svolta che richiama alla memoria l’amministrazione Bush Jr. Il mondo – scrive Faruk Yousef, scrittore iracheno, su al Arab, quotidiano panarabo basato a Londra – “è pronto ad accettare il nuovo caos, violento, che sarà uguale a quello causato da George Bush Jr quando era alla Casa Bianca?”. Certamente – prosegue Yousef – Trump non deluderà chi ha avuto fiducia in lui”. Dalle proteste contro la nuova amministrazione, sono emerse figure di richiamo. Come Munira Ahmed, 32 anni, freelance, diventata “il simbolo della resistenza a Trump” – scrive il Guardian – durante la “Women March” di sabato scorso. Munira è infatti la protagonista di un celebre manifesto nato nel 2001, dopo l’11 settembre, in cui indossa come velo una bandiera americana. La foto è stata scattata dal fotografo Ridwan Adhami.  “Il messaggio che ho voluto trasmettere – racconta Ahmed a al Arabiya – è che un’americana non è meno musulmana di chiunque altro. Una musulmana non è neanche meno americana di qualcun altro. Queste cose non si escludono a vicenda”. Al giorno d’oggi però, prosegue la freelance, “affronto costantemente la discriminazione ogni volta che torno negli Usa, dopo un viaggio all’estero. Quando attraverso la dogana in aeroporto, sono sempre fermata per essere interrogata su questioni secondarie, anche se il mio passaporto americano afferma chiaramente che questo è il mio luogo di nascita. So certamente che tutto ciò ha definitivamente a che fare con il mio nome, Munira Ahmed“.