La Cassazione conferma l’annullamento del sequestro di 12 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta sui vagoni d’oro delle Ferrovie Sud Est. A pochi giorni dalla nomina del nuovo cda della società, la Corte Suprema ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura di Bari contro la decisione del Riesame, che a luglio scorso aveva annullato il sequestro preventivo disposto nei confronti dell’ex amministratore unico delle Ferrovie del Sud Est Luigi Fiorillo, dell’ex responsabile tecnico Nicola Alfonso e dell’imprenditore bolognese Carlo Beltramelli, procuratore speciale della società polacca Varsa, nell’ambito dell’inchiesta per presunta truffa allo Stato. Nel frattempo il nuovo cda di Ferrovie Sud Est ha richiesto al Tribunale di Bari l’accesso alla procedura di concordato preventivo. Unica possibilità per la società sull’orlo del baratro, che nel 2016 ha chiuso i bilanci con 286 milioni di debiti, 10 in più rispetto a sei mesi prima. A salvarla è stato un finanziamento infruttifero da 15 milioni erogato da Ferrovie dello Stato, nuovo proprietario.

LA CASSAZIONE RIGETTA IL RICORSO DELLA PROCURA – La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato per conto della Procura di Bari dal pm Isabella Ginefra che aveva presentato ricorso contro il provvedimento del Tribunale del Riesame con cui, a luglio scorso, si disponeva l’annullamento del sequestro preventivo di beni per 12 milioni di euro eseguito dalla Guardia di Finanza su disposizione della magistratura barese. Il provvedimento era stato preso nell’ambito dell’inchiesta sfociata, a novembre, nel rinvio a giudizio di Fiorillo, Alfonso, Beltramelli e altri due imputati (Giuseppe Fiaccadori, rappresentante legale di Railconsulting srl di Marmirolo e Marco Mazzocchi, ex rappresentante legale della Varsa) da parte del gip di Bari Annachiara Mastrorilli. Il processo, che inizierà dinanzi ad Tribunale monocratico di Bari a maggio, riguarda la presunta truffa relativa all’acquisto di 27 treni finanziati dalla Regione Puglia per 93 milioni di euro. Secondo l’accusa sarebbero stati inclusi nel costo rimborsato 12 milioni di euro in più rispetto al loro valore di mercato, il denaro delle provvigioni sulle vendite pagate da Pesa alla società Varsa.

L’INCHIESTA SULLE SPESE FOLLI – Sulla gestione delle Ferrovie Sud-Est poi, è in fase di indagini preliminari un’altra inchiesta aperta dopo il deposito della due deligence elaborata dalla società Deloitte, incaricata dagli ex commissari straordinari di approfondire le cause che hanno portato la società sul baratro con oltre 350 milioni di debiti. Le risposte sono arrivate. Tanto che nella relazione depositata dai commissari straordinari sulla scorta delle analisi sui conti elaborate dalla Deloitte, si legge: “Ferrovie Sud Est ha progressivamente smarrito la propria missione, il trasporto pubblico locale”. Qualche dato: negli ultimi dieci anni l’azienda ha speso 42 milioni nella manutenzione di treni e autobus e 272 in esternalizzazione di servizi. Si indaga per i reati di peculato, abuso di ufficio e truffa aggravata ai danni dello Stato. Quanto emerso ha portato alla richiesta di fallimento avanzata dai pm baresi.

IL NUOVO CDA CHIEDE IL CONCORDATO PREVENTIVO – Nei giorni scorsi, intanto, il socio unico Ferrovie dello Stato Italiane ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione della controllata Fse, composto da Luigi Lenci (presidente), Andrea Mentasti (confermato amministratore delegato), Maria Rosaria Gradilone, Francesca Serra, Mauro Ghilardi. Il cda, a sua volta, ha deciso di richiedere al Tribunale di Bari l’accesso alla procedura di concordato preventivo. Un’istanza che blocca sia l’istanza di fallimento presentata dalla Procura, sia quelle avanzate da Filben e Sil (le società dell’imprenditore bolognese Beltramelli). “La procedura è necessaria – scrive in una nota Ferrovie dello Stato – per l’attuazione nel quadro del piano di rilancio della Società, già avviato con il trasferimento della relativa partecipazione in capo a Ferrovie dello Stato Italiane ed è funzionale per assicurare, anche attraverso il controllo dell’Autorità giudiziaria, le più ampie garanzie di trasparenza e parità di trattamento nella gestione dell’attività di impresa e nei rapporti con i creditori sociali nella fase di turnaround”.