Binari senza gloria. Quelli che attraversano 85 comuni pugliesi lungo 474 chilometri, da Bari a Gagliano del Capo. Quelli delle Sud-Est, la rete ferroviaria regionale più estesa di tutta Italia con gli incassi da ticket più bassi. Gestita da un’azienda in crisi con debiti per 311 milioni di euro. Nella relazione inviata al ministero dei Trasporti (unico proprietario delle Fse) il nuovo cda nominato a fine novembre ha descritto la situazione lasciata dall’amministratore unico Luigi Fiorillo, rimosso dopo essere stato al timone per circa vent’anni. Diverse le inchieste aperte: al lavoro le Procure di Lecce e Firenze e la Corte dei Conti. Ed ora per salvare l’azienda nelle cui casse non restano neppure i soldi per i Tfr dei 1300 dipendenti, servono subito 70 milioni e un commissario che guidi le Ferrovie Sud-Est verso la luce. L’unica strada è tracciata in un emendamento alla Legge di Stabilità presentato dal ministro Graziano Delrio sulla base della relazione del cda e approvato ieri sera dalla Commissione Bilancio della Camera presieduta da Francesco Boccia (Pd). Il testo andrà alla Camera martedì e non ci saranno modifiche perché sarà posto il voto di fiducia. Poi il passaggio in Senato.

I numeri del disastro
Non lasciano spazio a dubbi le conclusioni del nuovo cda di Fse, composto dal presidente Andrea Viero, dal dirigente ministeriale Angelo Mautone e dall’avvocato barese Domenico Mariani. “Conti alla mano, la situazione è disastrosa. L’unica possibilità è l’amministrazione straordinaria” ha detto Viero a ilfattoquotidiano.it. Sommando i 33 milioni di euro spariti dal fondo delle liquidazioni dei tfr ai 10 milioni di capitale sociale (spesi pure quelli) si arriva a un buco di 43 milioni. A cui andranno probabilmente aggiunti i crediti, ritenuti difficilmente esigibili, nei confronti della Regione (4,9 milioni) e del Ministero (30 milioni). Il risultato? Nel bilancio chiuso il 31 dicembre 2014 si parlava di oltre 242 milioni di debiti (di cui oltre 160 verso le banche e circa 67 verso i fornitori), ma sommando i soldi spariti nel nulla “si arriva a 311 milioni” conferma Viero. Sono 1300 i dipendenti a rischio licenziamento e 1400 le cause di lavoro aperte e per le quali l’azienda potrebbe perdere altri 15 milioni. I numeri del disastro sono frutto di quella che Viero definisce “un’inadeguatezza drammatica” nella relazione inviata al ministro Delrio.

I conti che non tornano
Vagoni costruiti mezzo secolo fa, bagni off limits, sedili malconci e finestrini sporchi. L’azienda gestisce in Puglia anche un servizio di autobus destinati ai pendolari. Peccato che su 320, cinquanta siano fuori servizio. Nonostante le proteste nulla è cambiato in anni, decenni. Nella Puglia che invece si metteva in vetrina, si faceva conoscere. Le “littorine” dimenticate che trasportano turisti indignati e i pendolari stanchi di aspettare per il solito ritardo sono l’altra faccia dei bilanci aziendali. In quello del 2014 risulta che la metà dei costi di produzione (146 milioni di euro), è stata sborsata per il personale. Ci sono dirigenti pagati anche 220mila euro all’anno. E mentre le spese tecniche si aggirano attorno ai 10 milioni, ammontano a più del doppio (22 milioni) quelle amministrative e, fra queste, al primo posto ci sono le spese legali (9,5 milioni di euro).

Le consulenze
L’attenzione del nuovo cda si è concentrata sulle parcelle “anomale” di alcuni professionisti. Lavorano ai dati relativi alle consulenze anche i carabinieri del Ros, nell’ambito dell’inchiesta della procura di Firenze su Grandi opere e Tav (51 gli indagati) che ha portato all’arresto di Ercole Incalza, brindisino, dirigente del Ministero dei Lavori pubblici per sette governi e nella quale risulta indagato anche Fiorillo, accusato di turbativa d’asta. La Green Field Systems (secondo i magistrati la principale fonte di reddito per Incalza dal 1999 al 2012)  sarebbe stata il canale attraverso il quale far transitare grosse somme di denaro provenienti dalle Ferrovie del Sud-Est. Tra il 2006 e il 2014 la Gfs ha ottenuto consulenze dall’azienda pugliese per 2,4 milioni. Poi ci sono gli accertamenti della Corte dei Conti: su assunzioni sospette alle Fse, forniture, acquisto di mezzi e persino sulle procedure di conciliazione con i 10 addetti della società appaltatrice Centro Calcolo, che si occupava delle buste paga. Con 1300 dipendenti, la Sud-Est avrebbe pagato a questa società 800mila euro all’anno per redigerle.

I 52 vagoni della vergogna
Il 1 dicembre scorso la Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 7 persone e per la società Ferrovie Sud Est nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte truffe per l’acquisto di 52 vagoni (27 nuovi e 25 ristrutturati), messe in atto fra il 2006 e il 2012. Tra gli altri, rischia il processo anche l’ex amministratore unico Luigi Fiorillo. Indagato anche in questa inchiesta. Ebbene, Fse ha acquistato 27 vagoni nuovi dalla società polacca Pesa, pagandoli 93 milioni di euro. Con un finanziamento della Regione Puglia. Secondo la Procura sarebbero stati inclusi nel costo rimborsato 12 milioni di euro di provvigioni sulle vendite pagati da Pesa alla società Varsa. Ma il ‘capolavoro’ di spreco riguarda la seconda vicenda: nel 2006 l’azienda ha comprato in Germania 25 carrozze usate a 37.500 euro l’una per poi rivenderle a 280mila euro ciascuna alla Varsa. Che le ha ristrutturate e le rivendute alle Fse per la bellezza di 900mila euro l’una (il doppio del loro valore di mercato). La beffa? Le caratteristiche tecniche di molte carrozze non sono adeguate alle linee delle Sud Est, così dal 2009 i mezzi sono rimasti inutilizzati.

Il salvataggio
Difficile fare peggio. Così, approvato l’emendamento passato in commissione si avvierà l’iter per la ristrutturazione del debito aziendale. Oltre 122 milioni dovrebbero aiutare ad alleviare la crisi. Allo stanziamento governativo di 70 milioni a fondo perduto (il cda ne aveva chiesti 90), si aggiungono fondi Cipe per 17,5 milioni sbloccati dal Ministero per investimenti già realizzati da Ferrovie Sud-Est e altri 35 milioni che la Regione erogherà tra saldo del contributo di esercizio 2014 e anticipo sui fondi 2015. Queste risorse saranno utilizzate per versare all’Inps e al Fisco le ritenute previdenziali e l’Irpef dei dipendenti (che non si pagavano ormai da tre mesi). La scelta del commissario potrebbe ricadere su uno dei componenti dell’attuale cda. Chiunque sia, dal 1 gennaio 2016 avrà 90 giorni per presentare un piano industriale e una relazione sullo stato di crisi e sulle condotte che hanno portato l’azienda sul baratro. Da quel momento partiranno le procedure per consentire al ministero dei Trasporti, in quanto socio unico, di valutare la possibilità di avviare un’azione di responsabilità nei confronti di chi ha determinato la situazione attuale. Il commissario potrà anche vendere la proprietà, con l’ok del Ministero. Ed è a quel punto che entrerebbe in gioco la Regione Puglia, da sempre pronta a rilevare l’azienda. Ma senza debiti.