Donald Trump non molla e contrattacca. “Meryl Streep, una delle attrici più sopravvalutate di Hollywood, non mi conosce ma (mi ha) attaccato ieri sera ai Golden Globe. È una lacchè di Hillary che ha perso alla grande”. Così il tycoon risponde su Twitter all’attacco lanciato dall’attrice che ha tenuto un discorso di sei minuti, durante la cerimonia a Los Angeles, in cui è stata insignita del Golden Globe alla carriera. La Streep si è scagliata contro il presidente eletto e la retorica che ha dominato la campagna per la Casa Bianca.

“Se a Hollywood mandassimo via tutti quelli che non sono nati qui – ha detto l’attrice durante la cerimonia – non ci resterebbe nulla da guardare se non il football e le arti marziali, che non sono propriamente arte”. Poi, senza nominare Trump, ha ricordato di quando il magnate immobiliare durante la campagna elettorale scimmiottò un giornalista disabile, Serge Kovaleski. “La persona che chiedeva di sedere all’incarico più importante nel nostro paese – ha detto l’attrice – ha imitato un reporter disabile, qualcuno che supera per privilegi, potere e capacità di replicare”. Una scena che “mi ha praticamente spezzato il cuore quando l’ho visto e non riesco a togliermelo dalla testa perché non era un film, era vita vera. Questo istinto di umiliare esternato da un personaggio pubblico … da qualcuno di potente, incide sulla vita di tutti perché è come se autorizzasse altre persone a fare lo stesso”. E “quando i potenti usano la loro posizione per maltrattare altre persone, tutti perdiamo”.

Un’accusa inesistente, secondo Trump.”Per la centesima volta – ha scritto il magnate su Twitter – non ho mai ‘deriso’ un giornalista disabile (non l’avrei mai fatto)”. E ha aggiunto: “Ho semplicemente dimostrato il suo ‘servilismo’ quando lui ha cambiato completamente una storia che aveva scritto 16 anni fa per farmi apparire in cattiva luce. Solo altri media molto disonesti!”. Il riferimento è sempre a Kovaleski, autore di un articolo pubblicato nel 2001 dal Washington Post sugli attacchi dell’11 settembre di quell’anno citato da Trump in campagna elettorale, poi rettificato dal giornalista.