L’hanno colpita perché “serva della Croce“. La rivendicazione è arrivata tramite un comunicato diffuso da Amaq, agenzia di comunicazione che gravita nell’orbita dell’organizzazione. “In prosecuzione delle operazioni benedette che lo Stato islamico sta conducendo contro il protettore della croce, la Turchia, un soldato eroico del califfato ha colpito uno dei più famosi nightclub dove i cristiani celebrano la loro festività apostata”, si legge nel testo, diffuso per la prima volta in turco oltre che in arabo, che mette il cappello sull’attentato che nella notte di Capodanno è costato la vita a 39 persone presenti all’interno della discoteca Reina Club. Secondo Cnn Turk gli investigatori avrebbero accertato la nazionalità del “soldato eroico”, che per il quotidiano Haberturk sarebbe un 25enne uiguro, etnia di fede musulmana che parla una lingua simile al turco e vive nello Xinjiang, regione della Cina nord-occidentale.

Seguendo anche le indicazioni offerte dai tratti somatici del presunto killer, apparso in alcune istantanee catturate dalle telecamere di sorveglianza, le indagini seguono inoltre la pista secondo cui potrebbe essere originario dell’Asia centrale (Uzbekistan o Kirghizistan), come alcuni dei responsabili della strage di fine giugno all’aeroporto Ataturk di Istanbul.

La caccia all’uomo non conosce sosta: per braccare il killer sono stati mobilitati migliaia di poliziotti in tutto il Paese. Dodici le persone arrestate: “Le informazioni sulle impronte digitali e sulle sembianze del terrorista sono state trovate. Ora sarà portato avanti il lavoro per identificarlo rapidamente”, ha spiegato il vice primo ministro turco, Numan Kurtulmus, nel corso di una conferenza stampa. Secondo Kurtulmus, l’incursione militare da parte delle forze armate di Ankara in Siria, lanciata ad agosto scorso, potrebbe aver “infastidito” i gruppi terroristici.

Il ministero dell’Interno turco aveva già annunciato che nella settimana tra Natale e Capodanno 147 persone erano state fermate nell’ambito di un’operazione antiterrorismo. Di queste, 25 sono state poi formalmente arrestate perché sospettate di essere militanti dell’Isis. Al momento non sono noti legami diretti tra questi detenuti e l’attacco al nightclub ‘Reina’. Secondo la polizia, l’autore della strage potrebbe essere legato alla stessa cellula che a giugno colpì l’aeroporto Ataturk, provocando 47 morti, e gli inquirenti stanno indagando se è stato lo stesso gruppo a condurre entrambi gli attacchi.

Secondo gli investigatori il killer si è comportato in modo “professionale, addestrato e a sangue freddo”, dimostrando di aver in precedenza fatto sopralluoghi sul posto per raccogliere informazioni. I quotidiani turchi raccontano anche che Ankara il 30 dicembre ha ricevuto informazioni dagli Stati Uniti, sul rischio di un attacco da parte dello Stato islamico durante la notte di Capodanno a Istanbul o Ankara. Tuttavia, le informazioni non avrebbero specificato il presunto luogo dell’attentato.

Il premier turco Binali Yildirim, ha ipotizzato che il terrorista potrebbe essersi mischiato alla folla in fuga dal locale per scappare e far perdere le tracce. L’attentatore sarebbe arrivato nel quartiere Ortakoy in taxi, avrebbe camminato verso la discoteca Reina e aperto il fuoco sulla guardia all’ingresso, per poter entrare e sparare sulla folla. All’interno della discoteca stati esplosi tra i 120 e i 180 colpi di kalashnikov, che hanno ucciso 39 persone. Tra le vittime si contano 24 stranieri: secondo la Bbc sono sette sauditi, quattro iracheni, tre libanesi, due giordani, due marocchini, due indiani oltre ad almeno un siriano, un israeliano, un francese, un tunisino, un belga, un kuwaitiano, una canadese e un russo.  Il governo tedesco ha fatto sapere che due uomini residenti in Germania, uno di essi con doppia cittadinanza turca e tedesca e l’altro turca, sono morti nell’attentato. Il portavoce del ministero degli Esteri, Martin Schäfer, ha precisato che entrambi risiedevano in Baviera. Secondo il quotidiano Bild, le salme delle due vittime sono state già consegnate alle famiglie e saranno sepolte oggi nella località turca di Sivas.

Intanto, nella notte, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato “con forza l’attentato terroristico barbaro e orribile” e ha ribadito che “ogni atto di terrorismo è criminale e ingiustificabile, indipendentemente dalla motivazione, da dove e da chiunque venga commesso”.