La Procura di Roma ha chiuso le indagini sulle presunte irregolarità nella gestione di Veneto Banca. L’avviso è in corso di notifica all’ex amministratore delegato dell’istituto Vincenzo Consoli, ai due ex presidenti Flavio Trinca e Francesco Favotto e ad altre 12 persone tra manager, ex componenti del collegio sindacale e dirigenti di fascia alta della banca. Tra i reati contestati, sulla base delle indagini svolte dal nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza e dal nucleo di Polizia tributaria di Venezia delle Fiamme Gialle, ci sono l’ostacolo alla vigilanza di Bankitalia e della Consob e l’aggiotaggio.

I magistrati romani indagano da tempo sul tracollo finanziario dell’istituto che ha coinvolto migliaia di risparmiatori. Consoli è dallo scorso mese di agosto ai domiciliari. Con lui erano stati indagati gli altri manager che hanno tenuto le redini di Montebelluna tra il 2013 e il 2014, prima dell’azzeramento del valore delle azioni e dell’ingresso del fondo Atlante. Durante le indagini ci sono state perquisizioni e sequestri, tra i quali quello del palazzo di Vicenza in cui Consoli risiedeva, del valore di 1,8 milioni di euro. Il valore complessivo dei sequestri è pari a circa 45 milioni.

Solo mercoledì l’istituto ha comunicato di aver formalizzato, nell’ambito del “rigoroso controllo dei costi” avviato dalla nuova gestione, la vendita a una multinazionale straniera dell’aereo Learjet 60 Xr comprato durante l’era Consoli per 10,7 milioni di euro. “Dopo aver avviato l’azione di responsabilità nei confronti della passata gestione, con questa operazione il Consiglio di Amministrazione fornisce un ulteriore segnale concreto di cambiamento”, ha sottolineato il presidente Massimo Lanza.

Nell’atto di chiusura delle indagini, secondo quanto si è appreso, a Trinca e Consoli la Procura di Roma contesta, tra l’altro, di aver comunicato a Bankitalia un patrimonio di Veneto Banca relativo agli anni 2012 (ultimo trimestre) e 2013 non corrispondente a quello reale. In particolare, non sarebbe stata decurtata una somma di circa 350 milioni di euro, pari al valore di azioni dell’istituto che sarebbero state cedute a clienti della banca in cambio di finanziamenti concessi proprio a questo scopo. Tale perdita è stata accertata durante un’ispezione della Banca d’Italia e successivamente corretta fino a oltre 400 milioni di euro dopo un’ulteriore ispezione della Bce.

Allo stesso Consoli e a Favotto, quest’ultimo in carica nel biennio 2014-2015, si contesta inoltre di aver ostacolato le funzioni di vigilanza di Bankitalia e Consob nelle procedure, avviate nell’estate 2014, per l’aumento del capitale di 474 milioni di euro, sia fornendo indicazioni errate sul patrimonio dell’istituto sia riguardo al collocamento di azioni a clienti finanziati dalla stessa banca.