Nuovo scandalo in arrivo per le banche popolari. Questa volta nella roccaforte del credito cooperativo, il nord est, dove martedì la Guardia di Finanza ha perquisito la sede legale e amministrativa di Veneto Banca, oltre alle case di alcuni dirigenti e di 16 azionisti dell’istituto di Montebelluna. Tra le perquisizioni, anche quelle nella sede della società Mdb consulting, di Marco De Benedetti, e nell’abitazione di Giuseppe Stefanel, presidente dell’omonimo Gruppo di abbigliamento, affidatari della banca non indagati. Contestualmente al blitz delle Fiamme Gialle, è emerso che l’ex presidente dell’istituto, Trinca e l’ex amministratore delegato, tuttora direttore generale della banca, Vincenzo Consolisono indagati dalla Procura di Roma per ostacolo all’attività dell’autorità di vigilanza. Le indagini, come del resto buona parte di quelle in corso su altre banche popolari, dall’Etruria dei Boschi al gruppo lombardo Ubi di Giovanni Bazoli e soci, sono partite in seguito agli esiti di un’ispezione della Banca d’Italia datata in questo caso 2013. Che, alla luce degli ulteriori accertamenti della polizia giudiziaria, hanno individuato condotte potenzialmente rilevanti sotto il profilo penale, soprattutto in relazione a una falsa rappresentazione della situazione economico patrimoniale del gruppo.

Tre, in particolare, i filoni nel mirino degli inquirenti. Innanzitutto ci sono la concessione di finanziamenti ad azionisti della stessa banca e l’erogazione del credito in maniera “diffusamente disinvolta”, senza le prescritte garanzie o la valutazione dei rischi, che ha generato perdite per oltre 192 milioni, maggiori rispetto a quelle contabilizzate dalla banca stessa. Non secondario, poi, il tema della fissazione del prezzo delle azioni, una valutazione che nel caso delle popolari non quotate viene effettuata dalle stesse banche con il supporto di una perizia di parte. E che, secondo l’ipotesi d’indagine, a Montebelluna sarebbe stata fatta sovrastimando i parametri economico-reddituali e patrimoniali della stessa banca. Complessivamente queste modalità operative, ipotizzano gli inquirenti, hanno contribuito a diffondere tra i risparmiatori l’immagine di un gruppo bancario più solido di quanto non fosse in realtà. A rendere l’idea della differenza tra il dato percepito e quello reale, c’è il fatto che a causa delle gravi anomalie rilevate da Bankitalia, è stata decisa la decurtazione del patrimonio di vigilanza della banca che è stato “rettificato da due miliardi e 12 milioni di euro a un miliardo e 662 milioni di euro, con uno spread negativo di 345 milioni di euro“. Quindi l’indagine per ostacolo alla vigilanza, visto che l’ipotesi che i bilanci siano stati falsificati, se provata, renderebbe inattendibili tutte le comunicazioni dell’istituto alle Authority. Specialmente quelle relative alla richiesta di via libera ad operazioni straordinarie come acquisizioni, ma anche ricapitalizzazioni e altre operazioni del genere che hanno costellato l’ultimo quinquennio la storia dell’istituto che ha conosciuto un’espansione pari solo a quella della Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani dei tempi d’oro.

L’istituto nel 2013 era stato oggetto di due ispezioni da parte della Banca d’Italia che aveva deciso di approfondire la neutralità di alcuni atti della banca e, dopo le ispezioni, aveva richiesto il cambio della governo societario. In tale contesto, c’era stato un fitto scambio di corrispondenza tra via Nazionale e Montebelluna che, secondo i pm, ha determinato il configurarsi del reato di ostacolo alla vigilanza.  Infine si è arrivati al cambio richiesto dall’istituto centrale: tuttavia, secondo gli inquirenti, il passaggio di ruolo di Consoli da amministratore delegato a direttore generale non ha in pratica modificato gli assetti di gestione della banca, visto che il ruolo di amministratore delegato non è stato affidato a qualcun altro. Il 5 agosto 2014, poi, via Nazionale aveva comminato a vertici, ex vertici, sindaci e loro predecessori una multa di complessivi 2,774 milioni di euro dopo aver accertato cinque diverse tipologie di irregolarità, ovvero: carenze nell’organizzazione e nei controlli interni da parte di componenti ed ex componenti il consiglio di amministrazione; inosservanza delle disposizioni in materia di politiche e prassi di remunerazione da parte di componenti ed ex componenti il consiglio di amministrazione; carenze nel processo del credito da parte di componenti ed ex componenti il consiglio di amministrazione; carenze nei controlli da parte di componenti ed ex componenti il collegio sindacale e non corrette segnalazioni all’organismo di vigilanza di posizioni anomale e previsioni di perdite da parte di componenti ed ex componenti il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale.

Il rapporto ispettivo di Bankitalia è finito alla procura di Treviso ed il relativo fascicolo è stato trasmesso a Roma per competenza in quanto il presunto reato di ostacolo alla vigilanza si è radicato nella capitale, dove ha sede la banca centrale. Ora gli inquirenti vogliono fare luce anche sui rapporti tra l’istituto di credito ed i destinatari di finanziamenti concessi in assenza delle garanzie previste. Veneto Banca è una popolare non quotata, ma con azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante e, quindi, rientra tra le banche che dovranno adeguarsi al decreto governativo che dispone la trasformazione delle dieci più grandi in società per azioni. L’istituto cooperativo aveva presentato i conti preliminari del 2014 lo scorso 11 febbraio e da essi era emerso un risultato negativo per 650 milioni di euro a causa di rettifiche per 363 milioni e svalutazioni degli attivi per 390 milioni, cioè del 41 per cento. Questo, era stato motivato dai vertici di Montebelluna, soprattutto con l’accoglimento integrale delle indicazioni della Bce in termini di Asset quality review (Aqr) che, sempre secondo i vertici, avevano dato luogo ad accantonamenti prudenziali per 539,6 milioni su un totale dei 746,4 contabilizzati.  In assenza di tali correzioni, era anche stato spiegato, il risultato netto – in rosso per il terzo esercizio consecutivo – sarebbe stato invece positivo per 103 milioni. L’esame del consiglio di amministrazione sul prospetto di bilancio è al momento previsto per il prossimo 10 marzo. “Veneto Banca ripone piena fiducia nell’operato della Magistratura e della Guardia di Finanza e garantisce la massima disponibilità a collaborare con le Autorità, nelle modalità che riterranno più opportune”, è stato il commento di Veneto Banca per bocca del presidente Francesco Favotto.