“Buon lavoro a Paolo Gentiloni, forza, siamo tutti con te” dice Matteo Renzi aprendo il suo intervento alla direzione nazionale del Pd. Il sostegno pieno al nuovo governo, però, dura appena qualche secondo, neanche il tempo di mettere sul tavolo l’appoggio dell’ex rottamatore al suo successore a Palazzo Chigi. L’ex premier, infatti, lo annuncia senza giri di parole: il Pd dovrà fare un congresso con gli iscritti e le primarie “sapendo che c’è un appuntamento imminente con le elezioni perché è evidente che nell’arco dei prossimi mesi andremo alle politiche, che noi e gli altri più di noi in questi giorni hanno invocato”. Forza Gentiloni, insomma, ma giusto per qualche mese. Due o tre, fino al congresso. Renzi, in tal senso, non ha nascosto il desiderio di convocare quanto prima l’appuntamento per eleggere il nuovo segretario: “Sarei dell’idea di rispettare lo statuto: domenica l’assemblea decide”.

L’ex rottamatore ha poi parlato del risultato del 4 dicembre, sottolineando che se “il 59% è voto politico, allora lo è anche il 41%”. Ciò non toglie che “il nostro disegno è stato bocciato dagli elettori. Ora bisogna aprire una riflessione, io vorrei farla nel modo più ampio possibile ma senza cedere a rappresentazioni macchiettistiche per cui l’elettorato della sinistra non sta in quel 40%”. Poi l’accusa: “L’elettorato di sinistra – ha aggiunto – non l’ha mai visto neanche col binocolo il 40%. Chi immagina di avere il copyright di quel pezzo di sinistra non lo ha mai visto quel 40% ma non l’hanno mai visto neanche personaggi superiori”. L’ex presidente del Consiglio, poi, ha risposto alle critiche di chi lo accusa di essersi defilato troppo in questa fase complicata: “Dicono che mi nascondo – ha ribattuto – Ma in realtà non sono mai fuggito di fronte alle responsabilità. Anche dalle dimissioni. Nei prossimi mesi in leggerezza ma con tenacia sono determinato a chiedere rispetto per la comunità. Se c’è un partito che discute – è stata la provocazione dell’ex capo del governo – dovrà discutere di tutto, anche di come si sta insieme, anche della lealtà che ci si deve assicurare, anche della selezione della classe dirigente e delle scelte delle politiche economiche e sociali”.

Speranza: “Il Pd cambi rotta o muore” – La discussione sul futuro del partito dopo le dimissioni di Matteo Renzi è rinviata a una prossima convocazione, ma la minoranza dem punta i piedi e butta il tema sul tavolo della direzione convocata al Nazareno per votare sull’incarico conferito da Sergio Mattarella a Paolo Gentiloni per la formazione del nuovo governo. Il presidente Matteo Orfini, su questo punto, è stato netto: “È inconcepibile che la legislatura arrivi al termine, siamo al governo con forze alternative a noi e questo è stato accettabile perché natura era di legislatura costituente. A questo punto resta da affrontare la legge elettorale e questo fissa un termine alla legislatura”.

Parole che non sono bastate alla minoranza dem. A scoccare il dardo il direzione del fortino del segretario è Roberto Speranza: “Dopo una personalizzazione sconsiderata di questo referendum e dopo una campagna elettorale terribile, in cui il Pd ha assecondato le peggiori pulsioni populiste, Matteo Renzi ha scelto di dimettersi da premier”, ha detto il deputato. Ma “vedo ancora troppa continuità e troppa arroganza. Non ci porta lontano l’illusione di chi crede di avere in tasca il 40%. Sembra quasi una sfida ai 19milioni di italiani che hanno votato No. E vedo il tentativo di trasformare il congresso in un plebiscito o nella rivincita del capo irritato dall’esito del referendum”.

“Dopo le regionali e le amministrative abbiamo messo la testa sotto la sabbia e fatto finta di non vedere il disagio e la rabbia” che c’è tra i cittadini, ha proseguito Speranza. A quel disagio “abbiamo risposto con il racconto di un’Italia felix che esiste solo in tv ma si scioglie come neve al sole al confronto con la realtà, e la realtà è sempre più forte della comunicazione e 33 milioni di italiani hanno mandato un messaggio che così non va proprio, bisogna cambiare con umiltà, cambiare rotta radicalmente. Così la sinistra non ha senso e noi non siamo più noi stessi ed il Pd è destinato a morire, a prescindere da chi lo guida”. Per questo “per vincere le prossime elezioni il Pd deve recuperare parte delle persone che hanno votato No al referendum. Caro Renzi devi avere il coraggio di dire con chiarezza che non c’è più spazio nel Pd per chi ha votato No al referendum, senza nasconderti dietro gli insulti organizzati su internet e le manifestazioni organizzate qui sotto”.

Cuperlo: “Clima non positivo, non auta nessuno di noi” – “Il clima che si sta determinando non è positivo e non aiuta nessuno di noi, a prescindere dalle scelte fatte nell’ultima fase”, esordisce Gianni Cuperlo, chiedendo di recuperare uno “spirito di comunità” dove “anche le discussione più aspre” trovano una composizione perché “senza rispetto reciproco, un partito è più debole”. “Lorenzo, io la penso come te. Anche io ho non ho paura del voto, io ho paura del risultato, che è un concetto leggermente diverso. E vorrei che noi ci mettessimo nella condizione per cui il risultato ci dia qualche motivo di conforto. No resa conti, no sindrome dei gazebo, ma discussione seria a partire dalla responsabilità di chi ha guidato questa stagione”, continua l’esponente della minoranza rivolgendosi al vicesegretario dem Lorenzo Guerini che nell’intervento di apertura della direzione aveva detto: “Il Pd non ha paura del voto”.

In apertura di direzione il presidente Matteo Orfini aveva sollecitato l’assemblea a limitare la durata degli interventi in modo da arrivare al voto “entro le 13.45”. Tempi ristretti dovuti all’appuntamento della delegazione dem delle 14.00 con il presidente del Consiglio incaricato per le consultazioni a Montecitorio. Dopo il voto della direzione “ci sarà spazio per continuare il dibattito sugli altri temi e sul risultato referendario – aggiunge Orfini – anche se è già convocata l’assemblea nazionale e nei prossimi giorni convocheremo una direzione per affrontare in modo più puntuale e completo il resto delle questioni”.