Passano i weekend ma il copione rimane lo stesso: 1,5 milioni di persone si sono riversate nelle strade di Seul in Corea del Sud per chiedere le dimissioni della presidente Park Geun-hye, finita nell’occhio del ciclone per aver permesso all’amica Choi Soon-sil di influenzare le sue decisioni politiche. Choi, descritta come una sorta di “sciamana”, nonostante non ricoprisse alcun ruolo politico né istituzionale, aveva accesso ai dietro le quinte dell’azione di governo sudcoreana. Per il sesto finesettimana, sfilando con le candele accese, la marea di manifestanti è tornata in piazza Gwanghwamun e nelle aree vicine. Questa volta la protesta, partita poche ore dopo il deposito di una mozione di impeachment in Parlamento, è arrivata a due passi dall’ingresso della Blue House, il palazzo presidenziale.

Se il numero di persone scese in piazza nella sola capitale venisse confermato (la polizia parla di “soli” 200mila manifestanti), la dimensione della protesta supererebbe anche quella del 12 novembre, quando i partecipanti furono quasi un milione. Le manifestazioni si sono estese anche ad altre città, con la partecipazione di 620mila persone, per un totale di più di 2 milioni di manifestanti, secondo gli organizzatori. I cittadini ancora non si fidano della promessa della stessa Park, che martedì 29 novembre aveva annunciato di essere pronta a dimettersi “quando i parlamentari individueranno delle misure per il trasferimento dei poteri che riducano al minimo il vuoto di potere e il caos nella governance del paese”.

Intanto, poco prima che andasse in scena l’ennesima protesta, i partiti di opposizione hanno depositato in parlamento la mozione di impeachment. Sarà votata venerdì 9 dicembre: oltre ai 172 voti degli oppositori, servirà l’appoggio di almeno 28 dei 40 “deputati dissidenti” del Saenuri, il partito di Park, per raggiungere il quorum di 200 voti su 300. È la seconda proposta di impeachment da quando è nato il governo costituzionale della Corea del Sud, 70 anni fa. L’ultima era stata presentata nel 2004 contro l’allora presidente Roh Moo-hyun, ma non fu approvata dal parlamento.