“Sulla scheda c’è scritto Renzi antipatico o cambiamo questo Paese? E’ un’occasione che non ricapita. Il no equivale al mai. Per i prossimi 10, 15, 20 anni, io vi guarderò dalla tv con i pop corn. Se volete cambiare le cose, c’è la matita il 4 dicembre”. Sono questi i toni usati da Matteo Renzi nel suo intervento da Barbara D’Urso: la riforma spiegata allo spettatore di Domenica Live, Canale 5. Praticamente senza contraddittorio, il premier ha fatto una summa dei suoi cavalli di battaglia nelle ultime settimane di campagna elettorale. A partire dallo sblocco delle grandi opere: “Il 22 dicembre, Barbara, sei invitata all’inaugurazione della Salerno-Reggio Calabria”. Il linguaggio e le argomentazioni usate dal premier sono a uso e consumo, appunto, del pubblico del pomeriggio televisivo domenicale. La dimostrazione plastica è arrivata quando il premier ha usato, come paradigma del “Paese in cui non cambia nulla”, il giorno di nascita di sua figlia alla vigilia del Referendum riforme del 2006: “Oggi mia figlia è in quinta elementare e tutto è come prima, non è cambiato nulla. Se vincerà il No domenica prossima, la prossima occasione sarà forse quando lei avrà 20 anni?”. Forse Renzi sta confessando di aver votato sì anche alla riforma dei “Saggi di Lorenzago” targata Berlusconi, nel 2006.

Il faccia a faccia con l’ex Cavaliere, come annunciato, non c’è stato. Ma pur a distanza di mezz’ora, i due leader hanno entrambi puntato sul colpo a effetto. Nel caso di Berlusconi, al di là delle ragioni – già espresse nelle ultime settimane – per cui secondo lui bisogna votare No, dalla concentrazione dei poteri per il premier alla “favoletta dello spread che sale se cambia il governo”, il piatto forte è stato (grande ritorno) l’attacco ai giudici: “Ho fatto molto sport da giovane, ho un cuore da atleta, ma in 20 anni mi hanno fatto subire 73 processi, ho passato 2-3 pomeriggi a settimana con i miei avvocati. E’ stata l’indignazione che ho dovuto tenere dentro di me che mi ha provocato quello per cui ho subito l’operazione”. Sarebbero quindi i processi e i preparativi necessari a prepararli ad aver ‘provato’ il leader di Forza Italia e ad aver causato i problemi cardiaci per i quali è stato operato qualche mese fa. E l’ospitata dalla D’Urso dà all’ex premier l’occasione per parlare anche di un altro cavallo di battaglia elettorale: il Milan. “Privarsene “è stato un grande dolore”, necessario “perché non ero in grado di riportarlo nell’olimpo che merita”. Prima di cederlo ai cinesi “ho cercato degli italiani facoltosi per fare una cordata tutti insieme, ma non li ho trovati”. Ma “se i cinesi non dovessero completare la negoziazione, non lo possiamo lasciare, dovrò interessarmene. Ho già in mente una nuova formazione di giovani, tutti italiani”.

Tornando ai temi del referendum, Berlusconi ha ribadito che con il No, “semplicemente resteremmo con questa Costituzione, e dopo l’accordo sulla legge elettorale andremmo finalmente al voto”. Proprio da qui è partito Renzi, mezz’ora dopo, ribadendo la sua indisponibilità a un tavolo dopo le riforme: “Io sono un boy scout di 41 anni, io non sono proprietario di tv. Se Berlusconi avesse fatto il presidente del Consiglio come ha fatto il proprietario delle sue aziende gli farei l’applauso. Se vogliamo continuare con il tavolo dei partiti, lo fanno senza di me… Berlusconi lo fa con Salvini, D’Alema e Grillo. Io sono meno importante della riforma costituzionale. Questo referendum non è su di me”. E ancora una volta l’intervento del premier è tutto giocato sulla personalizzazione, anche se esplicitamente Renzi non dice – nemmeno a Barabara D’Urso – che cosa farà in caso di vittoria del No.