Fra i danni  consistenti e a volte irreparabili per i quali sarà ricordata dai posteri la presidenza del Consiglio di Matteo Renzi v’è indubbiamente la pessima gestione del rapporto con l’Unione europea. Tanto più grave, il deficit politico espresso dallo statista di Rignano al riguardo, per l’evidente crisi di prospettive in cui oramai da vari anni versa tale organizzazione, che avrebbe bisogno di idee nuove e di leader politici autentici capaci di portarle avanti con coerenza. Invece ha trovato sul suo terreno la Merkel, Hollande, Rajoy e, per l’appunto, Renzi.

In sostanza si possono rimproverare al nostro buon Matteo due gravissimi errori al riguardo. Il primo è costituito dalla mancanza di spessore di talune critiche, di per sé sacrosante, che vengono mosse all’Unione. Manca al riguardo ogni capacità di sistematizzare le critiche, collocandole nella giusta prospettiva, che deve essere quella del rovesciamento totale delle politiche recessive e deflattive perseguite dal gruppo dirigente dell’Unione, sotto l’egida dei tedeschi (la Merkel e ancora più e peggio il famigerato Schaeuble e simili).

A riprova di ciò basti ricordare che, come ha ricordato giustamente Varoufakis, Renzi rifiutò in sostanza la sua solidarietà alla Grecia nel momento in cui questa era finita sotto i colpi della trojka, e continuò a negare tale solidarietà anche in seguito, preferendo impersonare il ruolo, certamente a lui più congeniale, di servo fedele di Angela. Giusto pertanto sospettare che dietro la voce grossa che oggi Renzi tenta di fare con l’Europa non ci sia altro che un intento elettoralistico, accreditandosi presso i settori meno attenti e più faciloni dell’opinione pubblica italiana come un leader che sa fare gli interessi del Paese.

Cosa questa tutt’altro che vera, se svolgiamo un’analisi obiettiva della situazione. Assurdo d’altronde pretendere che Renzi e il suo governo adottino una prospettiva realmente innovativa nei confronti dell’Europa, dato che tale prospettiva richiederebbe l’abbandono dei dogmi neoliberisti che per loro non sono solo e tanto argomento di fede indiscutibile, ma anche e soprattutto sostanza del patto che hanno concluso con i loro mandanti reali, non il popolo italiano ma i gruppi economici e finanziari interessati alla continuazione del mortificante andazzo attuale con i suoi inevitabili corollari in termini di disoccupazione, devastazione del territorio, umiliazione del lavoro, ecc. Tale prospettiva richiederebbe peraltro anche l’adozione di una nuova linea politica effettivamente attenta all’area mediterranea che deve strutturarsi politicamente in seno all’Unione in aperta alternativa alle politiche fallimentari della Germania e del suo codazzo di servi, compresa la Francia di Hollande.

Il secondo errore è poi costituito dalla volontà di contrabbandare per spese inevitabili e sacrosanti – come quelle per la scuola, il terremoto e i migranti – le mancette di vario genere che il nostro vorrebbe continuare a erogare generosamente ad imprese e cittadini per ingraziarseli nell’attesa elettorale del referendum e del rinnovo del Parlamento. Hanno avuto buon gioco da questo punto di vista Juncker & C. a smascherare la manovra del furbetto di casa nostra. Che credibilità volete che abbia un governo che continua ad alimentare l’evasione fiscale e vuole reperire le risorse utili a continuare una politica finanziaria nel segno dell’abolizione delle imposte e della concessione di circoscritti benefici finanziari a qualche settore?

E’ invece necessario ed urgente disobbedire a questa Europa sostenendo la necessità di sottrarre al nodo scorsoio del pareggio di bilancio spese effettivamente indispensabili. E’ necessario un piano di intervento per la prevenzione dei danni da sismi e del rischio idrogeologico che porti, come sostenuto da varie parti, al rilancio delle zone interne della penisola oggi colpite pesantemente dal terremoto e da altri fenomeni di natura sociale, economica e ambientale.

E’ necessario un piano per il rilancio della scuola che vede oggi l’Italia agli ultimi posti in Europa per l’abbandono scolastico (altro che “buona scuola”). E’ necessario un piano per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti e richiedenti asilo che continueranno a riversarsi sulle nostre coste e che solo qualche imbecille ritiene possano essere respinti a cannonate o rimandati indietro a forza. Tutto questo richiede però leader politici all’altezza della sfida che sappiano arrivare, anche costruendo le necessarie alleanze su scala geografica e sociale, a battere le politiche attuali dell’Unione europea, che è fra l’altro l’unico modo per salvare quest’ultima. Altro che furbetti…