Non bastava la lotteria degli scontrini, in partenza nel 2018. Ora per ridurre l’evasione fiscale su alcune spese particolarmente a rischio, dalle manutenzioni domestiche alle parcelle dei liberi professionisti, spunta anche l’estrazione a sorte delle detrazioni fiscali. Meccanismo, del resto, evocato qualche settimana fa anche dal viceministro dell’Economia Luigi Casero in un’intervista al Corriere della Sera. L’emendamento alla legge di Bilancio proposto da due deputati della maggioranza, Bruno Tabacci e Roberto Capelli di Centro democratico, va però oltre: prevede che lo sconto Irpef per i fortunati le cui spese saranno estratte non sia pari all’Iva pagata, bensì il doppio.

Il meccanismo, ha spiegato Tabacci, “utilizza anche la propensione al gioco degli italiani” con l’obiettivo di “evitare il fatidico accordo che nasce dalla richiesta ‘vuole una fattura?'”. Dovrebbe funzionare così: ogni anno, a fine ottobre, sarebbero estratte tre nuove tipologie di spesa su una rosa di 15 categorie considerate “ad alto rischio di evasione” e individuate dall’Agenzia delle entrate il 30 giugno di ciascun anno. Le tipologie devono rientrare in quattro categorie più generiche: le piccole manutenzioni domestiche come l’idraulico o l’imbianchino, i servizi alla persona come il parrucchiere o l’estetista, le parcelle dei liberi professionisti, come avvocato o ragioniere e il conto pagato al ristorante o in albergo.

La ghiotta posta in palio punta a contrastare l’evasione: con il riconoscimento di una detrazione “pari al doppio dell’aliquota Iva applicata sulla fornitura del bene o della prestazione”, il contribuente è ovviamente invogliato a richiedere le ricevute per una serie di servizi più ampi di quelli che potrà poi scontare effettivamente, non sapendo quali gli daranno un effettivo beneficio fiscale. Il gettito collegato alle maggiori fatture in 15 categorie di spesa dovrebbe essere sufficiente secondo i deputati a coprire lo sconto previsto per sole tre tipologie.