Ha dovuto ricorrere a un’ingiunzione per impedire che la campagna di Donald Trump “intimidisca gli elettori”. Su richiesta dei democratici, il giudice del Northern District dell’Ohio, James Gwin, ha ordinato che i supporter di Trump (e quelli di Roger Stone, un consulente repubblicano che dirige il gruppo “Stop the Steal”) si tengano lontani dai seggi l’8 novembre – o almeno non assumano comportamenti minacciosi. In realtà qualche ora prima, la campagna di Donald Trump aveva promesso di non intimidire, pubblicando una serie di linee guida per la condotta dei propri osservatori ai seggi. Difficile però dire con certezza che cosa succederà l’8 novembre.

Ormai da mesi Donald Trump ripete che le elezioni saranno rigged, manipolate (anche se negli ultimi giorni, con la sua ripresa nei sondaggi, il tema è passato in secondo piano). Il concetto ha avuto particolare fortuna in quei settori del suo elettorato più vicini alla destra radicale e ai gruppi delle milizie. Per giorni questi gruppi hanno rilanciato la tesi della cospirazione e promesso di presentarsi ai seggi – anche armati – per controllare che tutto si svolga legalmente. In realtà, considerata la continua ricerca di pubblicità e scandalo di molti di questi, la minaccia è lungi dall’essere una certezza. Ma, come ha spiegato Mark Potok del Souther Poverty Law Center, “la possibilità di violenza nel giorno delle elezioni è reale”.

Vediamo qualche esempio. Andrew Anglin, editor del sito web neo-Nazi Daily Stormer, ha annunciato di voler “mandare un esercito di nazionalisti della Alt-Right a controllare i seggi”, in collaborazione con un sito della “destra alternativa”, TheRightStuff.Biz. Proprio un membro di TheRightStuff ha spiegato: “Stiamo organizzando degli osservatori nelle aree urbane per eliminare il tipo più tradizionale di frode elettorale. Avremo anche camere nascoste dentro i seggi di Philadelphia, per accettarci che le stesse persone non votino due volte”. L’accenno a Philadelphia non è casuale e sottintende un’esplicita allusione razzista. Philadelphia è la città con un’alta percentuale di voto afro-americano, dunque con più chance, secondo questo sito di destra, di essere oggetto di brogli. Un membro di TheRightStuff, il mese scorso, aveva anche spiegato che il gruppo era pronto a mandare dei suoi uomini nei ghetti di Philadelphia per “distribuire erba e whiskey” e disincentivare la partecipazione al voto dei ragazzi neri.

Difficile prendere queste affermazioni come qualcosa di più del delirio di gruppi ai margini della società e della politica e in cerca di visibilità. Ben più concreti appaiono i piani degli Oath Keepers, una milizia nata nel 2009 (c’è un dato interessante a questo proposito: le milizie attive negli Usa sono oggi 276; erano 42 nel 2008). Denunciando “una ben orchestrata campagna di frode elettorale su scala industriale”, gli Oath Keepers spiegano di volersi riunire ai seggi “in incognito e per raccogliere intelligence sulle frodi”. I loro piani sono apparsi così reali che il “Lawyers Committee for Civil Rights Under Law” ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di investigare quello che gli Oath Keepers hanno in mente per l’8 novembre.

Un altro che ha spesso in mente qualcosa è il vulcanico Roger Stone, storico consulente repubblicano e confidente di Trump. Quest’anno Stone è stato particolarmente impegnato a partecipare a programmi tv per rilanciare il messaggio dell’amico e candidato alla presidenza (in un tweet ha definito un commentatore di Cnn “stupido negro”). Stone ha però trovato anche il tempo di organizzare, o almeno di dire di avere organizzato, centinaia di volontari per presidiare i seggi dell’Ohio e dell’immancabile Philadelphia. Di qui l’ingiunzione del giudice dell’Ohio a Stone, di tenersi lontano dai seggi.

Tra i suprematisti bianchi che appoggiano Trump ci sono anche quelli dell’American Freedom Party, il cui leader William Johnson ha spiegato che i suoi uomini stanno lavorando in stretta collaborazione con la campagna di Trump per far andare tutto liscio il giorno delle elezioni. Mobilitati altri suprematisti, quelli del Traditionalist Workers Party, che saranno proprio in Ohio, il giorno del voto, per volantinare a favore di Trump. E mobilitati anche gli uomini del Ku Klux Klan, che l’8 novembre parteciperanno ad operazioni di get out the vote a favore del loro candidato alla presidenza. Più decisi gli iscritti al National Socialist Movement. Jeff Schoep, il suo leader, ha annunciato di voler inviare degli “scrutatori informali” per controllare le operazioni di voto.

Non sorprende la mobilitazione della destra nazista, radicale, suprematista, nazionalista per Donald Trump. Il candidato, dopo qualche esitazione, ha rifiutato il sostegno di molti di questi uomini e gruppi; ma è comunque indubbio che nazisti e suprematisti vedono, per la prima volta dopo decenni, la possibilità di uscire dalla clandestinità. I loro temi – America first, lotta all’immigrazione, eliminazione dei trattati di commercio internazionale, rivendicazione dell’eredità bianca degli Stati Uniti – sono quelli che Trump ha fatto diventare correnti nel dibattito politico. David Duke, l’ex leader del KKK e attuale candidato al Senato in Lousiana, ha spiegato che “per un bianco americano, non votare Trump equivarrebbe a un tradimento”. E Rocky J. Suhayda, a capo dell’American Nazi Party, ha spiegato che la candidatura di Trump “è una splendida opportunità, che può non tornare più”.

Ecco quindi che, al richiamo della rigged election, le truppe della destra radicale rispondono. Rispondono spesso in modo provocatorio, esagerato, senza vero fondamento. Ma rispondono alimentando un clima di tensione, timore, nervosismo che ha segnato tutta la campagna e che diventa ancora più pesante il giorno delle elezioni. Il timore è che qualcuno possa presentarsi armato ai seggi e pretendere di mettere il naso nelle operazioni di voto. La National Association for the Advancement of Colored People (NAACP), insieme a un centinaio di associazioni, annuncia a sua volta la mobilitazione di centinaia di avvocati e osservatori elettorali. Cornell William Brooks, presidente della NAACP, non nasconde la preoccupazione: “Abbiamo visto violenze ai rally di Trump, il KKK che appoggia la sua campagna, i nazionalisti bianchi che arrivano sino alla porta dei nostri quartieri generali. Escludo che ci possano essere episodi di violenza il giorno delle elezioni? Forse no”.