Strattonamenti, schiaffi, rimproveri. E poi insulti: “imbecille”, ”stronzo”, “disgraziato”, “topolino che fa la cacca…”. Erano solo alcuni dei maltrattamenti che una maestra 50enne della scuola materna “Anna Malfaiera” di Fabriano commetteva da tempo ai danni dei suoi alunni, bimbi tra i 3 e i 5 anni. Ed è per questo che la gip di Ancona Antonella Marrone ha disposto la misura cautelare della sospensione dall’esercizio della professione per l’insegnante, allontanatasi da Fabriano già prima dell’estate scorsa e ora indagata per maltrattamenti fisici e psicologici.

Ad avviare l’indagine nell’aprile scorso, coordinata dalla procura della Repubblica di Ancona, è stata la segnalazione della mamma di uno dei bimbi, preoccupata perché il figlio non voleva più andare a scuola. La donna si è rivolta al Commissariato e, seguendo i consigli della Polizia, ha cominciato ad osservare con maggiore attenzione i comportamenti del piccolo, che si svegliava di notte rimproverando il proprio animaletto di peluche con frasi del tipo: “Non lo fare più, hai capito?”, “Non te lo dico più! In castigo subito!”. Su disposizione del pm Ruggiero Dicuonzo gli agenti hanno interpellato anche altri genitori, scoprendo che vari alunni della stessa classe si svegliavano di notte urlando spaventati. E così il commissariato di Polizia, diretto da Michele Morra, ha deciso d’installare delle telecamere nascoste all’interno dell’aula, registrando così le violenze commesse dall’insegnante.  

Tra i vari atti vessatori, oltre a percosse e insulti, anche la punizione del cosiddetto “angolo buio”, l’angolo della classe dove i bambini che la maestra considerava più ”cattivi” venivano costretti a sedersi a forza di spintoni, mentre piangevano a dirotto. La donna intimoriva inoltre i suoi alunni minacciando gravi conseguenze nei confronti di chi avesse raccontato ai propri genitori delle offese e delle botte ricevute a scuola. Tutti atteggiamenti che – fa sapere la polizia – infliggevano penose condizioni di vita scolastica ai bambini, determinando un’alterazione nel loro equilibrio e della loro serenità di crescita.

Se i dettagli dell’inchiesta sono emerse solo in queste ore, il provvedimento di sospensione dal servizio era stato disposto già da mesi. L’insegnante, che aveva preso servizio nell’asilo lo scorso febbraio per un incarico annuale, aveva abbandonato Fabriano prima dell’estate. Lo ha reso noto il sindaco della città, Giancarlo Sagramola. “Com’è doveroso – ha spiegato il primo cittadino – l’amministrazione comunale non sapeva nulla dell’inchiesta in corso: ho appreso dell’indagine stamani, a operazioni concluse”.

L’avvocato difensore dell’insegnante, Stefano Mengucci, annuncia intanto di voler fare ricorso al Tribunale del riesame di Ancona per ottenere la revoca della misura di interdizione dalla professione della sua assistita, attualmente disoccupata. Il legale riconosce che la vicenda è “delicata”, ma al contempo osserva come forse sia “stata fatta diventare più grande di quello che è. Nei filmati girati dalle telecamere nascoste della Polizia – ha proseguito Mengucci – schiaffi non ne ho visti, solo qualche spintone; i rimproveri di un’insegnante forse troppo autoritaria, cose che in passato sarebbero state accettate ma oggi, giustamente, non vengono più tollerate”. Secondo l’avvocato “siamo senz’altro di fronte a episodi gravi, ma che a mio avviso andavano affrontati in maniera diversa: non capisco perché la mamma del bambino non si sia rivolta alla dirigente scolastica, invece di andare subito alla Polizia”. Se avessero segnalato subito il caso alla preside, spiega Mengucci, l’insegnante – madre di 3 figli maschi originaria della Campania – non avrebbe continuato a fare lezione per cinque mesi”. Nessun commento sull’episodio dal dirigente dell’Ufficio scolastico regionale delle Marche Ugo Filisetti, che ha subito applicato la misura stabilita dal Gip e avviato un’azione disciplinare.