Ecco la scena. Raccontata in breve. Studenti che pacificamente si ritrovano e pacificamente protestano a Palermo contro Renzi e il partito del capitale. Nulla di nuovo, fino a qui. Normale che vi siano dissensi e proteste. È, o dovrebbe essere, così in una democrazia. Che è, o dovrebbe essere, il potere che non solo accetta e non reprime il dissenso: ma che, di più, fa di esso il suo elemento costitutivo.

E invece a Palermo, questo fine settimana, non è andata così. Gli studenti pacificamente dissenzienti sono stati barbaramente manganellati. La polizia li ha caricati e colpiti senza riserve. E, diciamolo pure, senza ragioni. A meno che pestare barbaramente il dissenso abbia una ragione. Il Partito democratico ha, ancora una volta, svelato il suo vero volto: il volto del capitale, il volto del potere, il volto dello status quo.

Del resto, il reale posizionamento del Partito democratico ci era noto da tempo: è il Partito che alla Leopolda siede col delocalizzatore Marchionne e col mondialista della finanza Serra, mica coi lavoratori oggi abbandonati e privi di ogni rappresentanza. È il Partito neo-orwelliano che propone di rendere illegale lo sciopero (2015) e che – parola di Matteo Renzi – lamenta che oggi il differenziale nello stipendio tra imprenditori e lavoratori non è sufficientemente alto.

E ora, con questo nefando pestaggio di Palermo, abbiamo visto un’altra parte del Partito. Abbiamo ora svelato l’arcano circa l’enigmatica sigla Pd: Pestaggio democratico. Orwell è realizzato: 1984 non è più distopia, è realtà. La guerra è pace, la scuola è buona, il partito è democratico. Ed è anche la prova che è assai più breve del previsto il passo dal renziano adagio rassicurante “la mia scorta sarà la gente” al suo reale capovolgimento “la mia scorta sarà l’agente”.