Regeni, le opposizioni contro Tajani: “Negazionismo indecente, si dimetta”. Lui: “Ho solo fotografato la sentenza”
“Parole indecenti”, “agghiacciante negazionismo“, “posizione grave”. Le opposizioni si scagliano contro le dichiarazioni sulla sentenza Regeni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui “sono state condannate tre persone, non l’Egitto”. Interpellato dai cronisti, il vicepremier si dice “stupito dalle polemiche”: “Mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri”, risponde. “Ho detto che tre persone sono state condannate perchè questo è il perimetro della sentenza, non ho fatto altro che fotografare la sentenza, ho detto che non è sufficiente per scoprire la verità quello che ha accertato la Corte a Roma, bisogna andare avanti, io non ho mai ceduto su questo, ma agire con discrezione non significa non agire”, afferma. “Tajani ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese”, attacca la segretaria Pd Elly Schlein. Il leader di Forza Italia, accusa, “dimostra di non aver capito niente della sentenza di ieri, che condanna per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni tre componenti dell’apparato di sicurezza del regime egiziano. Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi. Le parole di Tajani sono molto gravi perché arrivano proprio quando la giustizia ha compiuto un importante passo avanti, dopo dieci anni di tenace battaglia per la verità da parte della famiglia Regeni e uno sforzo encomiabile della Procura. Tajani si risparmi i toni da assoluzione di ufficio, anche perché adesso è compito del governo far rispettare ed eseguire la sentenza emessa, con un’iniziativa politica e diplomatica forte e determinata, per pretendere dal governo egiziano di consegnare i responsabili alla giustizia e che paghi all’Italia il risarcimento che la sentenza ha stabilito”, conclude.
Dal Pd interviene anche la deputata e responsabile Giustizia Debora Serracchiani: “È grave la posizione di Tajani. Proprio mentre arriva un risultato importante dalla giustizia, con la sentenza di ieri, invece di coglierne il valore rischia di frenare, sminuire, di assolvere di fatto l’Egitto e di far fare all’Italia un grave passo indietro nella ricerca della verità e della giustizia per Giulio Regeni. Ora serve l’esatto contrario: un’iniziativa politica e diplomatica forte, che pretenda dal governo egiziano il rispetto della sentenza e che i responsabili paghino per quello che hanno fatto”. Per il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia, le parole di Tajani sono “gravi e sorprendenti“: “Nessuno sostiene che la Corte d’Assise abbia condannato lo Stato egiziano. Ma quei tre uomini appartenevano agli apparati di sicurezza egiziani e per anni le autorità del Cairo non hanno fornito la collaborazione necessaria alla giustizia italiana. È questo il punto che il ministro degli Esteri dovrebbe porre al presidente al-Sisi”, incalza.
Ancora più duro il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni: “Il ministro Tajani ha perso definitivamente il controllo, siamo all’indecenza pura e semplice. Non hanno il coraggio di guardare in faccia la verità preferiscono fare figuracce pur di non disturbare in alcun modo il potente faraone d’Egitto e chi fa affari con lui. Se ne devono andare al più presto dal governo del Paese”. E dopo la giustificazione del ministro rincara: “L’ennesima toppa peggiore del buco, a questo punto dovrebbe soltanto dimettersi. Ma prima ci faccia sapere cosa intende fare l’Italia perché la sentenza sul sequestro di Giulio Regeni sia eseguita”. Il leader di +Europa Riccardo Magi parla di “negazionismo agghiacciante“: “Le parole di Tajani fanno rabbrividire. Non erano tre persone a caso, erano agenti dei servizi segreti egiziani, che il regime di Al-Sisi ha coperto, tanto che il processo che ha portato alla loro condanna si è svolto in contumacia. E mentre Tajani era seduto a tavola con il presidente egiziano, senza chiedere nulla su queste vicenda, una famiglia qui in Italia piange la morte di un figlio e continua a battersi per la verità. Noi stiamo con la famiglia di Giulio, non certo con chi baratta la vita di un ragazzo per preservare le relazioni diplomatiche di un regime criminale“, afferma.
Per il capogruppo M5s al Senato Luca Pirondini, “le parole di Tajani sono politicamente molto gravi. Come si fa a rifugiarsi in distinzioni formali mentre tre appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani sono stati condannati dopo anni di ostacoli e mancata collaborazione da parte del Cairo? La magistratura italiana ha fatto la sua parte. Ora tocca al governo. Tajani venga immediatamente in Parlamento e riferisca con chiarezza quali iniziative intenda assumere, quali passi abbia compiuto nei confronti delle autorità egiziane e come intenda difendere l’esito del processo italiano. Ministro Tajani, il Parlamento non può essere informato solo attraverso dichiarazioni alla stampa. Venga in Aula, si assuma la responsabilità politica delle sue parole e spieghi agli italiani quale linea intende seguire. Le sue parole sono una ferita alla memoria di Giulio Regeni e non rendono onore a un Paese come l’Italia, che dovrebbe difendere con fermezza la dignità dei propri cittadini e la propria giustizia”.
“Tajani è un ministro che fa vergognare tutta l’Italia e dovrebbe dimettersi. Le parole che ha pronunciato sono di una gravità inaudita”, attacca il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli. “Tajani ci ha già abituato a dichiarazioni incommentabili, ma quelle di ieri offendono la memoria di Giulio Regeni e il dolore dei suoi genitori. Basta con questo linguaggio e con un governo che ragiona secondo il motto “pecunia non olet”, il denaro non puzza. Per il governo gli affari con l’Egitto e il petrolio vengono prima del diritto internazionale e della giustizia. E Giorgia Meloni, ancora una volta, resta in silenzio. Questo è il governo della destra che affossa il diritto e offende la memoria di Giulio Regeni, sequestrato, torturato e assassinato in Egitto”. Per il deputato Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, “tra tutte le parole che Tajani poteva usare per commentare la sentenza ha scelto le peggiori. Pretende di spiegare la giustizia italiana, ma dimostra di aver capito poco sia della giustizia che della verità. Tajani dovrebbe ricordarsi che è il ministro degli Esteri dell’Italia, non dell’Egitto. E imparare a scegliere con cura le parole”.