Non può certo dirsi, a otto anni dalla sua prima elezione e a quattro dalla sua riconferma, che Obama abbia esaudito in modo soddisfacente le molte promesse che aveva fatto e le molte illusioni (comprese le mie) che aveva suscitato. Certo, non tutto può essere ritenuto di sua diretta responsabilità. Il presidente degli Stati Uniti non è affatto, nonostante le apparenze, una persona onnipotente.

Anzi, deve subire pesanti condizionamenti da molte potenti lobby e non può certo prescindere dalla necessità di portare avanti, comunque e a ogni costo, gli interessi e i disegni della potenza imperiale che almeno dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi esercita l’egemonia sul pianeta. Per giunta in una fase di evidente declino politico, economico e ideologico di tale supremazia.

Eppure forse ci si doveva aspettare qualcosa di più da qualcuno che è stato votato per cancellare la pessima immagine degli Stati Uniti lasciata da Bush junior e, prima ancora, da Bill Clinton e da Bush padre. Non è comunque che gli manchino problemi gravissimi cui dedicare la sua attenzione. Eppure, da bravo presidente yankee, preferisce occuparsi dei problemi interni degli altri, specie dei Paesi che considera alla stregua di colonie.

In effetti colpisce molto negativamente l’assist che egli ha voluto, a poco più di un mese dalla fine di un mandato non certo entusiasmante, fornire a Matteo Renzi. Sarebbe stata opportuna maggiore discrezione, astenendosi non tanto dall’esaltarne i presunti meriti politici o estetici, quanto dall’intervenire a gamba tesa nella questione del referendum in programma per il 4 dicembre.

A me, che pure sono dall’inizio a favore del No per i motivi più volte espressi e sui quali certamente avremo ancora occasione di tornare più volte da qui al voto referendario, avrebbe dato beninteso fastidio anche che Obama o altri si fossero espressi contro l’orribile proposta di Renzi & C. E’ infatti principio anche giuridico internazionale riconosciuto, che ogni Paese e ogni popolo affrontino autonomamente le rispettive scadenze istituzionali senza che altri governi abbiano a discettare o esternare al riguardo.

Si conferma peraltro come profondamente viziato e innaturale sia il rapporto esistente fra Italia e Stati Uniti, per precisa responsabilità dei governanti di entrambi tali Stati. Questi ultimi non sono in posizione di reciproca indipendenza, ma l’Italia costituisce una vera e propria dépendance coloniale del potente alleato, o meglio padrone, di Oltreoceano. Evidentemente più che soddisfatto per l’appoggio cieco e incondizionato che Renzi, l’ex militante antiimperialista Gentiloni e l’ex pacifista Pinotti gli danno praticamente su tutte le questioni internazionali aperte, inviando prontamente soldati e mezzi militari ovunque venga richiesto da Washington, direttamente o per tramite Nato, Obama non si è peritato di esprimere una propria opinione su di una questione, come quella del voto referendario, sulla quale è ben plausibile ritenere che le sue informazioni siano estremamente scarse e infondate. E l’ha voluto fare, e questo è gravissimo, in quanto presidente degli Stati Uniti in carica.

Se è vero che, come acutamente rilevato da Rodotà e altri, l’insensata campagna referendaria promossa da Renzi sta contribuendo a una divisione forse insanabile del popolo italiano, che pure la Costituzione repubblicana aveva unito al di là di opzioni politiche interne e internazionali, il regalo prereferendario di Obama a Renzi costituisce a sua volta una spinta in questa inaccettabile direzione.

Per bloccare tale deriva c’è solo un modo ed è quello di votare No il 4 dicembre per procedere non già allo snaturamento ma finalmente all’attuazione del dettato costituzionale in buona parte rimasto fino a oggi lettera morta. Non è peraltro casuale che proprio l’alleanza con gli Stati Uniti sia stata la causa determinante di molte violazioni della Costituzione e in particolare dell’art. 11, e questo specialmente da quando gli Stati Uniti hanno istigato il nostro governo a partecipare a operazioni militari.

Il fatto che tutti i poteri forti del pianeta, tutti i poteri insomma che sono i responsabili dell’attuale situazione di crisi, stiano spingendo a favore dell’impresentabile, astrusa e autoritaria proposta ideata dal primo ministro e dai suoi accoliti, deve costituire un motivo in più per dire No, unitamente ai tanti altri derivanti sia dal merito di tale proposta inaccettabile che dai numerosi problemi, in fase di aggravamento sempre peggiore, che sta vivendo il Paese sotto il dominio dell’attuale coalizione.

Il nostro vero problema infatti non è certo la presunta scarsa produttività del Parlamento, ma piuttosto l’inesistente indipendenza del governo, assoggettato ai voleri di questa o quella forza esterna, si tratti di governi stranieri, di poteri finanziari internazionali o di imprese o lobby nazionali. Il 4 dicembre dobbiamo quindi dire No alla perenne condizione di minorità del nostro Paese che sotto l’infausta guida di Renzi si avvia sempre più ad essere colonia, americana o tedesca, da molti punti di vista.