L’esercito iracheno, appoggiato dalla coalizione internazionale a guida Usa, ha lanciato l’attesa offensiva per riconquistare Mosul, “capitale” irachena dello Stato Islamico, nel nord del Paese. A dare l’annuncio è stato il primo ministro Haider al-Abadi in un discorso diffuso nelle prime ore del mattino dalla tv di Stato. L’emittente ha mostrato il premier vestito nell’uniforme delle forze di élite anti-terrorismo, ai microfoni fiancheggiato dagli alti ufficiali militari.

Aerei da guerra delle forze irachene e della coalizione internazionale stanno bombardando intensamente la periferia settentrionale della città. Il Comando delle operazioni per la liberazione della provincia di Ninive, di cui Mosul è capoluogo, ha informato in una nota che gli attacchi aerei hanno come obiettivo la zona di Sahel Ninive a nord di Mosul, specialmente nell’area di Bashiqa. Intanto, l’artiglieria pesante di esercito iracheno e curdo bombarda con forza le stesse zone. Inoltre, le truppe irachene e curde hanno superato le prime linee del fronte e hanno cominciato ad avanzare verso Bashiqa e al-Jazer.

Secondo il sito curdo iracheno Rudaw e una inviata vicino alla prima linea della televisione panaraba Al Jazeera, forze speciali dell’esercito Usa sono impegnate sul terreno, in particolare insieme ai miliziani curdi Peshmerga. Secondo entrambe le fonti, i militari americani sono “chiaramente visibili“.

Al Abadi agli abitanti: “Assicureremo la vostra dignità” – “Queste forze che vi stanno liberando oggi hanno un obiettivo a Mosul, che è quello di cacciare Daesh e assicurare la vostra dignità”, ha detto Al Abadi rivolto agli abitanti di Mosul. “Dio volendo, vinceremo”, ha aggiunto. I tonfi di sporadici colpi d’artiglieria sono echeggiati attraverso le pianure di Ninive, secondo quanto hanno riferito alcuni testimoni. La tv di stato ha trasmesso musiche patriottiche nel giro di alcuni minuti dopo l’annuncio del via all’attacco. L’offensiva, se coronata da successo, sarà il più duro colpo inferto finora all’Isis. In una dichiarazione sul suo sito internet Al Abadi ha promesso che la battaglia segnerà una nuova fase, che condurrà alla liberazione di tutti i territori iracheni dal controllo dei militanti dell’Isis entro la fine dell’anno. Per portare a termine l’operazione saranno necessarie “probabilmente settimane, e forse anche di più”, ha detto il generale Stephen Townsend, comandante delle forze congiunte americane.

Peshmerga a 7 km da Mosul: “Ma non entreremo in città” – La tv panaraba Al Jazeera ha riferito che le forze curde dei Peshmerga hanno strappato all’Isis il controllo di sette villaggi nelle prime quattro ore dell’offensiva e i miliziani curdi sono arrivati 7 chilometri dalla periferia di Mosul. I Peshmerga hanno fatto sapere che non entreranno in città, lasciando il compito alle sole forze governative di Baghdad per non fomentare tensioni. Lo ha detto Kifah Mahmud Karim, consigliere per i media di Massud Barzani, presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno. Karim ha precisato il compito di entrare a Mosul, in mano all’Isis, è affidato alla 16ma divisione dell’esercito e alla polizia federale.

Conferme arrivano anche dal governo iracheno: saranno l’esercito di Baghdad e la polizia federale, “e nessun altro”, ad entrare a Mosul, ha fatto sapere Al Abadi, cercando di rassicurare la popolazione su possibili violenze e rappresaglie che potrebbero scoppiare in questa città multietnica e multiconfessionale, ma a maggioranza sunnita, dopo la cacciata dell’Isis. In particolare il piano prevede che le forze curde, le milizie sciite filo-iraniane e quelle sunnite filo-turche non entrino in città.

Le forze armate turche, inoltre, hanno fatto sapere che partecipano all’operazione circa 1.500 soldati iracheni addestrati dalla Turchia nella base di Bashiqa. Nei giorni scorsi la presenza delle truppe turche nella città e il loro ruolo nella ripresa di Mosul hanno causato tensione tra Ankara e Baghdad. Nelle forze impegnate a Mosul ci sono tra l’altro yazidi e cristiani, hanno dichiarato le fonti. “Non c’è attualmente partecipazione all’operazione da parte dell’esercito turco, ma gli sviluppi vengono osservati molto di vicino”, hanno specificato.

Onu: “Civili prigionieri usati come scudi umani” – Le Nazioni Unite hanno espresso “estrema preoccupazione” per la popolazione, 1,5 milioni di persone. A lanciare l’allarme per la condizione dei civili è stato il responsabile delle operazioni umanitarie dell’Onu Stephen O’Brien: “Decine di migliaia di bambine irachene, di bambini, di uomini e donne potrebbero subire un assedio o essere utilizzati come scudi umani“, ha detto. “Migliaia di persone potrebbero rimanere intrappolate nei combattimenti” e “a seconda dell’intensità e del raggio degli scontri, nello scenario peggiore, fino a un milione di persone potrebbero essere costrette ad abbandonare le proprie case”. Intanto secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, circa 100.000 persone potrebbero fuggire dalla città “verso la Siria e la Turchia. Sono in corso preparativi in Siria per ricevere fino a 90.000 rifugiati iracheni”.

Guardian: “Jihadisti impediscono la fuga degli abitanti” – Le prime indicazioni che arrivano dalla città confermano i timori. Secondo quanto riferisce il Guardian, che cita testimoni sul posto, i miliziani di Isis stanno impedendo a chiunque di lasciare la città: hanno allestito, inoltre, posti di blocco sulle strade e fatto esplodere le case di quelli che sono già fuggiti, come deterrente alla fuga. Intanto, si sono anche distribuiti nelle zone residenziali per ostacolare i raid aerei di sostegno.

Mosul, la città multiconfessionale “capitale” del Califfato in Iraq – Mosul ha circa un milione e mezzo di abitanti. E’ caduta sotto il dominio dell’Isis durante un blitz nel giugno 2014 che ha lasciato circa un terzo dell’Iraq nelle mani dello Stato Islamico e ha fatto precipitare il Paese nella sua crisi più dura dai tempi dell’operazione Iraqi Freedom, cominciata il 20 marzo 2003 con l’attacco della coalizione guidata da Stati Uniti e Gran Bretagna per liberare il paese dal regime di Saddam Hussein. Dopo aver conquistato Mosul, il leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi era entrato in città e aveva annunciato l’istaurazione di un califfato islamico che al massimo della propria espansione copriva quasi un terzo dell’Iraq e della Siria. Ma fin dagli ultimi mesi dello scorso anno, il califfato ha perso battaglie in Iraq e le aree controllate nel paese si sono ristrette a Mosul e ad alcune piccole città nel nord e nell’ovest.