Spagna, Vox sfonda nelle aree rurali con braccianti stranieri: non bastano le regolarizzazioni di Sanchez, paga più la narrazione razzista
I risultati delle ultime elezioni andaluse raccontano una storia precisa. Il Partido Popular perde la maggioranza assoluta e per governare dovrà appoggiarsi a Vox. Quest’ultimo non esplode, ma si stabilizza nelle province di Almería, Huelva, Jaén: territori agricoli, spesso latifondisti, con un’alta concentrazione di lavoratori migranti e un conservatorismo storico che affonda le radici nel franchismo. Ad Almería, Vox ottiene il 23,21% dei voti, diventando la seconda forza provinciale, superando persino il Psoe. È il risultato di una strategia costruita negli anni.
Il mondo rurale vive da decenni in una condizione di marginalità strutturale. Le politiche neoliberali hanno smantellato l’accesso alle risorse nelle zone interne, i prezzi agricoli sono crollati, i costi di produzione sono esplosi. I giovani emigrano verso le città. La grande distribuzione alimentare detta le condizioni ai produttori, stretti tra margini sempre più risicati e una burocrazia europea percepita come lontana e ostile. A questo si aggiunge quello che la giornalista Patricia Dopazo, coordinatrice della rivista Soberanía Alimentaria, chiama “il disprezzo sistematico che il mondo rurale percepisce da parte della città”. La sinistra è stata a lungo accusata di essere “cosmopolita”: attenta ai diritti civili, ai temi di genere, all’ambiente ma sorda alle preoccupazioni concrete di chi vive di terra e bestiame. Questo vuoto non è rimasto vuoto a lungo.
La penetrazione di Vox nel mondo agricolo non è stata improvvisata. Il principale architetto dell’operazione è Jorge Buxadé, falangista ed eurodeputato di Vox che dal Parlamento europeo ha costruito i ponti tra l’estrema destra continentale e le organizzazioni del settore primario spagnolo. Nel 2021 fonda Nuestra Tierra, un’associazione che si presenta in difesa del mondo rurale, delle tradizioni, della caccia, dell’identità nazionale del campo spagnolo. La prima uscita pubblica è significativa: partecipa alla manifestazione del 20 marzo 2022 a Madrid, la grande mobilitazione del settore primario sotto lo slogan “uniti per la campagna” che raccoglie 200mila persone. La tattica è sempre la stessa: identificare una ferita legittima, infiltrarne la narrazione, deviare la rabbia verso i nemici sbagliati. L’ecologismo, l’animalismo, “l’agenda globalista 2030“, i migranti. Non i grandi latifondisti, non la grande distribuzione, non le politiche agricole europee decise dalla destra continentale. “Se ti concentri sulle reti di Vox, supportano le manifestazioni sempre critiche verso l’Agenda 2030”, spiega Julián Macías, direttore di Pandemia Digital. “L’obiettivo è criticare il nulla, e non le cause reali”.
Nel febbraio 2024, durante le manifestazioni di trattori che bloccano autostrade in Francia, Germania, Belgio e Spagna, Buxadé organizza una riunione a Bruxelles con il commissario europeo all’Agricoltura, con i consiglieri regionali di Aragona, Castiglia e León, Comunitat Valenciana ed Extremadura — tutti di Vox — e con i rappresentanti delle principali organizzazioni di settore. Un vertice che mescola istituzioni, lobby e partito in un dispositivo di potere che la sinistra non è riuscita a costruire.
L’Andalusia è un caso emblematico. Le serre di Almería producono pomodori, peperoni e cetrioli per tutta Europa grazie al lavoro di decine di migliaia di braccianti africani, in condizioni spesso precarie, alloggiati in baraccopoli ai margini dei paesi. Proprio qui, a El Ejido e nei comuni limitrofi, Vox ha costruito alcuni dei suoi risultati più forti. Le élite agricole locali hanno bisogno dei migranti per raccogliere i loro prodotti però non vengono toccate dal discorso politico di Vox. Sono i migranti a diventare il bersaglio, la spiegazione di ogni malessere: un discorso razzista che scarica sulle comunità più vulnerabili le tensioni generate da un modello economico che quelle stesse élite alimentano. Anche se il governo Sánchez ha approvato una delle leggi di regolarizzazione degli stranieri più significative degli ultimi anni, che in teoria metterebbe in regola molti di questi lavoratori precari, la narrativa di rifiuto agli stranieri si mantiene intatta.
I dati andalusi confermano la stabilizzazione: Almería al 23,21% (+2,49 rispetto al 2022), Huelva al 14,86% (+2,09), Jaén al 13,57% (+0,74). In controtendenza le province più urbanizzate, dove Vox perde qualche decimale. Il blocco PP-Vox passa dal 56,58% al 55,4%, ma qualcosa a sinistra si muove: Adelante Andalucía guadagna sei seggi. Il caso andaluso non è isolato. In Extremadura (dicembre 2025) Vox è passato dall’8,13% a quasi il 17%, conquistando 11 seggi contro i 5 precedenti. Nei comuni rurali il partito ha duplicato o triplicato i risultati, raggiungendo punte superiori ai 30 punti. Zone come la comarca del Campo Arañuelo hanno visto il Psoe scivolare al terzo posto e Vox imporsi come seconda forza. In Aragona (febbraio 2026), Vox ha ottenuto il 17,88% e 14 seggi, raddoppiando la propria rappresentanza, e ha migliorato i risultati nel 91,3% dei comuni. La crescita è concentrata nelle aree più rurali e spopolate — in particolare nella provincia di Teruel — dove ha ottenuto tra il 27% e il 31% dei voti. Il meccanismo è duplice: il risentimento per lo spopolamento e l’abbandono istituzionale e la presenza di lavoratori migranti nell’agricoltura usata come elemento identitario. In entrambe le regioni il risultato è lo stesso: il PP vince ma non raggiunge la maggioranza assoluta e Vox diventa il socio indispensabile per governare.
Vox non ha sfondato, ma si è radicato. Il terreno su cui si è successo — la campagna, la provincia, il malcontento agricolo — è stato abbandonato dalle forze progressiste abbastanza a lungo da permettere a un partito erede del franchismo di presentarsi come il difensore dei “veri spagnoli”. Le elezioni nazionali saranno il prossimo banco di prova. Nel frattempo, la strategia continua: presidio delle fiere agricole, sindacati di settore, canali WhatsApp, manifestazioni. Una battaglia culturale paziente, capillare, e per ora senza avversari all’altezza.