Le favole di una volta cominciavano così e finivano bene. Ci si sposava e si era felici e contenti. Ora, invece, le favole finiscono su una rete metallica. A Ceuta e Melilla, enclaves spagnole in Marocco, ci sono tre cinte e quella in zona marocchina la rete misura 6 metri di altezza. La parte superiore è studiata per ribaltarsi e cadere nel caso si tenti di attaccarvisi. Seguono poi un intricato labirinto di cavi che si alzano e sollevano a seconda del peso e dei movimenti dei corpi come una ragnatela. Segue una barriera alta tre metri anch’essa ribaltabile. La terza cinta, infine, misura 4,5 metri ed è dotata di ricettori che azionano allarmi e altri sistemi repellenti. Siamo nel mese di ottobre del 2016, dentro un’Europa che spegne le favole su una rete completata da lame taglienti. In cento sono passati dall’altra parte. Cento fiabe da raccontare ai nipoti diventati grandi e che alle favole non credono più. Sono trecento i migranti che hanno sfidato la rete, il grande abisso, la prova decisiva e hanno cercato di raccontare. C’era una volta un re che sposa la più bella e la più povera fanciulla del reame.

Fabbricatori di filo spinato contro fabbricatori di fiabe, questa è la scelta di civiltà che i nostri tempi spingono a compiere. Filo spinato zincato da oltre 80 anni. Chilometri di fili, dove si posano gli uccelli migratori per continuare il viaggio. Serpenti che recintano la storia e la fantasia con gironi imprestati all’inferno. La ditta che li produce ne garantisce la sicurezza passiva e ne fabbrica 10 chilometri al giorno. Accade mentre Dio creava il cielo, la terra, le acque di sopra e quelle di sotto, gli animali, la luce e il fango, da dove è uscito l’uomo di filo spinato. E’ una vecchia storia e la favola ha preso subito inizio. Era il giorno dei muri e dei fili spinati. E Dio vide quello che aveva fatto ed ecco, non era tanto contento. Il fango cominciò a muoversi, ne uscì la donna e poi l’uomo che poco dopo cominciò a delimitare il territorio. Il filo spinato ha una lunga storia e se vogliamo era presente fin dall’inizio. Per separare il giardino dalla terra Dio mise il filo spinato. Sarebbe anche potuta finire lì. A ognuno le sue spine e dopo suo figlio passarono i migranti.

La favola passa il muro, il mare, la sabbia, il deserto e il filo spinato di Melilla. Su trecento che erano ne sono passati un centinaio giovedì mattina. Bastonati, feriti, contusi, respinti, increduli e perduti. Un centinaio sono passati tra un filo e l’altro, tra una croce e l’altra, lacerandosi l’anima della pelle. Le favole funzionano solo di giovedì, al mattino del quarto giorno, quando la luce e le tenebre si cospirano coi migranti. Altre duecento storie sono rimaste bloccate dal crepuscolo e dai militari marocchini. I cento sono arrivati a Melilla in territorio spagnolo. Un solo ferito alle gambe e gli altri negli occhi per sempre. Dio vide quello che aveva fatto il giovedì ed era buono. Erano trecento in tutto, di origine subsahariana, giovani come nelle fiabe raccontate di notte sotto i baobab. Che di anni ne hanno almeno un migliaio e che di cose ne hanno sentite tra una stagione e l’altra. Pioveva neanche fosse il diluvio universale che tutto rifonda. Autostrade dell’informazione, agenzie di notazione, ipermercati e banche popolari, mercati finanziari e carte di credito. Si ricomincia da loro, i cento della rete metallica. L’arca, invece, era affondata da poco.

C’erano una volta e ora le favole rimangono attaccate alle reti da pesca o a quelle metalliche. Lame come uncini e spine come chiodi che attraversano i sogni e li crocifiggono sui Golgota alti sei metri. Ancora pioveva per i cento passati dalla grande rete. Ora sono stivati in un centro prima di esserne espulsi, indegni como sono di figurare tra gli eletti della fiaba. Si erano attrezzati con ganci e scarpe chiodate, come per scalare il cielo. Nell’assalto precedente, lo scorso 4 settembre, un altro centinaio di migranti era riuscito a passare dall’altra parte. Per i primi sei mesi dell’anno sono stati oltre 4.600 a raggiungere la Spagna. Altre migliaia di fiabe sono in transito altrove ed è grazie a loro che la rete di spine ha messo i germogli.