Il Comune di Roma rivuole la festa della Befana di Piazza Navona. Per la felicità dei bancarellieri, secondo i quali le vecchie concessioni risalenti al 2012 sono ancora valide. Il Campidoglio ci va con i pedi di piombo, ma la decisione è presa: se riceverà il via libera dell’avvocatura capitolina su modalità e tempi tecnici, è pronto a fare un bando già per il prossimo Natale, scavalcando il Municipio I che dell’invasione degli ambulanti non vuole sentir parlare. In caso contrario se ne riparlerà nel 2017: “Il rischio che salti anche quest’anno c’è, noi ce la metteremo tutta”, assicura il presidente della Commissione Commercio, Andrea Coia. Ma presto o tardi Piazza Navona riavrà la sua “fiera”: che vuol dire bancarelle di ogni tipo, secondo il criterio dell’anzianità di servizio che favorisce la famiglia Tredicine, che direttamente o indirettamente controlla buona parte delle postazioni.

IL PASTICCIACCIO DI PIAZZA NAVONA – Da quando la giunta di Virginia Raggi si è insediata lo scorso giugno in Campidoglio, quella del Commercio è una delle commissioni più attive: sul tavolo ci sono molti temi scottanti, dal prossimo arrivo della direttiva Bolkenstein alla presenza degli ambulanti in centro. Prima, però, c’è il Natale. E della tradizionale festa della Befana, da sempre oggetto di tanti interessi e altrettante polemiche sulla scarsa qualità degli stand e dei prodotti esposti, che rovinerebbero uno dei luoghi più belli della Capitale. Nel 2014 e nel 2015 non se n’è fatto nulla, per ragioni diverse: due anni fa l’allora sindaco Ignazio Marino aveva provato ad alzare lo standard della manifestazione, con una riduzione del numero dei banchi e una stretta qualitativa sulla merce, scatenando la reazione degli espositori che in segno di protesta non avevano ritirato la licenza; l’anno scorso, invece, sotto il commissario Francesco Paolo Tronca era stato prima pubblicato e poi annullato un bando vecchio stile, di cui risultavano vincitori i soliti noti. Ovvero gli esponenti della famiglia Tredicine, che gestisce buona parte del business degli ambulanti (e un cui membro, Giordano, ex consigliere comunale, è anche stato coinvolto in Mafia Capitale).

M5S: “SÌ, ALLA FIERA” – Adesso la nuova gestione del Movimento 5 stelle (e non solo: c’è unanimità a riguardo) è determinata a ripristinare l’evento: la Commissione commercio si è già riunita sei volte a tal fine. Tutto ruota intorno alla parola “fiera”, che dal 2006 definisce la vendita su suolo pubblico per quel che riguarda l’area di Piazza Navona: il cavallo di Troia attraverso cui – secondo il Municipio I che ha la competenza sulla zona – entra nel mercatino paccottiglia di ogni genere. Ed è anche ciò che determina il monopolio della famiglia Tredicine, prevedendo come primo criterio di assegnazione l’anzianità di servizio. “Se vogliamo fare una nuova festa di qualità, bisogna superare la fiera”, spiega l’assessore di Municipio, Tatiana Campioni. Ma su questo punto il Movimento 5 Stelle la pensa diversamente: “Non è nei piani del Comune intervenire a riguardo”, taglia corto il presidente della Commissione Commercio, Andrea Coia. “Anche il mercatino di Bolzano è una fiera, eppure la sua bellezza è riconosciuta in tutta il mondo. Noi vogliamo muoverci in quella direzione”. Anche se questo significherà ripristinare gli interessi del “cartello” dei Tredicine che Marino aveva provato a toccare: “Non possiamo sacrificare tutta la città per fare guerra a una famiglia. E comunque nell’elenco dei vincitori quel cognome non compare troppe volte (8 su 31 nella categoria “dolciumi” dell’ultimo bando, ndr): se poi un operatore è associato a loro, è un altro discorso”.

NUOVO BANDO O VECCHIE CONCESSIONI? – Natale però si avvicina e il tempo stringe: il limite dei 90 giorni di preavviso è già scaduto e a questo si appella il Municipio, che non ha intenzione di fare alcuna gara (“a quel punto meglio una festa in tono minore solo con le Onlus”, il loro ragionamento). Il Comune sarebbe pronto a scavalcarlo con una delibera di giunta, per pubblicare autonomamente un bando in cui dovranno essere rispettati “alti standard”, mantenendo comunque la riduzione a 48 postazioni voluta da Marino. “Nessuna invasione e più qualità”, promette Coia. Anche se l’ultima novità potrebbe essere la scoperta che le vecchie concessioni sono ancora valide. Lo sostengono le associazioni di categoria, in particolare Marco Panella dell’Upvad ConfCommercio: “Nel 2012, quando la concessione decennale è scaduta, fu decisa una proroga fino al maggio 2017. E nessun atto amministrativo l’ha formalmente annullata”. Così fosse, tutto tornerebbe indietro di tre anni, e in Piazza Navona arriverebbero oltre 100 bancarelle di ogni tipo.

“Se non trovate una soluzione, noi fra due mesi andiamo in piazza e montiamo i nostri stand”, minacciano gli operatori, presenza fissa in Commissione (Tredicine compresi). “Se tornano loro ci incateniamo in piazza”, la risposta dei Verdi. Un bel rebus da risolvere. Intanto la palla passa all’avvocatura del Campidoglio, che dovrà sciogliere al più presto due nodi: se davvero le vecchie concessioni sono ancora in vigore o se c’è bisogno di nuovo bando; e, nella seconda opzione, se il Comune può procedere in autonomia dal Municipio, senza rischio di impugnazione per la scadenza dei 90 giorni e altre problematiche. In un caso o nell’altro, la festa – anzi, la “fiera” – di Piazza Navona si farà di nuovo. A meno che la ragnatela di atti e delibere non si riveli talmente complicata da cancellare l’evento per un altro anno e rimandare tutto al 2017. Ma comunque per Roma non sarà una vittoria.

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