Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza di Roma, nella prossima riunione, deciderà se assegnare o meno la scorta al collaboratore dell’amministrazione Cinque Stelle che ha trovato un involucro formato da tre pilo stilo tenute insieme da un nastro senza polvere esplosiva e innesco elettrico – non poteva quindi fare danni a persone o cose – davanti alla sua abitazione nel quartiere Salario. L’uomo lavora nello staff del vicesindaco Daniele Frongia ed è uno dei suoi avvocati oltre che a un attivista della prima ora. La scoperta è stata fatta mercoledì sera ed è stata denunciata 24 ore dopo sul blog di Beppe Grillo con un post firmato sia dal leader M5s sia dalla sindaca Virginia Raggi. Sull’episodio indaga la Digos, impegnata a individuare i responsabili. E la Procura ha aperto un fascicolo.

Al vaglio degli investigatori ci sono le riprese delle telecamere di zona ed eventuali impronte digitali che potrebbero essere state lasciate. C’è da accertare se si sia trattato di un avvertimento e se eventualmente possa essere collegato a motivi personali o all’attività che il professionista svolge per la giunta Raggi. Il manufatto era appoggiato a una finestra del piano rialzato dell’edificio dove l’avvocato vive con la famiglia. Non sono stati trovati biglietti né scritte sui muri vicini.

“Nel mio lessico un ordigno è qualcosa che abbia un reale potenziale esplosivo e in questo caso non è così: perché si tratta di due pile avvolte in un nastro adesivo poggiate su un davanzale, tuttavia lo c e noi non lo sottovalutiamo ma anzi manteniamo alta la guardia” ha commentato il capo della polizia, Franco Gabrielli, oggi a Pisa per un’iniziativa dell’Internet festival, commentando l’intimidazione subita da un collaboratore del M5S di Roma. “Quanto avvenuto però – ha aggiunto – è un episodio circoscritto a Roma e non altro. Tuttavia il nostro livello di attenzione non si abbassa e vigiliamo sulla corretta dialettica democratica nel Paese. Né voglio dare letture politiche a un fatto isolato e circoscritto a una realtà locale, seppur importante come la capitale”.

Anche oggi Beppe Grillo è tornato sull’episodio con un post sul suo blog: “Non abbiamo bisogno di scudi umani, ma di umanità. Siamo davvero così votati e, al contempo abbandonati? Non credo proprio, non posso e non voglio crederci! Se volete il cambiamento, se votate il movimento, stiamo uniti. Le minacce continue nei nostri confronti sono solo una freccia che indica la direzione da percorrere per liberare il Paese da queste mostruose sanguisughe”.

La vicenda ha riacceso le polemiche tra il Movimento e la giornalista di la Repubblica Federica Angeli. Nel post di ieri con il quale si annunciava la scoperta “dell’ordigno” (così è stato definito sul blog), Grillo e la Raggi hanno scritto che “si tratta di un messaggio che le forze dell’ordine, alle quali va un ringraziamento per il lavoro svolto con serietà e discrezione, hanno valutato come un atto intimidatorio“. Secondo la giornalista, invece, la Questura di Roma ha smentito di aver “parlato di atto intimidatorio”. Secondo le fonti citate dalla Angeli quello ritrovato è un manufatto composto da “tre pile avvolte tra di loro con un filo, una specie di giocattolo, una sorta di simulacro lasciato sul davanzale della finestra”. Poi sul suo profilo Twitter ha pubblicato una serie di post. In uno ha scritto: “Questura ha detto non essere ordigno. A volte però anche una piuma lasciata nella cassetta della posta può spaventare”. Parole che hanno scatenato l’ira del Movimento che sul blog di Grillo ha attaccato duramente la giornalista, accusata di essere “prestata al potere”, e ha lanciato l’hashtag #AngeliChiediScusa.