Con 610 voti a favore, 38 contrari e 31 astenuti la plenaria del Parlamento europeo ha ratificato l’accordo di Parigi sul clima. “Oggi l’Unione europea ha trasformato le ambizioni sul clima in azione per il clima. L’accordo di Parigi è il primo di questo tipo e non sarebbe stato possibile senza l’Unione europea” ha commentato Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea. Grande soddisfazione anche da parte di Segolene Royal, ministra dell’Ambiente francese e presidente della Cop 21. “Venerdì i 7 Paesi europei che hanno già ratificato l’accordo depositeranno i documenti all’Onu e con questo atto l’accordo entrerà definitivamente in vigore permettendo di superare la soglia del 55% delle emissioni mondiali” ha commentato. Per il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon è un “passo storico“.

L’accordo sul clima è stato raggiunto in tempi abbastanza brevi. Per ratificare il protocollo di Kyoto del 1997, che coinvolgeva con i suoi impegni vincolanti solo 35 paesi a ridurre le emissioni di CO2, ci erano voluti più di sette anni. L’intesa sottoscritta a Parigi invece è molto più larga: 186 stati responsabili. Perché l’accordo entrasse in vigore, erano necessarie le ratifiche di almeno 55 Paesi responsabili del 55% delle emissioni globali. “Dopo l’appoggio della Cina e gli Stati Uniti durante la Cop 21, anche l’India ha ratificato l’accordo. Ora sono 62 i Paesi che fanno parte dell’accordo” ha dichiarato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Con la decisione di oggi dell’Unione Europea, che produce il 12% dei gas serra, si è superata la soglia.

Matteo Renzi ha twittato: “Oggi in Consiglio dei Ministri la ratifica dell’accordo di Parigi sul clima. L’Italia che pensa ai propri figli”. Monica Frassoni, co-presidente del Partito Verde europeo, ha commentato: “La decisione di andare avanti senza le lunghe procedure di ratifica nazionale è un’ottima notizia”.

La temperatura globale, secondo uno studio scritto dall’ex climatologo della Nasa James Hansen insieme ad altri 11 esperti in materia, ha raggiunto un livello che sulla Terra non si vedeva da 115mila anni. Secondo gli scienziati, è necessario interrompere subito l’uso dei combustibili fossili, anche attraverso una tassazione ad hoc, per limitare le emissioni di gas serra. Il 2016, rivela lo studio, potrebbe chiudersi con una temperatura di 1,25 gradi più alta rispetto ai livelli preindustriali.

Per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, come prevede l’obiettivo più ambizioso dell’accordo di Parigi, si renderebbe quindi già necessario il ricorso alle cosiddette “emissioni negative”. Se lo stop ai combustibili fossili arriverà presto – spiegano gli scienziati statunitensi – per rimuovere la CO2 basteranno soluzioni semplici come la riforestazione. In caso contrario, sulle spalle dei giovani ricadrà il peso di dover mettere in campo tecnologie complesse, che avranno un costo minimo stimato tra i 154mila e i 570mila miliardi di dollari nel corso di questo secolo.