In attesa della proposta di legge che arriverà entro dicembre in Parlamento e dopo la promessa del premier Matteo Renzi, c’è un altro esponente di primo piano del governo che avvicina alla realtà la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Si tratta di Graziano Delrio, che in una lunga intervista al Corriere della Sera ha confermato non solo l’intenzione dell’esecutivo di andare avanti sul progetto, ma anche la possibilità di nuovi stanziamenti. Il titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti non ha usato mezzi termini: “Lo Stato è pronto a mettere soldi pubblici” ha detto Delrio, che poi ha sottolineato come l’infrastruttura “non è una cattedrale nel deserto”. Il motivo? La realizzazione dell’opera va analizzata nell’ambito di un contesto più ampio: “Come progetto isolato non ha senso – ha detto Delrio al quotidiano di via Solferino – ma all’interno del corridoio europeo Napoli-Palermo ha molto senso”.

In tal senso, il ministro ha pochi dubbi sulla bontà del progetto: “È necessario il corridoio Napoli-Palermo di cui il Ponte è parte essenziale. Oggi per andare in treno da Roma a Palermo – ha spiegato – ci vogliono dieci ore e mezza. Con il Ponte e tutto il corridoio scenderemo a sei ore. Naturalmente si tratta di coinvolgere i territori con il dibattito pubblico, di limitare l’impatto ambientale e anche i costi”. Nessun cenno, tuttavia, a tutti gli studi che avanzano seri dubbi sulla reale utilità dell’infrastruttura sia per quanto riguarda il traffico che in tema di strategia commerciale.

Sui costi, però, Delrio ha spiegato chiaramente che non intende affidarsi alla cooperazione privato-pubblico, con quest’ultimo che di solito è costretto a pagare dazio. “Penso che invece di avventurarsi in finti project financing, con il coinvolgimento di privati che poi finiscono per scaricare di nascosto i costi sul pubblico, anche lo Stato potrebbe fare la sua parte in modo diretto” ha sottolineato il ministro dei Trasporti. “Non capisco dove sarebbe il problema – ha aggiunto – stiamo mettendo 4 miliardi sul tunnel del Brennero, 6 sull’alta velocità Milano-Venezia, altri 6 sulla Napoli-Bari“.

L’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, poi, ha specificato che i primi fondi non saranno nella legge di Bilancio in arrivo, perché “siamo ancora allo studio di fattibilità”. E nella legge di Bilancio “ci concentreremo sulla casa, a partire dal rafforzamento del bonus fiscale per la messa in sicurezza contro il rischio sismico, che nell’immediato sarà esteso alle seconde case nelle zone a più alto rischio sismico, la 1 e la 2″. Per evitare l’incertezza, che “non aiuta le persone a spendere, saranno resi stabili tutti i bonus fiscali sulla casa, sia per le ristrutturazioni normali sia per quelle sull’efficienza energetica. E ne aggiungeremo due nuovi, per le ristrutturazioni delle parti comuni nei condomini e per la permuta degli immobili“.