Il prolungamento delle linee della metro, la riqualificazione delle periferie, la nascita di una no tax area sui terreni di Expo in modo da attrarre investimenti. Sono tra i punti del Patto per Milano siglato dal premier Matteo Renzi e dal sindaco Giuseppe Sala nel corso di un evento organizzato in pompa magna nella sala Alessi di Palazzo Marino. Ma gli annunci che erano stati fatti due mesi fa, sempre da Renzi e Sala, e sempre a Palazzo Marino, sulla nascita a breve di un Patto per Milano, sono rimasti poco più che annunci, anche nel giorno della firma. E così mancano i dettagli su come verranno realizzati i piani promessi da Renzi e Sala, “progetti che in tutto valgono due miliardi e mezzo”. Una bella somma a cui contribuirà anche il governo. Ma al momento sono sicuri solo i fondi che sono già stati stanziati e ora sono stati infilati nel neonato patto. Come i 150 milioni già dati per certi sotto la giunta Pisapia per risolvere il problema delle esondazioni del Seveso.

“Ad oggi abbiamo finanziato attraverso fondi del comune, fondi europei e fondi addizionali che ci vengono garantiti dal governo le necessità dei primi due anni, ovvero del 2017 e del 2018, che equivalgono a 650 milioni”, ammette lo stesso Sala. “Non tutti i denari sono pronti, ma lo saranno”, promette Renzi, che per Milano ha rivendicato più volte durante il suo discorso il ruolo di “guida” per il resto del Paese. Per il resto il documento, pubblicato in serata sul sito di Palazzo Chigi (scarica qui il testo completo), è piuttosto scarno di numeri. Tra le poche cifre citate con precisione c’è un nuovo fabbisogno messo in conto per Expo: tra gli impegni di governo e comune c’è quello di “facilitare il processo di liquidazione della società Expo spa. Il progetto di liquidazione presenta un fabbisogno pari a 23,69 milioni di euro per il periodo 2017-2021, da ripartire tra i soci tra i quali il comune di Milano, con una partecipazione del 20%, pari a 4,74 milioni di euro del fabbisogno totale”. Ma vediamo quali sono i principali punti del patto.

Mobilità – L’accordo prevede di reperire finanziamenti per il prolungamento della M5 fino a Monza e della M1 fino a Baggio e Muggiano. In entrambi i casi “i lavori partiranno a inizio 2019”, ha detto Sala. In previsione c’è poi la realizzazione di una linea di metrotramvia che tagli orizzontalmente la città a nord, da zona Certosa a Cascina Gobba, e di una galleria pedonale che colleghi la fermata di Crocetta della M3 alla fermata Sforza-Policlinico della linea M4, attualmente in costruzione.

Periferie – Per il 2017 e 2018 sono stati messi in conto 174 milioni di euro per quel recupero delle periferie e degli alloggi di edilizia popolare sfitti che è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Sala. Di questi 134 milioni saranno messi sul piatto dal comune, mentre i restanti 40 arriveranno da risorse europee e statali.

Esondazioni – “In due anni il rischio di esondazioni del Seveso e del Lambro sarà ridotto notevolmente”, promette Sala. Il tutto grazie a uno stanziamento da 151 milioni già messo in programma mesi fa per vasche di laminazione e scolmatore.

Città metropolitana – Oggetto degli accordi tra comune e governo sono stati anche i problemi di bilancio del neonato ente. Sul documento di cifre messe nero su bianco non ce ne sono, ma secondo quanto riferito dal sindaco prima della firma del documento, il governo garantirà 25 milioni di euro che “ci permetteranno di chiudere il bilancio del 2016”.

Post Expo e internazionalizzazione – Per fare vivere le aree Expo, oltre al progetto del polo scientifico dello Human Technopole,
l’obiettivo sarà di “favorire, attraverso incentivi anche di tipo fiscale, la localizzazione di aziende innovative e di attività di ricerca e sviluppo all’interno dell’Area Expo, in particolare dando avvio alla procedura per la creazione di una Zona economica speciale (Zes), con importanti ricadute in termini di impiego di personale altamente qualificato. Per quanto riguarda le agenzie europee da cercare di attirare a Milano dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, la scelta è ricaduta sull’Ema, l’Agenzia del farmaco. “Questo perché nel nostro territorio ci sono già parecchie industrie del settore – spiega Sala -. E l’Agenzia del farmaco aggiungerebbe alla città 500-600mila notti di albergo”.

Le critiche della Regione – Come detto, mancano i dettagli su come le risorse necessarie verranno rese disponibili. Cosa che però non ha impedito l’applauso del ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, del rettore dell’Università Statale Gianluca
 Vago, del presidente della Confcommercio Carlo Sangalli, del presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti e del resto dell’uditorio. L’unico scontento è sembrato il governatore della Lombardia Roberto Maroni: “In tutte le altre 
occasioni Renzi ha stipulato questo accordo nel Sud con i presidenti
 delle Regioni. A Milano ha fatto un’eccezione e l’accordo è con il sindaco di Milano, non con Regione
 Lombardia. Mi sembra una cosa un po’ singolare. Calcolando che Milano è circa un quarto della Lombardia, non ho dubbi che ci sarà anche un Patto per la Lombardia da 10 miliardi”.

@gigi_gno