Due chilometri di cemento armato per evitare che la “Giungla” si diffonda oltre il Canale della Manica. Costerà due milioni di sterline il muro che Londra ha annunciato di voler costruire lungo l’autostrada che arriva al porto di Calais, in Francia, dove da anni si raccolgono in un campo profughi i migranti che fuggono dalle guerre in Medio Oriente e in Africa e tentano di raggiungere la Gran Bretagna a bordo di camion.

L’annuncio è arrivato da Robert Goodwill, sottosegretario per l’Immigrazione, secondo cui la struttura rientra in un pacchetto di misure di sicurezza da 17 milioni di sterline su cui Regno Unito e Francia si sono accordati a marzo. I lavori, riporta la Bbc, dovrebbero iniziare a breve e dovrebbero essere completati entro la fine dell’anno.

La decisione arriva in un momento delicato. Solo due giorni fa camionisti e agricoltori avevano bloccato l’autostrada che conduce nella cittadina del nord della Francia chiedendo la chiusura del campo profughi conosciuto come la “Giungla”.

Intanto sono arrivate le prime reazioni. Richard Burnett, direttore generale delle Associazioni Autotrasportatori ha parlato di “cattivo utilizzo del denaro dei contribuenti”. Per il dirigente inglese sarebbe molto meglio “investire i soldi per aumentare la sicurezza lungo le strade che conducono al porto”. Anche Vikki Woodfine, avvocato dello studio legale DWF, ha affermato come “il vero problema sia la mancanza di polizia. Il caos regna nella regione di Calais, e i trasportatori vengono multato fino a £ 4.000 se i migranti vengono trovati nei loro camion”.

Il tema delle barriere torna prepotentemente nell’agenda dei Paesi europei. In Austria il governo ha raggiunto un accordo sul cosiddetto “provvedimento d’emergenza” che prevede, tra l’altro, un sostanziale stop alle richieste di asilo, respingimenti in “Paesi sicuri” e fino a 2.200 soldati per controllare i propri confini. La Notverordnung avrà una durate di sei mesi ma potrà essere prolungata tre volte, informa Der Standard.

L’intesa è stata raggiunta dopo lunghe trattative tra socialdemocratici (Spö) e popolari (Övp), a neanche un mese dal ritorno alle urne del 2 ottobre. Una volta entrata in vigore, richieste di asilo al confine saranno possibili solo in casi eccezionali (come il rischio di torture nel paese di provenienza oppure la presenza di parenti in Austria) e se il richiedente viene trovato su territorio nazionale e se la via della sua fuga verso l’Austria non potrà più essere ricostruita. In tutto gli altri casi i migranti saranno respinti verso “Paesi confinanti sicuri“.

L’iter istituzionale del provvedimento d’emergenza durerà ancora circa quattro settimane. L’effettiva entrata in vigore è invece ancora incerta: il cancelliere Christian Kern vuole attenere il raggiungimento del tetto di 37.500 richieste di asilo, che l’Austria ha stabilito per il 2016.

“Il provvedimento d’emergenza rappresenterebbe la rottura di un tabù e l’abbandono del principio di protezione dei profughi”, protesta Christoph Pinter, rappresentante dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati in Austria. L’Unhcr teme che “altri Paesi europei possano seguire l’esempio e che persone in fuga da guerre e persecuzioni sempre più difficilmente troveranno protezione in Europa”.