Come avere materia prima europea a basso costo, ridurre le emissioni di CO2 e creare nuovi posti di lavoro, facendo scomparire i rifiuti? La risposta si chiama economia circolare.

Non è un sogno, la Circular Economy, quella in cui ogni scarto è un’opportunità e che si basa sull’eterna reincarnazione della materia, ha tutti i presupposti per affermarsi, alla grande. L’hanno capito le istituzioni, ma anche diverse corporation. Cos’è l’economia circolare di Emanuele Bompan e Ilaria Brambilla, Edizioni Ambiente, spiega con un’analisi sintetica, esauriente e articolata quanto ruota attorno a questo concetto, dove il rispetto della natura e delle persone non preclude lo sviluppo industriale e viceversa.

Quali sono i presupposti fondanti?

Presupposto n. 1: rispetto della Terra e degli uomini. Si parte da una visione olistica. La Terra e tutto ciò che la concerne (uomo compreso) è un unicum dove ogni ciclo biologico va gestito e integrato, senza produrre scarti, né danni ambientali.

Presupposto n. 2: esaurimento delle materie prime e innalzamento dei prezzi. Nel 2010 secondo una ricerca McKinsey 65 miliardi di tonn. di nuovi materiali sono entrati nell’economia, la previsione per il 2020 è di 82 miliardi, uno sfruttamento indiscriminato che riduce la disponibilità degli elementi esistenti in natura (v. tabella) fino al possibile esaurimento. La conseguenza? L’impennata dei costi della materia prima che oggi incide per più del 30% sui costi delle manifatture europee.

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Presupposto n. 3: disoccupazione. Secondo l’Organizzazione Internazionale del lavoro (ILO), tra la popolazione potenzialmente attiva ci sono 201 milioni di persone senza lavoro, di queste circa 26 milioni nell’Ue.

Presupposto n. 4: rifiuti. Ogni anno nel mondo si producono 1,3 miliardi di tonn. di rifiuti urbani,  circa 1,2 kg di rifiuti urbani pro capite e si immobilizzano miliardi di tonn. di materia ( unused value ) con oggetti poco o per nulla usati – secondo l’Università di Stanford un’auto rimane inutilizzata per il 92% del tempo.

Qual è il possibile nuovo modello economico?

I nostri autori prospettano 4 modelli chiave di business a un forte impiego di manodopera:

1. Passaggio dal possesso all’uso. Il prodotto diventa un servizio, si ottimizza l’uso della materia e il produttore è responsabile del prodotto per tutto il suo ciclo di vita, dismissione/rigenerazione compresa. Non si paga lo scambio ma il prezzo d’uso (es. leasing, noleggio, accordo di performance). Un esempio? Michelin Solution in molti casi da’ le gomme in leasing;

2. Rigenerazione e catena di produzione circolare. Il produttore ritira l’usato e lo rigenera. Renault, per esempio, a Chosy Le Roi vicino a Parigi rigenera i pezzi ritirati e li vende al 50-70% del nuovo, con entrate per 250milioni l’anno e 325 addetti. Il design dei volanti rimane di base sempre lo stesso con modifiche migliorative, i pezzi usati possono essere rivenduti all’infinito.

3. Upcycling (termine usato per la prima volta nel 1994): è un nuovo ciclo della materia, che acquista maggior valore con la rigenerazione. Cosa significa? un prodotto che vale 10 mandato in discarica è -10, trasformato in energia vale 3, avviato al riciclo 9, se diventa un materiale più nobile – Aquafil che rigenera le reti da pesca e le trasforma in un filato più da moquette -, quella materia vale più di 10.

4. Life-extension: estensione della vita del prodotto. Il prodotto va progettato per durare: essere rigenerato, ricaricabile, aggiornato (upgrade), riparabile, ma anche reso e/o ritirato a pagamento. H&M, per esempio, raccoglie gli abiti usati in cambio di un buono spesa. Così fidelizza il cliente e crea un circolo virtuoso: il 40-60% è venduto come usato, il 10% si trasforma in stracci o nuovi filati (upcycling), il 30% diventa componente per l’industria dell’auto, il 3% viene avviato al recupero energetico.

In sintesi

I vantaggi sono molti, tant’è che anche l’Ue già lo scorso anno (2/12/2015) ha emanato il Pacchetto sull’economia circolare, che attraverso l’ecodesign promuove prodotti durevoli, riparabili, efficienti nell’uso delle risorse, dà la priorità a riuso, riparazione rispetto al riciclo, dichiara lotta all’obsolescenza programmata, mentre la Ellen Mac Arthur Foundation (https://www.ellenmacarthurfoundation.org), fondata dall’omonima ex-velista, forte di partner come Renault, H&M, Nike, Google, Banca Intesa, procede a passi da giganti per promuoverne l’affermazione.

Le condizioni ci sono, quasi tutte (ancora bisogna ragionare sul costo del lavoro per far quadrare il cerchio), sta a noi coglierle.

Per farlo il libro prevede un capitolo per le imprese che vogliono intraprendere questa strada con un link cui far rifermento per entrare nel merito www.toolkitcircirculareconomy.org. Proviamoci.