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Disastrosa inondazione in Nepal al confine col Tibet: imprecisato il numero delle vittime, 579 turisti dispersi. Novanta italiani nella regione. Tajani: “Due coinvolti, stanno bene”

L'improvvisa piena del fiume Bhotekoshi è stata provocata da una valanga. Sommersi villaggi e strade. Per ora sono stati accertati 157 morti. Frana a un valico di frontiera in Cina. Xi Jinping mobilita "tutte le risorse"
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Si teme una strage dopo la devastante inondazione che ha colpito il nord del Nepal, al confine con la regione cinese del Tibet, a causa della piena improvvisa del fiume Bhotekoshi. L’acqua ha sepolto interi villaggi e strade nei distretti di Rasuwa e Novakot, distruggendo infrastrutture, tra cui una diga idroelettrica. Intorno alle 10.30 ora locale – le 4.45 in Italia – si è verificata una gigantesca frana al valico di confine cinese di Gyirong, in Tibet (video), dove si registrano “numerose vittime” e dispersi, secondo quanto riferito dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua. Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di “mobilitare tutte le risorse” disponibili per soccorrere i feriti e ridurre al minimo le perdite umane: gli uomini inviati al confine sono almeno 574. Un soccorritore ha riferito all’emittente televisiva cinese Cctv che per raggiungere la zona interessata sono necessarie molte ore, perché i percorsi di accesso sono ostruiti da uno strato di sedimenti profondo circa 1,5 metri. Sul fronte nepalese, le operazioni di ricerca e soccorso vedono impegnati l’esercito e la polizia con personale specializzato, squadre mediche e mezzi per la gestione delle emergenze: il conto provvisorio delle vittime ammonta a 157 morti e centinaia di feriti. Secondo un funzionario governativo citato da Bbc, le stime dei danni superano i 15 miliardi di rupie, equivalente a circa 85 milioni di dollari. Si tratta del disastro più devastante in Nepal dal terremoto del 2015, che causò quasi 9mila vittime.

Il conto dei dispersi

Sulla base delle informazioni fornite dalle agenzie turistiche e di viaggio, il Nepal Tourism Board (l’agenzia statale per il turismo) ha individuato 579 viaggiatori irreperibili, di cui 466 cittadini stranieri (in maggioranza indiani in pellegrinaggio). Fra i dispersi, precisano le autorità nepalesi, ci sono persone originarie di 28 diversi Paesi e le ultime notizie parlano di 133 indiani, 47 americani e 33 britannici. L’ente sottolinea che l’elenco è preliminare e soggetto a verifica, invitando i viaggiatori e le loro famiglie a non trarre conclusioni prima del completamento degli accertamenti. Ai turisti presenti nelle aree colpite è stato inoltre chiesto di mantenere la calma, informarsi e seguire le indicazioni ufficiali di sicurezza.

Tajani: “Due italiani coinvolti, stanno bene”

L’Unità di crisi del ministero degli Esteri italiano è in contatto con il consolato generale a Kolkata, in India, il consolato onorario a Kathmandu e l’ambasciata a Pechino per verificare l’eventuale coinvolgimento di nostri connazionali: sulla base delle registrazioni sul portale “Dove siamo nel mondo”, sono circa novanta gli italiani presenti tra Nepal e Tibet. Parlando alla stampa a margine del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, il ministro Antonio Tajani ha fatto sapere che gli italiani coinvolti “sono due e stanno bene“: “Siamo in contatto con loro e con le loro famiglie. Seguiamo il percorso perché possano rientrare in Italia nel modo migliore possibile. Ma, insomma, non ci risulta che ci siano problemi per altri italiani”, ha detto.

Le possibili cause

Gli esperti climatici del Centro internazionale per lo sviluppo integrato delle montagne, con sede nella capitale nepalese Kathmandu, sostengono che la piena improvvisa sia stata probabilmente causata da una valanga proveniente da un ghiacciaio: mercoledì il fiume Lhende Khola, un affluente del Bhotekoshi, ha raggiunto il livello massimo di piena. “Il Lhende Khola è esondato due volte in 14 mesi; questa volta l’evento è stato innescato da una valanga di ghiaccio e rocce proveniente da un ghiacciaio sul versante nepalese, che ha ostruito il fiume provocando un’improvvisa ondata a valle“, ha dichiarato Saswata Sanyal, specialista in riduzione del rischio di catastrofi presso il gruppo di ricerca sul clima. “In un Himalaya in fase di riscaldamento, l’allerta precoce rappresenta la prima linea di adattamento”, ha aggiunto Sanyal. Diversi distretti a valle del fiume sono stati posti in stato di massima allerta: l’autorità nazionale per la gestione delle emergenze ha invitato la popolazione che vive nelle aree vulnerabili lungo le sponde dei fiumi a prestare la massima attenzione. Il distretto di Rasuwa si trova lungo una delle principali vie commerciali tra il Nepal e la Cina, attualmente interrotta, così come le comunicazioni e l’erogazione di energia elettrica.

“Onde alte sei metri, spaventoso”

Un pilota di elicottero che ha assistito dall’alto alla devastante alluvione ha raccontato che le onde erano “alte dai cinque ai sei metri”. “Circa cinque minuti prima dell’atterraggio, abbiamo visto della polvere sollevarsi dal fiume“, ha raccontato Aman Budathoki alla Cnn. “In un primo momento sembrava una frana. Abbiamo persino ipotizzato che fosse l’esercito che usava esplosivi per costruire strade”. Ma in pochi secondi, il pilota ha visto acque scure con “detriti che precipitavano e si mescolavano all’acqua”. “Abbiamo visto onde alte dai cinque ai sei metri. Abbiamo iniziato a sorvolare i villaggi e abbiamo visto grandi alberi e alcuni veicoli trascinati via dalla corrente”, ha detto. “Era una situazione davvero spaventosa. Abbiamo persino cercato di inseguire l’alluvione per un po’ per valutare i danni in corso”. Ha concluso dicendo di non aver mai assistito a una simile manifestazione della potenza della natura.

Modi: “Forniremo tutta l’assistenza possibile”

Il premier indiano Narendra Modi comunica con un post su X di aver sentito il primo ministro nepalese, Balendra Shah. “Gli indiani sono al fianco dei fratelli e delle sorelle del Nepal in questo momento difficile”, ha scritto Modi, aggiungendo che l’India “è pronta a fornire tutta l’assistenza umanitaria possibile al Nepal”. “Le nostre squadre – conclude il premier indiano – stanno coordinando operazioni di soccorso”. Il ministro degli Esteri di New Delhi, Subrahmanyam Jaishankar, ha annunciato che le autorità indiane hanno inviato “dieci tonnellate di aiuti umanitari e medicine essenziali” in Nepal.

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