Il mondo FQ

Attivisti contro progetto Gnl. Dopo la causa civile (da 2 milioni), ecco l’inchiesta penale. “Indagati per diffamazione aggravata, ma non ci fermiamo”

La slapp intentata a Pesaro da Fox Petroli citata nel corso del Primo Forum europeo sui difensori dei diritti umani ambientali, ospitato al Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Attivisti contro progetto Gnl. Dopo la causa civile (da 2 milioni), ecco l’inchiesta penale. “Indagati per diffamazione aggravata, ma non ci fermiamo”
Icona dei commenti Commenti

A più di un anno dall’avvio della causa civile con cui la Fox Petroli Spa ha chiesto 2 milioni di euro ai due attivisti di Pesaro, Lisetta Sperindei e Roberto Malini, gli esponenti del Comitato Pesaro No Gnl hanno ricevuto dai carabinieri la comunicazione formale. Non c’è archiviazione. Sono indagati per diffamazione aggravata che, stando alle accuse della società, sarebbe stata messa in atto nell’ambito della battaglia contro il progetto per la riqualificazione del deposito di stoccaggio di prodotti petroliferi liquidi e la realizzazione di un impianto di liquefazione di gas metano in rete, nel quartiere della Torraccia. Il sito di cui si parla è stato storicamente destinato ad attività petrolifere per oltre un secolo, ma è adiacente a un’area naturalistica tutelata, l’Oasi del fiume Foglia e a un centro urbano densamente popolato. La notifica è arrivata circa due mesi dopo il Primo Forum europeo sui difensori dei diritti umani ambientali, ospitato al Consiglio d’Europa a Strasburgo, durante il quale Patrizia Heidegger, Deputy Secretary General dell’European Environmental Bureau, ha presentato proprio il caso Fox Petroli nell’ambito della discussione sulla partecipazione pubblica e sulle Slapp (strategic lawsuit against public participation), le cause temerarie intentate per bloccare gli attivisti. Il Forum riuniva Consiglio d’Europa, Alto Commissariato Onu per i diritti umani, Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (Fra) e il mandato sui difensori ambientali della Convenzione di Aarhus.

Le accuse di Fox Petroli

Nell’atto di citazione della società, la Fox Petroli riportava le dichiarazioni contenute in un comunicato diffuso dalla stampa e in un esposto inviato dai due attivisti Roberto Malini, co-presidente di EveryOne Group e Lisetta Sperindei, ex consigliera comunale e dal comitato ‘Pesaro: no Gnl’ alla Procura, ai ministeri dell’Ambiente e della Salute e ad altre istituzioni competenti locali e nazioni. Nella loro denuncia, presentata a maggio 2025, gli attivisti segnalavano “una situazione di grave rischio ambientale e sanitario” presso il sito Fox Petroli di Pesaro, area da decenni sede di attività industriali legate alla lavorazione e allo stoccaggio di idrocarburi nonostante la vicinanza a una zona ad alta densità abitativa. Nel ricorso, si parlava di “uno stato di degrado”, concetto ribadito anche nel comunicato stampa ed “evidenti problematiche di contaminazione, sia del suolo che delle falde acquifere”, facendo riferimento a “studi preliminari e segnalazioni della cittadinanza” che “indicano la presenza di contaminanti nel terreno e nelle acque sotterranee”. Secondo i ricorrenti il progetto di impianto di liquefazione Gnl, se realizzato, avrebbe aggravato “ulteriormente” la situazione. E si chiedeva di “avviare un’indagine ambientale urgente per analizzare il suolo e le falde acquifere del sito”. Nel frattempo, erano state disposte indagini dalla Procura, mentre il Comitato tecnico regionale dei vigili del fuoco ha espresso parere negativo vincolante sul progetto, determinando la decadenza automatica della Valutazione di impatto ambientale positiva precedentemente rilasciata alla società” aveva raccontato a ilfattoquotidiano.it lo stesso Malini.

Gli attivisti: “Non arretriamo”

“Continueremo a occuparci del progetto Gnl della Tombaccia, a pochi passi dalle abitazioni e dal fiume Foglia – ribadisce oggi – continuando a chiedere quello che abbiamo sempre chiesto. E documentando ogni segnalazione: applicazione delle norme, trasparenza, controlli ambientali indipendenti, tutela della salute e rispetto del principio di precauzione”. E sottolinea che, proprio mentre – insieme a Lisetta Sperindei – veniva chiamato a rispondere delle parole utilizzate per denunciare criticità del sito e del progetto “sono stati proprio atti istituzionali a dimostrare che quelle preoccupazioni non erano solo fantasie di attivisti innamorati del “verde”. Non solo il Comitato tecnico regionale dei Vigili del Fuoco ha disposto nel 2025 il divieto di costruzione sulla base della documentazione allora esaminata. L’iter è proseguito con nuovi passaggi e prescrizioni. “A luglio 2026 – racconta Malini a ilfattoquotidiano.it – la Regione Marche ha chiarito che il progetto non può essere realizzato senza il positivo pronunciamento dell’Autorità di Bacino e il necessario Nulla Osta di Fattibilità del Ctr. Il nuovo quadro del rischio idraulico, con il Pai (Piano assetto idrogeologico) recentemente pubblicato, ha finalmente reso ancora più centrale la questione dell’inidoneità dell’area”.

Il peso delle slapp

Il caso ha catturato da subito l’attenzione di diverse organizzazioni internazionali come FrontLine Defenders, realtà associata alla rete Coalition Against Slapps in Europe (Case) e Net4Defenders. Tanto che con il loro supporto, i due attivisti avevano potuto segnalare il caso allo Special rapporteur Onu sui difensori dei diritti umani e all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Ma la causa va avanti. “Una slapp può funzionare anche senza vincere una causa. Non deve necessariamente mettere a tacere chi viene citato. Ai promotori delle cause penali e civili basta convincere cento persone che osservano quella vicenda che parlare potrebbe costare troppo” commenta Malini. E aggiunge: “Oggi questa battaglia non riguarda più solo la nostra condizione o l’impianto di Pesaro. Continueremo a difenderci con assoluta serenità, ma anche a lavorare perché questo genere di pressione giudiziaria non diventi il prezzo da pagare per chi esercita il diritto di partecipare alla vita pubblica”.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione