Almeno 35mila morti in eccesso registrati in Europa nelle ondate di calore di quest’estate. Ma il conto è destinato a salire
Durante le ondate di calore che hanno colpito il nostro Continente tra maggio e luglio, sono morte almeno 35mila persone in più rispetto a quanto accade normalmente. E la cosa che più preoccupa è che i dati da cui emerge questo numero rappresentano solo parzialmente il quadro europeo, poiché incompleti e relativi a poco meno della metà dei Paesi. Se a questo si aggiunge il fatto che dovranno essere calcolati anche i casi di agosto, mese in cui le temperature hanno continuato a battere ogni record in Europa, il conto dei morti legati alla crisi climatica rischia quindi di essere molto più pesante di quello che emerge dalle prime stime disponibili. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la mortalità legata al caldo nella regione europea è aumentata di oltre il 30% negli ultimi 20 anni ed è destinata a crescere significativamente a causa della crisi climatica e dell’invecchiamento della popolazione.
A lanciare l’allarme è stato il Guardian, elaborando i dati resi attualmente disponibili dai diversi monitoraggi nazionali. Realizzare delle stime della mortalità legata all’aumento delle temperature è fondamentale, perché il calore raramente viene indicato come causa diretta di decesso. Nella maggior parte dei casi, il caldo estremo aggrava condizioni di salute preesistenti, come malattie respiratorie o cardiovascolari, e le vittime muoiono per infarto, ictus o insufficienza renale. L’attribuzione definitiva dei decessi può richiedere settimane o addirittura mesi.
L’eccesso di mortalità in tre dei paesi più grandi dell’Ue, ovvero Germania, Francia e Spagna, ha già superato le 25mila unità, e gli esperti affermano che il numero aumenterà significativamente una volta consolidati i dati di agosto. Il conto delle vittime più alto si è registrato in Germania, che alla fine della scorsa settimana ha segnalato circa 14mila decessi legati al caldo tra il 6 aprile e il 9 agosto. L’agenzia sanitaria pubblica Robert Koch Institute ha affermato che 9.600 persone sono morte nella sola settimana dal 22 al 28 giugno.
In Italia, gli eccessi di mortalità hanno riguardato i più fragili, ovvero gli over 65, in particolare al Nord e in alcune città del sud come Reggio Calabria, Messina, Palermo e Cagliari. Ma nel nostro Paese il sistema nazionale di sorveglianza delle ondate di calore utilizza dati locali, a livello comunale. Questo significa che è spesso soggetto a notevoli ritardi. Il quotidiano britannico sottolinea che finora l’Italia mette a disposizione solo indicatori incompleti, non un dato nazionale consolidato dei decessi.
In Francia, l’agenzia sanitaria nazionale francese ha comunicato la scorsa settimana che i decessi in eccesso tra la fine di maggio e il 22 luglio ammontavano a 7.300. Tra gli altri Paesi europei che hanno già comunicato dati sulla mortalità in eccesso figura il Regno Unito. L’agenzia britannica per la sicurezza sanitaria ha dichiarato a luglio che, secondo i propri modelli, le ondate di calore di maggio e giugno avrebbero provocato 2.877 decessi associati al caldo in Inghilterra. Il Belgio ha dichiarato che i dati preliminari mostrano un aumento del 39% della mortalità tra il 18 e il 29 giugno, pari a 1.222 decessi aggiuntivi, mentre i Paesi Bassi hanno riferito che almeno 900 persone in più del normale sono morte tra il 22 giugno e il 5 luglio.