La grande narrazione procede ormai dal 2001: Twin Towers, 11 settembre. La religione islamica avrebbe – si dice – dichiarato guerra all’Occidente. Ci troveremmo, dunque, nel bel mezzo di una “guerra di religione” dichiarata dal mondo islamico a quello cristiano. La si è battezzata “terrorismo”, come se Islam e terrore coincidessero in toto. Sia pure per cenni, propongo qui di rovesciare la prospettiva e di guardare le cose da un angolo prospettico diametralmente opposto: non è guerra di religione. È guerra alla religione. Non è l’Islam che ha dichiarato guerra all’Occidente. È l’Occidente del partito unico della produzione capitalistica che ha dichiarato guerra all’Islam e a ogni religione della trascendenza (cristianesimo compreso, sia chiaro).

Dopo la fine ingloriosa del comunismo storico novecentesco (Berlino, 1989), le religioni della trascendenza restano un ostacolo per l’economia di mercato: già solo in ragione del fatto che sono monoteismi alternativi a quello del mercato. Già solo in ragione del fatto che ci ricordano che il vero Dio è quello che sta nei cieli e non nelle banche; che i luoghi sacri sono le chiese e le moschee e non i centri commerciali.

Comunque la si voglia intendere, la religione della trascendenza – sia islamica, sia cristiana – è una feconda risorsa di senso e di resistenza rispetto al monoteismo idolatrico del mercato, all’integralismo fanatico dell’economia e al nichilismo assoluto della forma merce. “Il tempio è sacro perché non è in vendita”: così scriveva Ezra Pound. Per questo, il capitale ha dichiarato guerra alle religioni e aspira ad abbatterle: le fa passare per intrinsecamente terroristiche, fanatiche e violente, di modo che l’opinione pubblica sia pronta all’attacco contro di esse.

Di più, fa sì che gli islamici si illudano che i loro nemici siano i cristiani e i cristiani si illudano che i loro nemici siano gli islamici: laddove il vero nemico degli uni e degli altri è il fanatismo economico, la violenza immanente del mercato, l’integralismo liberista. In questo modo, anziché lottare insieme contro l’integralismo economico, islamici e cristiani finiscono per favorirlo: e per dissolvere se stessi in questo esiziale gioco al massacro da cui a uscire sconfitta è la religione della trascendenza.

Ce l’ha insegnato Pasolini: il contrario della religione della trascendenza non è il comunismo, ma il capitalismo. Che è ateo, nichilista e, per ciò stesso, nemico di ogni religione della trascendenza. Se il capitale, come ci insegna Marx, mira ad abbattere ogni ostacolo che lo limiti, ben si capisce perché esso oggi sia in lotta contro le religioni. È bene saperlo. Siamo nel bel mezzo di una guerra alla religione: una guerra tutta funzionale alla teologia economica del mercato, che aspira a essere il solo monoteismo legittimo, riconosciuto e venerato.

Prendiamone atto: il vero fanatismo, oggi, è quello dell’economia di mercato. Che in nome del “ce lo chiede il mercato” massacra i popoli e i lavoratori, distrugge ogni valore che non sia quello economico, abbatte ogni senso che non sia quello della forma merce.