L’8 agosto del 1956 si consumava il disastro di Marcinelle: oltre 260 minatori morivano dentro una miniera di carbone, oltre la metà erano arrivati dall’Italia. A distanza di 60 anni non mancheranno il ricordo e la commozione delle comunità che portano ancora i segni di quella ferita. Di quei giorni, tuttavia, bisognerà ricordare anche altro, a cominciare dall’intesa tra il governo belga e quello italiano che prevedeva uno scambio tra il carbone e la forza lavoro a basso costo. Migliaia di manifesti rosa, attaccati nelle zone più povere di Italia, promettevano salati più alti, pensioni, tutela sanitaria, una vita migliore.

Al loro arrivo gli emigrati trovarono una realtà ben diversa, fatta da baracche in comune, razzismo diffuso, promesse non mantenute, orari di lavoro massacranti, lavoro a cottimo, straordinari obbligatori a ritmi sfiancanti, aggiramento delle normative sulla sicurezza sul lavoro. Persino dopo il massacro, non mancò chi, anche nel governo belga, tentò di puntare il dito contro gli italiani “imbecilli e fannulloni” e si appellò a quella “tragica  fatalità” che, allora come oggi, serve a cancellare le responsabilità umane.

Non a caso per il massacro di Marcinelle non ha mai pagato nessuno; eppure le cause affondavano proprio nell’organizzazione del lavoro, nei ritmi orari, nell’ipersfruttamento dei minatori, nelle loro condizioni di salute, nella necessità di rischiare per guadagnare una lira in più da spedire a casa, nell’assenza dei diritti politici e sindacali.

Quei minatori morti a Marcinelle non erano tecnicamente dei “clandestini”, ma lo erano nei fatti, perché privati della possibilità di ribellarsi e di contrattare il presente e il futuro. Quei minatori erano simili a chi oggi raccoglie i pomodori in Italia o è costretto ai lavori più umilianti per poter sopravvivere, tra di loro corre il filo rosso che unisce chi ha subito emarginazione e razzismo.

Allo stesso modo un lungo filo nero unisce che ieri disprezzava i migranti italiani “senza diritti italiani” ed oggi disprezza i “senza diritti” di ogni fede arrivati in Italia.