Addio al tirocinio formativo attivo. La novità sarà presentata nei prossimi giorni dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini che illustrerà il piano nazionale di formazione dei maestri e dei professori. Un’anteprima di ciò che vedremo al termine dei lavori sui decreti delegati previsto come da legge entro il prossimo mese di gennaio.

Intanto mercoledì l’inquilina di viale Trastevere renderà pubbliche le linee guida sull’utilizzo dei quaranta milioni per la formazione in servizio stanziati dal Governo e l’ultimo ciclo di Tfa sulle classi di concorso esaurite. I bene informati assicurano che non ve ne saranno più di tirocini formativi attivi: il ministero ha deciso di metterci una pietra sopra. In realtà cambierà tutto il sistema d’accesso alla scuola per chi ha deciso di fare l’insegnante. Ci sarà un concorso dopo la laurea che immetterà gli insegnanti in un percorso di tre anni: il primo sarà fatto di teoria sulla didattica in collaborazione con gli atenei, gli altri due anni tirocinio in una scuola.

Secondo i principi direttivi contenuti in delega non saranno più gli insegnanti a pagare l’abilitazione ma saranno i docenti ad avere una remunerazione durante il tirocinio. Il meccanismo è allo studio dei tecnici del ministero ma ciò che è certo è che ci troveremo di fronte ad una “graduale assunzione” e chi vincerà il concorso non potrà più pensare di avere subito un contratto a tempo indeterminato. Dovrà prima “lavorare” facendo esperienza. La conferma arriva dalla senatrice Francesca Puglisi: “Dopo il concorso, a seguito dello scorrimento delle Gae, dovremo andare a vedere la fotografia dei bisogni della scuola e degli insegnanti e andremo ad individuare nuove soluzioni. Il Governo sta vagliando l’ipotesi di un tfa solo nelle classi di concorso esaurite. Non vogliamo continuare a far proliferare precariato non abilitato. Chi lavora a scuola deve avere la patente di insegnante in mano: il miglior laureato in matematica non è il miglior insegnante. C’è molta pressione da parte dei precari di terza fascia. L’intento è quello di dare un’opportunità man mano che i decreti attuativi vanno avanti”.

Per coloro che sono già abilitati, invece, non resterà che attendere i nuovi concorsi. Siamo di fronte ad un cambiamento radicale che scontenterà qualcuno e farà felice molti altri docenti che non saranno più costretti a spendere soldi per il tirocinio di formazione attiva, un vero e proprio corso universitario in cui esiste l’obbligo di frequenza. Un percorso giudicato da molti troppo dispendioso e stressante: per accedere al tfa il candidato deve prima superare un test preselettivo riferito alla propria classe di concorso. Tutti i candidati che superano tale test di scrematura possono poi iniziare a seguire il corso che ha una durata annuale. Il corso consiste in 1.500 ore e al termine tutti i candidati devono sottoporsi ad un esame finale. Solo i candidati che riescono a superare questo esame finale, possono in questo modo conseguire il titolo di abilitazione all’insegnamento.