“Monache di clausura non si perdano su Facebook”. È il monito rivolto da Papa Francesco nella sua nuova costituzione apostolica sulla vita contemplativa femminile Vultum Dei quaerere. “Nella nostra società – scrive Bergoglio – la cultura digitale influisce in modo decisivo nella formazione del pensiero e nel modo di rapportarsi con il mondo e, particolarmente, con le persone. Questo clima culturale non lascia immuni le comunità contemplative. Certamente questi mezzi possono essere strumenti utili per la formazione e la comunicazione, ma vi esorto a un prudente discernimento affinché siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione dalla vita fraterna in comunità, né danno per la vostra vocazione, né ostacolo per la vostra vita interamente dedita alla contemplazione”.

Già ai giovani il Papa aveva detto: “Non perdete tempo con le chat su internet e con i messaggini del telefonino: non usate male la vostra libertà (leggi)”. Francesco, sempre più “social”, dopo aver fatto suo il profilo Twitter inaugurato da Benedetto XVI, @Pontifex, presente in 9 lingue, che ha raggiunto recentemente i 30 milioni di follower, è sbarcato da alcuni mesi anche su Instagram (leggi) dove ha inviato la prima benedizione di un Papa sui social (leggi). Ma Bergoglio ha fatto anche di più iscrivendosi alla prossima Giornata mondiale della gioventù che si terrà a Cracovia dal 26 al 31 luglio prossimi grazie a una App presente su un iPad durante un Angelus in piazza San Pietro (guarda). E per l’inizio della Quaresima del Giubileo il Papa ha inviato un audio messaggio ai giovani via Telegram (leggi).

Due le decisioni principali di Bergoglio presenti nella nuova costituzione sulla vita contemplativa femminile. La prima riguarda il lavoro: “Anche se alcune comunità monastiche possono avere delle rendite, in accordo con il diritto proprio, non si esimano comunque dal dovere di lavorare. Per le comunità dedite alla contemplazione, il frutto del lavoro non abbia soltanto lo scopo di assicurare un sostentamento dignitoso ma anche, quando possibile, di sovvenire alle necessità dei poveri e dei monasteri bisognosi”. La seconda riguarda la cosiddetta “tratta delle novizie” contro la quale il Papa si era già scagliato duramente (leggi): “Nonostante la costituzione di comunità internazionali e multiculturali manifesti l’universalità del carisma, si deve assolutamente evitare il reclutamento di candidate da altri Paesi con l’unico fine di salvaguardare la sopravvivenza del monastero”.

“Meno male che queste sono quelle di clausura, figuriamoci le altre”, aveva ammonito il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe quando le religiose della sua arcidiocesi avevano letteralmente accerchiato il Papa in visita nel Duomo partenopeo (guarda). Erano state poi bacchettate anche da Luciana Littizzetto: “Non si capisce se le suore di clausura erano tutte intorno al Papa perché non avevano mai visto un Papa o non avevano mai visto un uomo” (leggi). Battute a parte, Bergoglio ha voluto rimettere un po’ di ordine nella vita monastica. Da Francesco un secco no ai conventi che diventano veri e propri ospizi. “All’autonomia giuridica – precisa Bergoglio – deve corrispondere una reale autonomia di vita, che significa: un numero anche minimo di sorelle, purché la maggior parte non sia di età avanzata”. E qualora non sussistano questi requisiti il Papa indica due possibilità: “Mettere in atto un processo di accompagnamento per una rivitalizzazione del monastero, oppure per avviarne la chiusura”. Francesco ha stabilito anche che “inizialmente tutti i monasteri dovranno far parte di una federazione”. Bergoglio, infine, offre la possibilità a ogni monastero “di chiedere alla Santa Sede quale forma di clausura vuole abbracciare, qualora si richieda una forma diversa da quella vigente”.

Twitter: @FrancescoGrana