Ponte Morandi, Autostrade chiede scusa dopo 8 anni e alla vigilia della sentenza: “Dovevamo farlo prima”. Parenti delle vittime: “Sbigottiti, è uno spot”
A quasi otto anni dal crollo del Ponte Morandi a Genova che provocò la morte di 43 persone e alla vigilia della sentenza di primo grado, Arrigo Giana, l’ad di Autostrade per l’Italia, il concessionario che gestiva la struttura, rompe il silenzio della società e in una lettera chiede scusa ai familiari delle vittime. “In queste ore – scrive l’ad nella lettera – siamo in attesa della sentenza di primo grado con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani”. L’ad ricorda di essere stato “uno dei milioni di cittadini che si trovava “attonito davanti agli schermi della televisione”. In quegli istanti, prosegue, “il pensiero di tutti correva alle vittime innocenti, alle loro famiglie irreparabilmente distrutte, ai feriti assistiti da eroici soccorritori”. Ma nei giorni successivi “continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita”.
“Le azioni e le scelte di alcuni – sottolinea – hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità”. Per Giana “Autostrade per l’Italia preserva la sua storia e il suo nome anche per custodire la memoria di quanto accaduto il 14 agosto 2018 come monito costante, anche se oggi questa azienda è altro rispetto ad allora. Un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori”.
Il nuovo corso, sostiene Giana, ha deciso di rompere il silenzio “ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore“.
Parenti che si dicono ora “sbigottiti” per scuse “che dovevano essere fatte a sue tempo”. “Avevamo già sentito scuse tardive da parte dell’ad Tomasi pressato dalla giornalista – scrive in una nota Egle Possetti, presidente del comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi – oggi le sentiamo dal nuovo Ad pressato dalla sentenza imminente; evidentemente gli Ad di questa società parlano di scuse solo sotto la pressione degli eventi. Le scuse, come ben sapete, dovevano essere fatte a suo tempo, ma nessuno le fece, i nuovi amministratori che via, via si apprestano a dirigere la società forse dovrebbero fare le scuse non appena nominati, spiegando però insieme alle scuse il loro piano dettagliato e molto convincente che vada in direzione opposta alla gestione pre crollo, le scuse non bastano occorrono sempre i fatti conseguenti”. “Umilmente mi permetto di dare un piccolo consiglio, dovrebbero anche provare a ricercare dei metodi comunicativi più efficaci, penso non sarebbe una cattiva idea. Una buona comunicazione unita a fatti concreti consentirebbe di acquisire nel tempo credibilità e renderebbe inutile emettere comunicati spot di scusa”, conclude la presidente del comitato.
Quella in programma domani 16 luglio sarà la 284esima udienza, e segnerà il primo verdetto del processo per il crollo del 14 agosto 2018. L’udienza inizierà alle 9 nell’aula magna del tribunale di Genova, dove si erano svolte le prime fasi del dibattimento prima del trasferimento nella tensostruttura allestita all’ingresso del palazzo di giustizia durante la pandemia e rimasta sede del processo fino all’udienza del 29 giugno scorso. Complessivamente la procura ha chiesto condanne per circa 400 anni di carcere. L’imputato principale è l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, per il quale i pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi – subentrato a Massimo Terrile, nel frattempo andato in pensione e recentemente scomparso – hanno chiesto una condanna a 18 anni e 6 mesi di reclusione. Castellucci è detenuto nel carcere di Opera, dove sta scontando la condanna definitiva a sei anni per la strage del bus di Avellino. Dopo Castellucci, la pena più elevata è quella richiesta per Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, pari a 15 anni e 6 mesi, seguito da Gabriele Camomilla, direttore centrale delle Manutenzioni, con 14 anni.