Il Senato a voto segreto ha salvato Silvio Berlusconi dall’uso delle intercettazioni con le “Olgettine” per il processo Ruby Ter. I favorevoli sono stati 120, i contrari 130 e 8 gli astenuti. Palazzo Madama ha così stravolto la decisione della giunta per le immunità parlamentari che il 26 aprile scorso si era espressa per il via libera all’utilizzo delle 11 conversazioni tra l’ex Cavaliere e Iris Berardi e Barbara Guerra come prova a suo carico.

In Aula le proteste del Movimento 5 stelle hanno spinto il presidente Pietro Grasso a sospendere la seduta. Al termine del voto sono partite le polemiche: decisive sono state le assenze, ma Pd e M5s si sono accusati a vicenda. l dem hanno detto che Berlusconi è stato salvato dai grillini “come la Lega Nord fece con Craxi nel 1993″. I 5 Stelle hanno replicato sostenendo che il patto del Nazareno è risorto e che “la prima gallina che canta ha fatto l’uovo”. Hanno festeggiato invece i senatori di Forza Italia, ma anche i verdiniani: “Siamo fieri di aver contribuito in modo compatto al risultato di un voto che ha cambiato verso alla deriva giacobina di questo Senato”.

Decisivi gli assenti: 13 senatori Pd, 5 M5s e 6 Ncd
A fare la differenza sono state le assenze in Aula. Forza Italia e la Lega Nord presenti e votanti in modo compatto, a pesare sono stati i banchi vuoti degli altri partiti. Tredici gli assenti tra i democratici, cinque del M5s, sei di Ncd, 2 di Scelta civica, quattro senatori a vita, uno della Lega Nord, uno di Gal, due del Psi, uno dell’Italia dei valori, uno dei Verdi e uno del gruppo Misto. Per il Pd non erano in Aula a votare alcuni nomi pesanti: risultano nella lista dei mancanti le ministre Roberta Pinotti e Stefania Giannini, ma anche i sottosegretari Marco Minniti e Filippo Bubbico. Non c’erano poi alcuni esponenti della sinistra Pd come Lucrezia Ricchiuti, Felice CassonMiguel Gotor e Albano Donatella. Assenti anche i grillini Bruno Marton, Vito Crimi, Mario Giarrusso, Elena Fattori e Luigi Gaetti. Non c’erano infine i sottosegretari Benedetto Della Vedova (Scelta civica) e Simona Vicari (Ncd). Tra i nomi elencati alcuni erano impegnati nella missione della commissione Antimafia (Ricchiuti, Giarrusso, Gaetti ad esempio).

A chiedere il voto segreto, oltre ad esponenti di Forza Italia e di Ncd, sono stati anche 4 senatori del Pd: Marco Filippi, Annamaria Parente, Francesca Puglisi, Mario Morgoni. Questi hanno poi detto di aver commesso un errore nella concitazione del momento. Tra loro risulta anche uno del M5s, Alberto Airola, che ha dichiarato di essersi sbagliato chiedendo che il suo nome venisse cancellato. Oltre a due parlamentari del gruppo di maggioranza delle Autonomie: Franco Panizza e Claudio Zin. Uno solo della Lega: Nunziante Consiglio.

Secondo il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri proprio l’analisi dei presenti e la conta dei voti dimostrano che non c’è stato nessun inciucio. “Sono tutti fuori strada”, ha detto. “È chiarissimo chi sono stati i 130 che hanno votato contro questo ennesimo abuso ai danni di Berlusconi e gli 8 che si sono astenuti. I gruppi dell’area di centrodestra hanno espresso 107 voti. Gli altri 31 sono facilmente reperibili nel gruppo delle autonomie e nel gruppo misto. Dopo di che nel Pd ci sarà stato qualcuno, tutt’altro che renziano, che forse ha voluto esprimere un voto contro Renzi e in più qualche sincero garantista. Ma questi ultimi saranno stati quattro o cinque e si capisce anche chi siano. Gli esperti di politica e di parlamento sanno benissimo com’è andata questa votazione”.

Pd: “Le manovre sporche dei 5 stelle”. M5s: “Il patto del Nazareno è risorto”
Il riavvicinamento di un pezzo di Ncd, vedi il caso Schifani, a Silvio Berlusconi ha avuto un immediato e benefico effetto positivo per l’ex Cavaliere, alle prese con il terzo filone del caso Ruby. Con dieci voti di scarto l’Aula di Palazzo Madama ha bocciato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni da parte dei giudici. A pochi minuti dall’annuncio, il Pd in blocco ha scelto di attaccare i 5 stelle indicandoli come responsabili della decisione. “Le manovre sporche dei 5 stelle”, ha detto il senatore Pd e sottosegretario Luciano Pizzetti, “salvano Berlusconi con il voto segreto. Come la Lega salvò Craxi nel 1993. Parlano di moralità ma agiscono nell’ombra”. L’accusa di Laura Cantini è andata oltre: “Forza Italia ha fatto votare 5 Stelle a Roma e Torino, il M5s oggi ha ricambiato il favore, salvando Berlusconi. Alla faccia degli elettori e della coerenza”. Subito dopo il voto su Berlusconi, l’Aula si è espressa per rinviare il voto sull’immunità al senatore grillino Mario Giarrusso, assente in Aula: M5s e Fi si sono schierati a favore. Tanto è bastato al Pd per parlare di un asse: “Ringraziamento per il voto su Berlusconi?”, ha scritto Roberto Cociancich. I grillini hanno respinto tutte le accuse: “La prima gallina che canta ha fatto l’uovo”, ha detto il senatore M5s Nicola Morra. E sull’affare Giarrusso il gruppo al Senato ha commentato: “Il voto è stato solo posticipato per l’assenza dell’interessato e noi siamo pronti a esprimerci a favore del processo a suo carico. Di quale accordo stiamo parlando?”.

Lo scambio di accuse reciproche è andato in scena soprattutto sui social network e a suon di comunicati stampa preparati in fretta al termine del voto. Il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Luigi Zanda ha detto di essere sicuro della buona fede dei “suoi: “Sono certo”, ha detto, “che il gruppo dem ha votato compattamente a favore. Sono molto meno certo che, nel voto segreto, ci sia stato lo stesso comportamento da parte di gruppi che pur avevano espresso, nel dibattito d’aula, la stessa posizione”. Per i 5 stelle invece è il patto del Nazareno risorto: “Il Pd con il voto segreto salva Berlusconi”, ha detto il capogruppo Stefano Lucidi, “e prova a puntellare la sua sempre più scricchiolante maggioranza. Un modo subdolo, dando la colpa ad altri come già accaduto in altre occasioni, giocato sulla pelle della giustizia, per provare ad assicurarsi anche un comportamento benevolo da parte dei berlusconiani e del loro potente sistema mediatico nel referendum costituzionale. Il patto del Nazareno è risorto”.

Fi: “Si affermano finalmente i principi della Costituzione”. Ala: “Risarcimento microscopico”
Nel caos delle polemiche, chi festeggia è Forza Italia. “Registriamo con soddisfazione”, ha detto il presidente al Senato Paolo Romani, “che si affermano finalmente i principi della Costituzione e del diritto alle garanzie processuali come riconosciuto dal codice di procedura penale. Le garanzie sono un valore non negoziabile e, come l’Aula ha espressamente certificato, devono valere per tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica”. Anche i verdiniani si sono espressi contro l’uso delle intercettazioni e hanno rivendicato il loro ruolo attivo nel salvataggio dell’ex Cavaliere: “Questo rappresenta solo un microscopico risarcimento”, ha detto il vicepresidente vicario del gruppo Alleanza liberalpopolare – Autonomie Riccardo Mazzoni, “rispetto alla somma ingiustizia che fu consumata con la sua espulsione sommaria dal Parlamento. Si è trattato di un voto di libertà di un atto forte di garantismo che ha posto finalmente un argine all’accanimento giudiziario senza fine nei confronti di un grande leader politico. Lo spettacolo dei giustizialisti che si rinfacciano la ‘colpa’ dell’accaduto non ci appassiona per nulla: noi siamo, infatti, fieri di aver contribuito in modo compatto al risultato di un voto che ha cambiato verso alla deriva giacobina di questo Senato”.

Il processo Ruby ter e le intercettazioni tra Berlusconi e Iris Berardi e Barbara Guerra – Le undici intercettazioni tra Silvio Berlusconi e due delle cosiddette ‘olgettine’, Iris Berardi e Barbara Guerra, resteranno comunque agli atti del procedimento cosiddetto ‘Ruby Ter’ ma potranno essere utilizzate dai pm come prove a carico soltanto nei confronti delle ragazze e non dell’ex premier. Il processo vede imputate 31 persone, tra cui lo stesso leader di Forza Italia, Ruby Rubacuori e una ventina di ragazze. Secondo la Procura di Milano, Berlusconi pagava alcuni testimoni mentre si stava celebrando il processo Ruby, finito – per l’ex presidente – con una condanna in primo grado poi annullata definitivamente dalla Corte di Cassazione che lo ha assolto.

Il 16 aprile scorso la Giunta aveva bocciato la proposta del relatore Enrico Buemi di vietare l’uso di tutte le undici intercettazioni e quindi la richiesta del giudice di Milano è arrivata a Palazzo Madama. Per il giudice di Milano, Stefania Donadeo, le undici telefonate “appaiono rilevanti” perché dimostrerebbero le “trattative” per elargire “alle due donne somme di denaro” e regalare loro “immobili” in cambio di una sorta di “lealtà processuale” nei suoi confronti. Si tratta di intercettazioni che risalgono al 2012, quando Berlusconi era ancora senatore, e che sono state effettuate in un’altra indagine con al centro una presunta truffa su finanziamenti pubblici, archiviata. Tuttavia, quelle telefonate erano poi state recuperate dagli inquirenti ed inserite nel fascicolo Ruby ter. Il giudice nel provvedimento chiariva che sono conversazioni cosiddette “casuali”, ossia i pm non potevano prevedere “che si sarebbe intercettato il Parlamentare” e quindi non avevano l’obbligo di chiedere all’epoca l’autorizzazione al Parlamento.

“Non dovrebbero esservi elementi ostativi” all’autorizzazione da parte del Parlamento affinché entrino nel procedimento, anche perché Berlusconi, nel frattempo, “è stato dichiarato decaduto” dalla carica. Nelle nove pagine della richiesta al Senato il gip ricostruiva anche alcuni passaggi delle telefonate intercettate tra l’aprile e l’agosto del 2012 “nel pieno svolgimento nell’istruttoria dibattimentale relativa ai processi” sul caso Ruby. Conversazioni nelle quali alle “pressanti richieste” delle due giovani, in passato ospiti delle serate ad Arcore, “di adempimento degli obblighi di dazione di quanto promesso”, Berlusconi “subordina” il loro “atteggiamento processuale”. L’ex Cavaliere, infatti, chiese “esplicitamente a Barbara Guerra di convincere Iris Berardi a revocare la costituzione di parte civile” e nella telefonata del 12 aprile 2012 la showgirl “confermava a Berlusconi che avrebbe messo ‘i suoi buoni uffici’ per convincere ‘la matta'”, ossia Berardi, “ad abbandonare la strada scelta”. E dal diario della brasiliana, si legge ancora nel provvedimento, “si evince ancor più quanto e perché Berlusconi dovesse temere la deposizione testimoniale della stessa, atteso che vi si fa esplicito riferimento ad una relazione di tipo prostitutivo tra i due quando la Berardi era ancora minorenne”.

Le due ‘olgettine’, dopo essersi costituite parti civili nel processo Ruby bis a carico di Fede, Mora e Minetti, ritirarono la loro costituzione. E nelle intercettazioni, come scriveva il gip, Berlusconi “non esitava ad ordinare alla Guerra” di revocarla, chiamando la revoca “quella cosa li'”. Tanto che le due ragazze “sono state poi destinatarie, a titolo di comodato gratuito (…) di due ville del valore di circa un milione di euro l’una“. E Se Guerra continuava nelle sue pressanti richieste di soldi anche per “potersi consentire una ‘meritata’ vacanza di un mese”, Berardi, il 15 maggio 2012, rifiutava la proposta di Berlusconi di un lavoro da “centralinista” perché “non era disposta a lavorare per mille euro al mese“. E il 22 giugno l’ex premier prometteva anche “alla Berardi un aiuto economico per l’acquisto di un pulmino”.