Angelino Alfano stoppa la legge sulla tortura, in discussione al Senato. “Dovrà essere rivista dalla Camera“, afferma il ministro dell’Interno, secondo il quale le modifiche sono necessarie “per evitare ogni possibile fraintendimento riguardo l’uso legittimo della forza da parte delle forze di Polizia“. Precisa Alfano: “Non è ovviamente in ballo il tema del reato di tortura bensì il rischio di una sua dilatazione per via interpretativa giurisprudenziale, che possa produrre compressioni all’operatività” delle forze di polizia. Perché le donne e gli uomini in divisa “stanno facendo un lavoro eccellente, che non può avere il freno derivante dall’ansia psicologica o dalla preoccupazione operativa in un contesto complesso nel quale dovrebbero venire a trovarsi”.

Se l’iniziativa del leader Ncd riceve il plauso dei sindacati di polizia, Sinistra italiana va all’attacco con Loredana De Petris: “Ancora prima che la legge sul reato di tortura sia approvata al Senato, Alfano già chiede di modificarlo alla Camera, in modo che poi debba tornare di nuovo al Senato. L’intenzione palese è quella di affossare questa legge, richiesta dai criteri minimi di civiltà e anche dalla spesso sbandierata Europa”. Un tentativo “molto grave”, sottolinea la parlamentare, “voglio sperare che il Pd, il ministro della Giustizia Orlando e lo stesso presidente del consiglio Renzi abbiano il coraggio e la dignità di respingere questo ricatto”.

Tra i sindacati di polizia che invece approvano l’operato del capo del Viminale c’è il Siulp: “E’ la risposta che le donne e gli uomini della Polizia di Stato e di tutte le Forze di polizia si aspettavano”, scrive in una nota Felice Romano, segretario generale. “L’introduzione del reato di tortura come elemento di emancipazione del nostro ordinamento giuridico – continua – non può rappresentare, neanche lontanamente, l’occasione per creare equivoci o fraintendimenti riguardo l’obbligo per gli Operatori di polizia di utilizzare la forza per contrastare la violenza nel pieno adempimento del loro dovere”.